8a lezione

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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:47

CORSO BIBLICO 2007/08




8a Lezione, Martedì 15 Gennaio 2008


 

Giovanni Battista?

L’Amico dello Sposo

Matteo 3,1-12

Predicazione di Giovanni il battista

=(Mc 1,2-8; Lc 3,1-18) At 19,4 (Gv 1,6-8; 15-37)


1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri"». 4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano
accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: "Abbiamo per padre Abraamo"; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo. 10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco. 11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

 

Se consideriamo la Bibbia come una grande storia d’amore tra  Dio e l’Umanità, Giovanni è colui che introduce nella scena di queste nozze lo Sposo, cioè Dio. Giovanni è considerato il precursore, colui che chiude l’Antico Testamento e apre al Nuovo introducendo la figura di Gesù. Questo personaggio che smette di fare ciò che faceva abitualmente (il carpentiere) per iniziare una nuova vita, la vita di salvezza per cui era stato concepito e per cui era venuto miracolosamente al mondo. Come sempre la domanda è:  Chi è Gesù? La presentazione di Giovanni è sempre in quest’ordine sull’identità di Gesù. Parlare di Giovanni è come alzare un sipario per incominciare la prima scena di questa storia che si chiama Vangelo. Per Matteo qui inizia “Ufficialmente” il Vangelo, la bella notizia che sta per compiersi una festa, di nozze, tra Dio e l’umanità. Nel matrimonio ebraico erano gli amici che accompagnavano i due sposi ad incontrarsi e anche qui è Giovanni ad introdurre Gesù. Giovanni è inquadrato come il nuovo Mosè che dal deserto accompagna il popolo alla terra promessa. È il nuovo profeta Elia che richiama con forza e rudezza l’attenzione del popolo alla sua condotta e a come deve essere velocemente cambiata. Gesù e Giovanni sono presentati contemporaneamente, con la stessa modalità e sullo stesso piano umano (Il “convertitevi…” di Giovanni e di Gesù)  si accentua la infinita superiorità di Gesù rispetto Giovanni quando si mostra che il battista non ha il diritto nemmeno di portare (sciogliere) i sandali del cugino. La conversione,  il ravvedimento, il cambiamento di mentalità, più che di usanze, indicano che il Regno a cui si tende non è quello degli uomini, ma quello dei cieli. Quindi un regno spirituale, non disincarnato, ma che va al di là della salvezza politica che il popolo attendeva dal Messia. Gesù è fuori di quest’ottica, è un matrimonio nuovo, una conversione nuova. Giovanni predica nel deserto, luogo che rimanda all’Esodo. C’è un richiamo anche ad Osea, alla sua profezia in Os 2,16 : “Quel giorno avverrà», dice il Signore, «che tu mi chiamerai: "Marito mio!" e non mi chiamerai più: "Mio Baal!”. Così come Geremia al 2,2-3 «Va', e grida alle orecchie di Gerusalemme: "Così dice il Signore Io mi ricordo dell'affetto che avevi per me quand'eri giovane, del tuo amore da fidanzata, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. Israele era consacrato al Signore, egli era le primizie della sua rendita; tutti quelli che lo divoravano si rendevano colpevoli, e la calamità piombava su di loro", dice il Signore.»  Giovanni si “maschera da Elia” 2 Re 2,8 “Quelli gli risposero: «Era un uomo vestito di pelo, con una cintura di cuoio intorno ai fianchi». E Acazia disse: «È Elia il Tisbita!”. Giovanni è descritto come uno estremamente severo, quasi perfido, ma questo indica all’imminenza del regno di Dio, c’è necessità di cambiare e subito. I farisei e gli scribi vengono indicati come delle vipere, che tradotto vuol dire figli del serpente, lo stesso serpente (vipera) tentatore, furbo, che ti coglie di sorpresa. Questi signori, persone molto religiose, sono considerate parenti del tentatore, del diavolo, perché vogliono un matrimonio vecchio stile, basato sulle regole ma non sull’amore, sulla legge, ma non sulla motivazione nuova portata da Gesù. Questo scontro durerà per tutto il vangelo. La Chiesa intesa come la novità verrà sempre attaccata dalla vecchia modalità di concepire e vivere la religione fondata sull’osservanza dei comandamenti più che sull’amore a Gesù nelle persone. Con Gesù, ci indica Giovanni, non conta appartenere, essere di quel popolo per dirsi credenti, ma l’appartenenza è  alla fede in Gesù. In lui ci s’innamora di Dio e per  vivere questo amore con un comportamento che ne esprima l’esistenza. Anche una pietra è ebrea perché sta in terra promessa, un cristiano invece non ha terra, perché la fede è nel suo cuore, nelle sue scelte, non nella geografia. Un cristiano è cittadino del mondo ma straniero ovunque, perché la propria patria è in Gesù nei cieli (Didaché). Giovanni è inferiore a Gesù come e più di uno schiavo, al quale non era chiesto di togliere i sandali del padrone, l’importanza di Gesù è tale che Giovanni non è degno di toccarli! 

Conclusioni: Giovanni è l’amico dello Sposo perché prepara la festa, ripulendo, ordinando e facendo compiere alla storia quell’ultima  svolta necessaria per iniziare questo nuovo rapporto con Dio basato sull’amore e non sulle regole. Svolta dell’umanità che prevede l’attenzione e la carità per le persone e non solo l’osservanza sine lettera della Torah. La Storia cambierà quando si cambierà il vecchio modo di rapportarsi con Dio: l’amore insegnato da Gesù! Tutto in Giovanni è un simbolo che induce a questo cambiamento, a questa preparazione veloce, pronta, senza tanti ripensamenti. Si rischia di perdere l’occasione del passaggio di Gesù e dell’incontro decisivo con lui. Questo sposalizio ha inizio con il Battesimo si compirà nelle nozze della croce e si attuerà nella prole della Chiesa. La fedeltà di Dio è indiscussa. Oggi siamo noi ad essere gli invitati a questo matrimonio con Dio, a innamorarci di Dio partendo dalla sua parola. Una novità che nasce dalla religione fondata sull’amore e non più sul comportamento, che ne diviene una conseguenza. Dell’incontro definitivo con il Signore non sappiamo la data ma sappiamo che ci sarà e allora ci prepariamo come ci si prepara per un matrimonio che resta, anche oggi, la festa più importante per una persona e la sua famiglia. Accogliere il grido dell’amico che ci dice che Gesù sta arrivando e ci mettiamo all’opera per cambiare, di vagliare tutto della nostra vita come sull’aia si puliva la pula al vento, lasciare l’essenziale. Il Battesimo di conversione da noi già ricevuto da piccoli deve essere riqualificato riscoprendo il Vangelo e compromettendosi con la storia, migliorandola. Accogliere lo Spirito Santo, riempirci della sua presenza significa diventare pieni di valori grandi e poi realizzarli in prima persona. Testimoniare prima che parlare. Non allunghiamo i tempi, il giudice è pronto a pesare, il giudice è la nostra stessa coscienza, è la nostra stessa vita che viene pesata sull’amore di cui sappiamo riempirla. Sull’amore saremo giudicati non sulle le regole che abbiamo saputo applicare. Facciamo dunque anche noi frutti degni di conversione. Il Battesimo è come un innesto. L’innesto di Gesù in noi funzionerà quando vedremmo i frutti. Quando ci sentiamo dire dagl’altri:  “è cambiato, non fa più come prima, è migliore!”


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