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CORSO BIBLICO 2007/08
16a Lezione, Martedì 11 Marzo
2008
LETTURA DEL VANGELO
SECONDO GIOVANNI 9,1-41
Un
cieco incontra la luce
Il messaggio biblico
della quarta domenica di Quaresima è
centrato sul tema della LUCE. La vita cristiana si svolge
all’insegna di un dramma tra tenebre e luce. Il brano del
Vangelo è una sorta di cammino verso l’illuminazione:
chi crede in Gesù giunge all’illuminazione; chi non
crede rimane nelle tenebre . Nella luce di
Cristo ogni uomo produce i frutti della luce: bontà, giustizia
e verità. Il peccato è la tenebra nella quale vive
l’uomo, e a causa della tenebra-peccato
l’uomo non può vedere la vastità
di Dio. Ma Gesù è la luce che illumina la nostra tenebra;
l’uomo deve quindi aprirsi completamente alla luce di Cristo.
Quando questo avviene egli diventa un illuminato e un illuminante.
Dal brano del Vangelo siamo invitati a meditare la storia della
guarigione di un cieco nato. Questo episodio è un esempio
concreto di come il quarto vangelo rivela il
senso profondo, nascosto nei fatti della vita di
Gesù. La storia della guarigione del cieco ci aiuta ad aprire
gli occhi sull’immagine di Gesù che ognuno di noi porta
in sé. (A volte (per la verità spesso o il più delle
volte) abbiamo l’idea di un Gesù – Re glorioso
distante dalla vita degli uomini. Ma nei Vangeli Gesù
appare come un servo dei poveri – amico
dei peccatori. L’immagine del Messia –Re che avevano i
farisei gli impediva di riconoscere in Gesù il Messia –
Servo.
La tradizione che
Gesù guarisce i ciechi è ben documentata nei Vangeli.
Questo tipo di guarigione non ha uno sfondo nei miracoli
dell’A.T., ma la descrizione di uomini (spiritualmente)
ciechi i cui occhi venivano (figurativamente) aperti faceva parte
della raffigurazione profetica dei tempi messianici (Is 19,18;
35,5; 42,7). I racconti della guarigione di ciechi nei Vangeli: Mc
10,46 –52 Lc 18 ,35 –43 Mt 20, 29 –34;
Mt 9,27-31; Mt 12,22-23 ; Mc 8,22-26; Mt 15,30;
Mt 21, 4;)
Come l’acqua ,
anche la luce è un simbolo fondamentale dell’esistenza
umana e dell’esperienza cristiana. Si entra nel regno della
luce tramite la fede e il sacramento del battesimo, che la Chiesa
primitiva chiamava illuminazione. Le letture proposte nella quarta
domenica di quaresima , sono una catechesi battesimale per coloro
che saranno battezzati nella notte della veglia pasquale, e per
tutti noi che in quella notte rinnoveremo le promesse del battesimo
che fu la nostra illuminazione. Le tenebre attentano sempre alla
luce e vorrebbero sopraffarla; spesso ci riescono. Si tratta allora
di ripercorrere l’itinerario della fede in Gesù,
“luce del mondo”; di assumere il modo di vedere proprio
di Dio e di scoprire, alla luce della sua parola, il proprio ruolo
nella vita; si tratta di tradurre l’illuminazione interiore
in un comportamento luminoso di vita, cioè di bontà,
giustizia e verità.Il personaggio evangelico del cieco nato,
è ormai entrato a pieno titolo in quella galleria di
personaggi, in quel “nugolo di testimoni” (Eb 12,1),
che caratterizzano l’itinerario quaresimale. Il credente,
consapevole della natura particolare di questa luce e della propria
cecità, deve chiedere al Signore di essere illuminato.
Gesù è la luce del mondo in quanto, nel tempo della sua
presenza sulla terra, compie le opere che il Padre gli ha affidato.
Non è una luce che impone a chiunque indifferentemente di
vedere. Quello che si verifica con il cieco nato dimostra come per
mezzo di lui gli uni diventino vedenti e gli altri appunto
ciechi.
Testo di S.Efrem,
Diatessaron, 16, 28-32
Il cieco nato
E perché essi avevano bestemmiato a proposito delle sue
parole: “Prima che Abramo fosse, io ero” (Gv 8,58),
Gesù andò verso l’incontro con un uomo, cieco fin
dalla nascita: “E i suoi discepoli lo interrogarono: Chi ha
peccato, lui o i suoi genitori? Egli disse loro: Né lui,
né i suoi genitori, ma è perché Dio sia glorificato.
È necessario che io compia le opere di colui che mi ha
mandato, finché è giorno” (Gv 9,2-4), fintanto che
sono con voi. “Sopraggiunge la notte” (Gv 9,4), e il
Figlio sarà esaltato, e voi che siete la luce del mondo,
scomparirete e non vi saranno più miracoli a causa
dell’incredulità. “Ciò dicendo, sputò
per terra, formò del fango con la saliva, e fece degli occhi
con il suo fango” (Gv 9,6), e la luce scaturí dalla
terra, come al principio, quando l’ombra del cielo, “la
tenebra, era estesa su tutto” ed egli comandò alla luce
e quella nacque dalle tenebre (cf. Gen 1,2-3). Così «egli
formò del fango con la saliva», e guarì il difetto
che esisteva dalla nascita, per mostrare che lui, la cui mano
completava ciò che mancava alla natura, era proprio colui la
cui mano aveva modellato la creazione al principio. E siccome
rifiutavano di crederlo anteriore ad Abramo, egli provò loro
con quest’opera che era il Figlio di colui che, con la sua
mano, “formò” il primo “Adamo con la
terra” (Gen 2,7): in effetti, egli guarì la tara del
cieco con i gesti del proprio corpo.Fece ciò inoltre per
confondere coloro che dicono che l’uomo è fatto di
quattro elementi, poiché rifece le membra carenti con terra e
saliva, fece ciò a utilità di coloro che cercavano i
miracoli per credere: “I Giudei cercano i miracoli”
(1Cor 1,22). Non fu la piscina di Siloe che aprì gli occhi del
cieco (cf. Gv 9,7.11), come non furono le acque del Giordano che
purificarono Naaman; è il comando del Signore che compie
tutto. Ben più, non è l’acqua del nostro Battesimo,
ma i nomi che si pronunciano su di essa, che ci purificano.
“Unse i suoi occhi con il fango” (Gv 9,6), perché
i Giudei ripulissero l’accecamento del loro cuore. Quando il
cieco se ne andò tra la folla e chiese: «Dov’è
Siloe?», si vide il fango cosparso sui suoi occhi. Le persone
lo interrogarono, egli le informò, ed esse lo seguirono, per
vedere se i suoi occhi si fossero aperti.Coloro che vedevano la
luce materiale erano guidati da un cieco che vedeva la luce dello
spirito, e, nella sua notte, il cieco era guidato da coloro che
vedevano esteriormente, ma che erano spiritualmente ciechi. Il
cieco lavò il fango dai suoi occhi, e vide se stesso; gli
altri lavarono la cecità del loro cuore ed esaminarono sé
stessi. Nostro Signore apriva segretamente gli occhi di molti altri
ciechi. Quel cieco fu una bella e inattesa fortuna per Nostro
Signore; per suo tramite, acquistò numerosi ciechi, che egli
guarì dalla cecità del cuore.In quelle poche parole del
Signore si celavano mirabili tesori, e, in quella guarigione era
delineato un simbolo: Gesù figlio del Creatore.
“Va’, lavati il viso” (Gv 9,7), per evitare che
qualcuno consideri quella guarigione più come un stratagemma
che come un miracolo, egli lo mandò a lavarsi. Disse ciò
per mostrare che il cieco non dubitava del potere di guarigione del
Signore, e perché, camminando e parlando, pubblicizzasse
l’evento e mostrasse la sua fede. La saliva del Signore
servì da chiave agli occhi chiusi, e guarì l’occhio
e la pupilla con le acque, con le acque formò il fango e
riparò il difetto. Agì così, affinché,
allorché gli avrebbero sputato in faccia, gli occhi dei
ciechi, aperti dalla sua saliva, avessero reso testimonianza contro
di essi. Ma essi non compresero il rimprovero che egli volle fare a
proposito degli occhi guariti dei ciechi: “Perché coloro
che vedono diventino ciechi” (Mt 26,27); diceva questo dei
ciechi perché lo vedano corporalmente, e di quelli che vedono
perché i loro cuori non lo conoscano. Egli ha formato il fango
durante il sabato (cf. Gv 9,14). Omisero il fatto della guarigione
e gli rimproverarono di aver formato del fango. Lo stesso dissero a
colui “che era malato da trentotto anni: Chi ti ha detto di
portare il tuo lettuccio?” (Gv 5,5.12), e non: Chi ti ha
guarito? Qui, analogamente: «Ha fatto del fango durante il
sabato». E così, anzi per molto meno, non si ingelosirono
di lui e non lo rinnegarono, quando guarì un idropico, con una
sola parola, in giorno di sabato? (cf. Lc 14,1-6). Cosa gli fece
dunque guarendolo? Egli fu purificato e guarito con la sola parola.
Quindi, secondo le loro teorie, chiunque parla viola il sabato; ma
allora - si dirà - chi ha maggiormente violato il sabato, il
nostro Salvatore che guarisce, o coloro che ne parlano con
gelosia?
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