18a lezione

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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:45

CORSO BIBLICO 2007/08




18a Lezione, Martedì 8 Aprile 2008

Non Uccidere, Adulterio, Il Giuramento

“Avete inteso che fu detto ma io vi dico”. Con questa affermazione Gesù indica che Lui è la novità del rapporto con Dio, Lui è il nuovo MAESTRO che indica il senso profondo della Torah ( Legge di Dio). nella Chiesa non c’è da abolire ma da riscoprire sempre, c’è da scavare per non fermarsi alla superficie delle parole della Bibbia. Non c’è una lettura definitiva ma c’è un andare all’origine del Vangelo, quello che Gesù mi vuole dire oggi vogliamo approfondirlo. Cosa vuole Gesù dai suoi discepoli per non morire in eterno. Al tempo di Gesù i comandamenti erano si rispettati ma con una certa leggerezza. Tanto meno i cristiani che lasciano indietro la Torah per focalizzarsi solo sui detti di Gesù. Egli usa un ragionamento che possiamo riassumere con una parola “COMPIMENTO”. Indica un portare a pienezza di conoscenza. Illustrare fino in fondo il significato delle regole dell’Alleanza con Dio.  Gesù non ha solo insegnato ma Gesù ha fatto materialmente quello che c’è scritto nell’AT: “… questo è accaduto perché si adempiesse ciò che era stato scritto”. Gesù fa l’At perché  è l’uomo nuovo con noi e insieme a noi suoi discepoli.

            Superare la giustizia degli scribi  dei farisei non entrerete nel regno dei cieli. Fare qualcosa che si di più di una giustizia. Se una cosa è giusta è giusta. Uccidere  non è giusto poi è facile giudicare. Gesù ci insegna a misurare la giustizia.  Il problema non è la norma ma che quella regola si può vivere in modo diverso. La si può vivere in modo più o meno giusto. Applicare la norma è cercare il bene delle persone che sono soggette a quella norma. C’è un di più che qui ci fa vivere il regno di Dio qui in terra. 6 antitesi per comprendere questo di più di Gesù

Non uccidere: ci sono tanti modi per uccidere, cominciando dal disprezzo.  Anche dicendogli pazzo.  Il pazzo è colui con cui non abbiamo più relazioni.  Non gli devo spiegare nulla, e le sue ragioni non hanno più senso per me. Questa mancanza di relazione significa uccidere. l’uccisione è quella che tu fai anche nel tuo cuore, che è peggio dell’eliminazione fisica, perché perdura nel tempo. Uccidere la relazione con il fratello è uccidere la relazione anche con Dio. Dall’ira all’azione il passo è breve perché in noi si crea uno scollamento, la nostra mente non riesce più a dici “calmo, ragiona”. Allora si uccide fisicamente ma anche con le parole, con gli atteggiamenti. La riconciliazione come antidoto all’omicidio. Il perdono al torto subito e a maggior ragione se arrecato agli altri.  Ecco la necessità di riconciliarsi con i fratelli prima di compiere il sacrificio a Dio.  E la pace deve essere assoluta con i nostri fratelli allora la complicazione di ricordarsi se il tuo fratello ha qualcosa contro di te.  Questo è veramente difficile, niente più Messe !!!

             Il rapporto con Dio, e il suo comandamento, è un rapporto totalizzante.  Ogni comandamento ha un unico scopo la comunione e quindi sono tutti importanti e tutti collegati.

Adulterio: il comandamento è veramente difficile, bisognerebbe vivere con i paraocchi. Gesù ci indica che il norma  ha una profondità. Non è : “Fare o non fare” il problema ma  se si desidera, è lavorare sul  mio uomo interiore non su quello esteriore.  Non interessa la perfezione esteriore ma la libertà interiore. Bisogna scendere nelle profondità delle motivazioni dei nostri atteggiamenti. Si tratta di essere liberi interiormente per ridare dignità a chi c’è avanti a noi. La donna non è solo un capriccio ma una persona come me. Lo scandalo sta proprio nel trasformare l’esteriore interiore, una superficialità qualcosa di essenziale. La necessità di autocontrollarsi. Lo scandalo è inciampare in questa schizofrenia, divisione disuguaglianza: far passare per importante ed intimo ciò che è superficiale e esteriore. Rimettere le cose al loro posto, rifare equilibrio, rifare un una persona nuova come il progetto originale prevedeva.

Divorzio. Ripudiare le mogli.  Nell’AT c’è il testo che ti dice che puoi ripudiare tua moglie Es 20,17; Dt 5,21. Non bisogna fissarsi sulle parole ma chiediamoci il perché della legge.   Dal frammento all’insieme al desiderio del legislatore, alla volontà di Dio in ultima analisi.  Non appoggiarsi alla paroletta ed essere fondamentalista.  Ecco perché Gesù non ha scritto nulla di nuovo. Rispetto  quanto c’è nell’AT ma lo ha portato a compimento. Allora il divorzio c’era nell’At perché ci si vergognava di qualcosa della propria donna. La vergogna è l'emozione che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento globale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di condotta condivisi con gli altri; da una parte è una emozione negativa che coinvolge l’intero individuo rispetto alla propria inadeguatezza, dall’altra è il rendersi conto di aver fatto qualcosa per cui possiamo essere considerati dagli altri in maniera totalmente opposta da quello che avremmo desiderato. Se uomo e donna sono uguali nel piano originario di Dio non c’è nulla da vergognarsi, non c’è nulla che produca vergogna in ciò che ha fatto Dio. Ecco il riferimento alla prima coppia. L’indissolubilità è per non mettere a morte la donna costretta a morire di fame perché nulla tenente. Il dramma sta nel non vergognarsi della moglie e del marito, del non mandarli a morire.

L’inciso sul caso di fornicazione è dato come un’aggiunta della comunità di Matteo per ribadire la illegittimità della legge mosaica di matrimoni contratti tra consanguinei, il matrimonio era invalido e s’imponeva la separazione. Lv 18

Il giuramento. Nella quarta antitesi Gesù proibisce qualsiasi giuramen­to. Nelle scuole si discuteva sulle formule per la sua validità. Gesù va nel profondo della coscienza umana. Se uno è sin­cero, non ricorre al giuramento per convalidare la propria te­stimonianza con l'invocazione del nome di Dio, e neppure lo esige dagli altri. Gesù non intendeva opporsi alla Toràh o dettare una norma giuridica vincolante, ma inculcare la sincerità nei rapporti tra i suoi seguaci come logica conse­guenza della loro appartenenza alla comunità messianica. fondata sul comandamento dell'amore e sul dono della pace. Nei giuramenti il nome di Dio veniva sostituito con quello del cielo, della terra, di Gerusalemme, oppure si giurava sulla propria testa. Gesù si oppone a questa prassi, perché implicava sfiducia nel prossimo; egli esige dai discepoli lealtà nei loro rapporti interpersonali. La convinzione profonda della loro co­munione di vita con Dio deve guidarli nel comportamento ver­so i fratelli. Il senso dell'espressione "sì, sì; no, no" (v. 37) è precisato nella lettera di Giacomo: "Fratelli miei, non giurate. ne per il cielo, ne per la terra, ne per qualsiasi altra cosa; ma il vostro 'sì' sia sì, e il vostro 'no' no, per non incorrere nella con­danna" (5,12). In altre parole, è detto che non bisogna giurare.



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