Antonio Latini

Antonio Latini





L’importanza di essere Antonio Latini

di Beatrice Cesaroni

 

Eccolo, è tutto per voi. Dite la verità: questo volto non vi è nuovo. Anzi, sapete benissimo di chi si tratta: lo riconoscereste ovunque, non è vero? Probabilmente sì, anche perché è uno di quelli che lasciano il segno alla prima occhiata. Su quel rubicondo “faccino” quasi sempre sorridente, non spiccano rughe o segni del tempo, come si converrebbe a quello di un giovincello classe 1931 (ops… scusate l’indelicatezza!), ma una evidente, inequivocabile voglia di vivere. Stiamo, ovviamente, parlando di Antonio Latini, uno dei fiori all’occhiello del nostro piccolo- grande paese.

La sua incomparabile grinta si è subito manifestata per le vie di Melano, non appena, quel lontano 5 febbraio di 77 anni orsono (ma sì! Smascheriamolo per bene, tanto in molti non ci crederanno nemmeno, viste anche le “notevoli abilità matematiche” della sottoscritta… ndr) ha fatto per la prima volta capolino nel mondo questo generoso ometto. Da bambino tranquillo a fratello premuroso e paziente di tre pestiferi fanciulli (Leandro, Lauro, Giovanbattista, meglio noto come Gianni) e di una piccola donzella (Loretta), si è sempre contraddistinto per il suo senso del dovere e per l’incredibile intraprendenza, tanto fra le mura domestiche, quanto fuori.

Ma, in effetti, rimane alquanto difficile per le nuove generazioni immaginarselo in tempi tanto lontani. E allora, lasciamo questo giovane Tonino a dividersi tra gli studi classici (diplomato al Liceo nel 1949) e le sue più grandi passioni (la caccia su tutte) e andiamo a conoscere il politico e l’uomo che iniziavano a coesistere in quello stesso animo dal…1946. Ma come? Di già? Dev’esserci un errore! Nient’affatto, signore e signori. Era ancora un ragazzino, il futuro Sindaco di Fabriano, quando ha deciso di intraprendere la carriera politica: appena quindicenne, sapeva il fatto suo nell’ambiente della DC e in quello diocesano dell’ACR. Poco dopo,  combatteva strenuamente nella campagna elettorale del ’48 andando incontro a testa alta ad aggressioni fisiche, nonché psicologiche, che tuttavia non scalfirono minimamente il suo spirito battagliero, né tantomeno la fede nei suoi ideali. Ma la svolta arrivò quattro anni più tardi, quando il sen. Aristide Merloni, l’allora Primo cittadino, gli affidò l’incarico di assessore allo sport del comune di Fabriano: da quel momento, tra incarichi amministrativi, politici e sociali, nessuno è più riuscito a schiodarlo dal centro politico della città della carta, ma evidentemente non si accontentò. Perché di lì a poco per lui si sarebbero aperte le porte della segreteria provinciale della DC (1956-58)  e della Confartigianato di Ancona (1958-63), dell’ispettorato regionale dell’INIASA (1964-70) e tanto, troppo altro ancora per non rischiare di morire di noia.

Insomma, sta di fatto che nel 1970 è riuscito finalmente nell’impresa: diventare niente di meno che Sindaco di Fabriano. Ed è rimasto incollato alla poltrona per ben 8 anni!!! La chiusura, naturalmente in bellezza, nel 1980, come consigliere provinciale. Vi assicuro che non rientrò nel budget la somma elargita in “scolla - tutto” per tirarlo via! Ma ammettiamolo: la città e le frazioni (tutte, Melano in primis), ne hanno beneficiato alla grande. E non solo per le imponenti azioni di svecchiamento che promossero a pieni voti l’operato delle giunte di cui fu a capo, ma soprattutto per i valori che mise in campo. Da quel periodo si possono ricavare indicazioni fondamentali sulla vita di quest’uomo che segnò tanto la storia della politica locale, ma anche la vita quotidiana un po’ di tutti, con abnegazione, senso di responsabilità, altruismo, innovazione nel rispetto della tradizione, affetto. Eh si, perché se è vero che nella politica “estera” aveva da fare giorno e notte, in quella  interna, invece, c’erano sempre tuoni, fulmini e saette. Volete sapere perché? Ma come? Non ve la immaginate una vita dietro a due piccoli serafini con la coda da Belzebù sotto i vestiti (è proprio vero che l’abito non fa il monaco!) come Rita e Luca Latini? Chi avrebbe potuto tenere la disciplina a due sventole tali, se non la… vergara Maria? Sissignori, avete capito bene: il battipanni di casa, o scettro che sia, lo deteneva la signora Minelli, professione casalinga, che in assenza del marito provvedeva alla rigida educazione dei pargoli. A quanto pare, dunque, il ministero dell’interno era affidato ad interim a… secundi.

Tuttavia, nemmeno in casa è mai mancato l’apporto, più che altro morale e affettivo, di questo uomo in carriera, dipinto come padre e marito dolce e generoso (nonostante la sua riservatezza gli abbia impedito di darlo troppo a vedere).

Altri lavori amministrativi? Certo che sì: pensavate davvero che fosse così “sfaticato”? Era anche addetto al ministero dell’Agricoltura, essendo impiegato presso il Servizio Decentrato Agricoltura-Foreste e Alimentazione della Regione Marche. E giù fatiche, manco fosse Ercole!!! Per non parlare del settore “opere pubbliche”! Non solo quelle della città (palazzetti e piscine, campi da calcio, istituzione di una sezione dell’archivio si stato, della dogana, del laboratorio regionale di igiene e profilassi… talmente tanti che a rivenderli ci si farebbero miliardi) ma soprattutto quelle relative ai lavori di casa... Dev’essere buffo immaginarsi un tipo distinto, abitualmente in giacca e cravatta, con la cazzuola tra le mani e il cappellino da muratore impiantato sul capoccione e la fascia da sindaco in vita… Quante volte l’avrà dovuta stringere, quella fascia, la mogliettina… E’ già, perché lo conoscete tutti Tonino in veste di amico: è notoriamente un buongustaio e oltre che investire per gli altri, non perde occasione per investire per la propria pancia (naturalmente in compagnia!!!). Siamo seri: non è praticamente possibile non riconoscere che ha un  cuore enorme, un altruismo impagabile, un amore per la vita e per il prossimo che vanno oltre ogni limite. Coerentemente con le sue scelte giovanili legate alla DC, ha sempre accettato di prendere sulle sue spalle i problemi di tutti, non accontentandosi di regalare un sorriso, ma cercando di dare un aiuto concreto ad ogni persona che gliene chiedesse. Ma non consiste solo in questo il fascino di Tonino. Ciò che lo rende davvero grande, è il suo essere il solido pilastro di un ampio sistema che sta lentamente sviluppando i suoi rametti, la stella polare di un universo in continua espansione, un microcosmo sempre pieno di nuove esigenze: il paese come la famiglia. E lui continua a dare tutto, senza pretendere nulla in cambio. Un modo come un altro per esorcizzare quella sorte, che a dire il vero non sempre gli è stata favorevole come potrebbe pensare. Ed è un miracolo vedere come, dopo i tanti problemi cardiaci che lo hanno tormentato, si possa ancora permettere tranquillamente di prendere a schiaffi  le difficoltà quotidiane, ironizzando su tutte quelle piccole sconfitte che schiaccerebbero il giovane più spensierato come se fosse una pulce e ignorando le ingratitudini che alcuni illustri personaggi hanno riversato e tuttora continuano a riversare sulla sua figura di politico ideale. E’ innegabile: l’invidia gioca spesso brutti scherzi, soprattutto a chi non riesce ad eguagliare l’amore che questo signore ha sempre nutrito per questo angolo di mondo, impegnandosi con tutte le sue forze per migliorarlo (e ottenendo risultati notevoli). Noi possiamo solo ringraziarlo, rendere onore a tutto quello che ha fatto e continua a fare ogni giorno col cuore in  mano, anche per questo piccolo paese di collina.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, lui ne è la prova autentica. Ed è questa la sua responsabilità più grande: chiamarsi Antonio Latini.

 
Immagini di repertorio del giovane Sindaco Antonio Latini e stretta di mano al Senatore Dosi (sullo sfondo Francecso Merloni)

   






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