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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:48

Dal Vangelo secondo Matteo 10,1-15


Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di
scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque
infermità. 2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di
Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso
e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il
Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani,
6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa
d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8
Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate
i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
9 Non provvedetevi d’oro, né d’argento, né di rame nelle vostre
cinture, 10 né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari,
né di bastone, perché l’operaio è degno del suo nutrimento.
11 In qualunque città o villaggio sarete entrati, informatevi se vi sia
là qualcuno degno di ospitarvi, e abitate da lui finché partirete. 12
Quando entrerete nella casa, salutate. 13 Se quella casa ne è degna,
venga la vostra pace su di essa; se invece non ne è degna, la vostra
pace torni a voi. 14 Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre
parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere
dai vostri piedi. 15 In verità vi dico che il paese di Sodoma e di
Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di
quella città.

Corso Biblico 20/08

Siamo all’inizio del secondo dei cinque “discorsi” di Matteo, quello della missione.
Gesù, il nuovo Mosè, continua a portare a compimento (Mt 5,17) la
legge antica inviando i cittadini del nuovo Regno non a giudicare (Gv 3,17s;
Mt 11,4-5), ma a liberare il suo popolo da ogni sorta di malattia e infermità,
come fa lui. Questo invio in missione avviene durante la vita pubblica di
Gesù. Ce ne sarà poi un altro, solenne e universale, dopo la risurrezione (Mt
28,18-20). I dodici apostoli, in continuità e rottura con le dodici tribù di Israele,
sono chiamati a raccogliere le speranze del vecchio Israele che assomiglia
ad un popolo sfinito, come un gregge senza pastore (Mt 9,36).
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti
immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
Questa chiamata dei dodici in Matteo non è come in Mc 3,13-15 e in Lc
6,13. Non è un resoconto della loro selezione, ma dell’incarico che viene
loro affidato. E’ un gruppo già formato (Mt 4,18; 8,19-22) che ora riceve un
mandato. Il numero 12 è in riferimento alle 12 tribù di Israele. Per annunciare
la nuova legge del nuovo Mosè c’è bisogno di un nuovo popolo che accolga
la parola del nuovo Mosè (Gesù). Nella Sacra Scrittura il numero 12 indica,
soprattutto, il popolo di Dio nella sua totalità. Sullo sfondo del popolo delle
12 tribù è da porre la chiamata dei “dodici” (Mc 9,35; 10,32 par.; Gv 6,70;
20,24; 1Cor 15,5 e altrove) da parte di Gesù durante il suo ministero in
Galilea. Il numero 12 non è da intendere in senso restrittivo, ma di eccellenza.
La missione dei discepoli è messo in stretto parallelo con la missione di
Gesù. L’idea dominante è che il ministero degli apostoli è il prolungamento
di quello di Gesù. Viene dato ai discepoli lo stesso “potere” che aveva Gesù
(9,6-8; 7,29; 8,9) e la stessa azione guaritrice (4,23; 9,35). Non si tratta di
potere di guida, di comando, ma di ciò che necessita per svolgere la missione
affidata loro, per servire l’umanità. Il contesto è qui prima della resurrezione.
Il termine “apostolo” ricorre solo qui in Matteo, altrove parla di discepoli
(11,1; 20,17; 26,14.20.47). Non è usato come in Luca e Paolo per indicare un
incarico, ma in senso etimologico come “mandati”, “inviati”. Pertanto si può
intendere come un invito rivolto a tutto il nuovo Israele, attraverso i dodici,
le colonne del nuovo popolo della nuova legge, quella dell’amore. La comunità
dei giudei convertiti cui si rivolgeva Matteo vedeva qui l’inizio del nuovo
Israele, la Chiesa. Continuità e rottura con la sinagoga.
10:2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e
Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, 3 Filippo e
Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, 4
Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Le varie liste dei dodici (Mc 3.16-19; Lc 6, 13-16; At 1,13) hanno sempre
Pietro al primo posto e Giuda all’ultimo. I nomi hanno poche annotazioni che
variano nelle diverse liste. E’ da notare le due coppie di fratelli (Simone-Andrea
e Giacomo-Giovanni) quasi ad indicare la fraternità a fondamento della
nuova comunità. La diversità: un pubblicano, un cananeo, un iscariota che lo
tradirà. Non tutta brava gente pare, né altolocata o istruita o ad alta fedeltà.
La chiamata quindi proviene da una libera scelta di Gesù e non da meriti o
dall’importanza delle persone, perché la debolezza di questi riveli la potenza
di Dio (1Cor 27-29).
10:5 Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra
i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; 6 rivolgetevi piuttosto alle
pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno
dei cieli è vicino. 8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi,
cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
L’istruzione per la missione, riportata qui solo in parte, va completata fino
al versetto 16. I versetti 5-8 sono esclusivi di Matteo, eccetto il mandato di
proclamare che il regno è vicino (Lc 10,9.11) La limitazione dei confini della
missione in questo contesto prima della risurrezione non è in contraddizione
con Mt 24,25, dopo la risurrezione, in cui si dice di andare in tutto il mondo.
Sottolinea la priorità da dare alla casa di Israele. Un interesse per le “pecore
perdute” (Ez 34,1-16; Is 53,16) innanzitutto e poi per quelle “sconosciute”
(i gentili). Matteo mette in evidenza l’amore di Dio per il popolo d’Israele.
Il mandato affidato agli apostoli è molto impegnativo: guarire i malati, risuscitare
i morti, cacciare i demoni. E’ da intendere solo in senso metaforico?
Certamente ci sono i malati e morti spiritualmente non meno facili da guarire
e ravvivare di quelli nel fisico, ci sono i posseduti da ideologie e mentalità distruttive.
E’ da ricordare però che è Gesù il mandante, che nulla è impossibile
a Lui “credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo
per le opere stesse. In verità in verità vi dico: anche chi crede in me compirà
le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre” (Gv
14, 11-12). Giovanni Paolo II, di venerata memoria, ha scritto nell’enciclica
Redemptoris missio: “La liberazione e la salvezza, portate dal Regno di Dio,
raggiungono la persona umana nelle sue dimensioni sia fisiche che spirituali”
(RM 14).
La missione è fatta quindi di predicazione e guarigione, annuncio e promozione
umana, venuta del regno insieme alla lotta per la giustizia e la pace.
La missione allora non può essere che gratuita, non appartiene agli inviati.
Non può essere sfruttato a proprio vantaggio materiale, così si pone in atto lo
spirito delle beatitudini (Mt 6, 25-34).

PREGHIERA CONCLUSIVA

Acclamate al Signore, voi tutti della terra,
servite il Signore nella gioia,
presentatevi a lui con esultanza.
Riconoscete che il Signore è Dio;
egli ci ha fatti e noi siamo suoi,
suo popolo e gregge del suo pascolo.
Varcate le sue porte con inni di grazie,
i suoi atri con canti di lode,
lodatelo, benedite il suo nome;
poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia,
la sua fedeltà per ogni generazione.

Gloria al Padre...

Sac. O Padre, che hai fatto di noi un popolo profetico e sacerdotale, chiamato
ad essere segno visibile della nuova realtà del tuo regno, donaci di vivere in
piena comunione con te nel sacrificio di lode e nel servizio dei fratelli, per
diventare missionari e testimoni del Vangelo. Fa che la tua compassione sia la
nostra compassione, la tua urgenza missionaria sia la nostra urgenza, sì Signore,
manda me!
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