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CORSO BIBLICO 2007/08
18a Lezione, Martedì 8
Aprile 2008
Non Uccidere, Adulterio, Il
Giuramento
“Avete inteso
che fu detto ma io vi dico”. Con questa affermazione
Gesù indica che Lui è la novità del rapporto con
Dio, Lui è il nuovo MAESTRO che indica il senso profondo della
Torah ( Legge di Dio). nella Chiesa non c’è da abolire
ma da riscoprire sempre, c’è da scavare per non fermarsi
alla superficie delle parole della Bibbia. Non c’è una
lettura definitiva ma c’è un andare all’origine
del Vangelo, quello che Gesù mi vuole dire oggi vogliamo
approfondirlo. Cosa vuole Gesù dai suoi discepoli per non
morire in eterno. Al tempo di Gesù i comandamenti erano si
rispettati ma con una certa leggerezza. Tanto meno i cristiani che
lasciano indietro la Torah per focalizzarsi solo sui detti di
Gesù. Egli usa un ragionamento che possiamo riassumere con una
parola “COMPIMENTO”. Indica un portare a pienezza di
conoscenza. Illustrare fino in fondo il significato delle regole
dell’Alleanza con Dio. Gesù non ha
solo insegnato ma Gesù ha fatto materialmente quello che
c’è scritto nell’AT: “… questo è
accaduto perché si adempiesse ciò che era stato
scritto”. Gesù fa l’At
perché è l’uomo nuovo con noi e
insieme a noi suoi discepoli.
Superare la giustizia degli scribi dei farisei
non entrerete nel regno dei cieli. Fare qualcosa che si di più
di una giustizia. Se una cosa è giusta è giusta.
Uccidere non è giusto poi è facile
giudicare. Gesù ci insegna a misurare la
giustizia. Il problema non è la norma ma
che quella regola si può vivere in modo diverso. La si
può vivere in modo più o meno giusto. Applicare la norma
è cercare il bene delle persone che sono soggette a quella
norma. C’è un di più che qui ci fa vivere il regno
di Dio qui in terra. 6 antitesi per comprendere questo di più
di Gesù
Non
uccidere: ci sono tanti modi per
uccidere, cominciando dal disprezzo. Anche
dicendogli pazzo. Il pazzo è colui con cui
non abbiamo più relazioni. Non gli devo
spiegare nulla, e le sue ragioni non hanno più senso per me.
Questa mancanza di relazione significa uccidere. l’uccisione
è quella che tu fai anche nel tuo cuore, che è peggio
dell’eliminazione fisica, perché perdura nel tempo.
Uccidere la relazione con il fratello è uccidere la relazione
anche con Dio. Dall’ira all’azione il passo è
breve perché in noi si crea uno scollamento, la nostra mente
non riesce più a dici “calmo, ragiona”. Allora si
uccide fisicamente ma anche con le parole, con gli atteggiamenti.
La riconciliazione come antidoto all’omicidio. Il perdono al
torto subito e a maggior ragione se arrecato agli
altri. Ecco la necessità di riconciliarsi
con i fratelli prima di compiere il sacrificio a
Dio. E la pace deve essere assoluta con i nostri
fratelli allora la complicazione di ricordarsi se il tuo fratello
ha qualcosa contro di te. Questo è
veramente difficile, niente più Messe !!!
Il rapporto con Dio, e il suo comandamento,
è un rapporto totalizzante. Ogni
comandamento ha un unico scopo la comunione e quindi sono tutti
importanti e tutti collegati.
Adulterio: il comandamento è
veramente difficile, bisognerebbe vivere con i paraocchi. Gesù
ci indica che il norma ha una profondità.
Non è : “Fare o non fare” il problema
ma se si desidera, è lavorare
sul mio uomo interiore non su quello
esteriore. Non interessa la perfezione esteriore
ma la libertà interiore. Bisogna scendere nelle
profondità delle motivazioni dei nostri atteggiamenti. Si
tratta di essere liberi interiormente per ridare dignità a chi
c’è avanti a noi. La donna non è solo un capriccio
ma una persona come me. Lo scandalo sta proprio nel trasformare
l’esteriore interiore, una superficialità qualcosa di
essenziale. La necessità di autocontrollarsi. Lo scandalo
è inciampare in questa schizofrenia, divisione disuguaglianza:
far passare per importante ed intimo ciò che è
superficiale e esteriore. Rimettere le cose al loro posto, rifare
equilibrio, rifare un una persona nuova come il progetto originale
prevedeva.
Divorzio. Ripudiare le
mogli. Nell’AT c’è il testo che
ti dice che puoi ripudiare tua moglie Es 20,17; Dt 5,21. Non
bisogna fissarsi sulle parole ma chiediamoci il perché della
legge. Dal frammento all’insieme al
desiderio del legislatore, alla volontà di Dio in ultima
analisi. Non appoggiarsi alla paroletta ed
essere fondamentalista. Ecco perché
Gesù non ha scritto nulla di nuovo.
Rispetto quanto c’è nell’AT ma
lo ha portato a compimento. Allora il divorzio c’era
nell’At perché ci si vergognava di qualcosa della
propria donna. La vergogna è
l'emozione che accompagna l’auto-valutazione di un fallimento
globale nel rispetto delle regole, scopi o modelli di condotta
condivisi con gli altri; da una parte è una emozione negativa
che coinvolge l’intero individuo rispetto alla propria
inadeguatezza, dall’altra è il rendersi conto di aver
fatto qualcosa per cui possiamo essere considerati dagli altri in
maniera totalmente opposta da quello che avremmo desiderato. Se
uomo e donna sono uguali nel piano originario di Dio non
c’è nulla da vergognarsi, non c’è nulla che
produca vergogna in ciò che ha fatto Dio. Ecco il riferimento
alla prima coppia. L’indissolubilità è per non
mettere a morte la donna costretta a morire di fame perché
nulla tenente. Il dramma sta nel non vergognarsi della moglie e del
marito, del non mandarli a morire.
L’inciso sul caso di fornicazione
è dato come un’aggiunta della comunità di Matteo
per ribadire la illegittimità della legge mosaica di matrimoni
contratti tra consanguinei, il matrimonio era invalido e
s’imponeva la separazione. Lv 18
Il giuramento.
Nella quarta antitesi
Gesù proibisce qualsiasi giuramento.
Nelle scuole si discuteva sulle formule per la sua validità.
Gesù va nel profondo della coscienza umana. Se uno è
sincero, non ricorre al giuramento per convalidare la propria
testimonianza con l'invocazione del nome di Dio, e neppure lo
esige dagli altri. Gesù non intendeva opporsi alla Toràh
o dettare una norma giuridica vincolante, ma inculcare la
sincerità nei rapporti tra i suoi seguaci come logica
conseguenza della loro appartenenza alla comunità
messianica. fondata sul comandamento dell'amore e sul dono della
pace. Nei giuramenti il nome di Dio veniva sostituito con quello
del cielo, della terra, di Gerusalemme, oppure si giurava sulla
propria testa. Gesù si oppone a questa prassi, perché
implicava sfiducia nel prossimo; egli esige dai discepoli
lealtà nei loro rapporti interpersonali. La convinzione
profonda della loro comunione di vita con Dio deve guidarli
nel comportamento verso i fratelli. Il senso dell'espressione
"sì, sì; no, no" (v. 37) è precisato nella lettera
di Giacomo: "Fratelli miei, non giurate. ne per il cielo, ne per la
terra, ne per qualsiasi altra cosa; ma il vostro 'sì' sia
sì, e il vostro 'no' no, per non incorrere nella
condanna" (5,12). In altre parole, è detto che non
bisogna giurare.
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