|
CORSO BIBLICO 2007/08
15a Lezione, Martedì 04 Marzo
2008
Gesù in
Samaria (Gv
4,1-42)
Il
capitolo 4 contiene due episodi: dopo un brano
di transizione (vv. 1-4), Gv descrive rincontro di Gesù con la
samaritana (vv. 4-42); un altro intermezzo (vv. 43-46a) introduce
la guarigione del servo del centurione (vv. 46b-54). Il
titolo "colloquio con la samaritana" non è appropriato:
il vertice del racconto è costituito dal riconoscimento di
Gesù come "Salvatore del mondo" (v.
42). Nella sezione "da Cana a Cana" (2,1-4,54), Nicodemo (3,1-21)
esprime la fede inadeguata degli ebrei, la samaritana e il
centurione simboleggiano altre due risposte: la samaritana
prefigura l'accoglienza del Vangelo
da parte dei suoi correligionari scismatici, il funzionario regio,
l'adesione di fede dei pagani.
[vv. 1-3] Gesù
lasciò la Giudea, refrattaria al suo messaggio e sospettosa
per la sua attività. Incominciava già a profilarsi
l'ostilità dei giudei anche contro di lui. Al tempo
dell'evangelista "i farisei" erano le guide religiose, che si
imponevano pure ai gran sacerdoti. Il v. 2 è una glossa (cf.
3,22), che riflette la preoccupazione di distinguere il
battesimo di Gesù da quello di Giovanni.
[v. 4] II cammino di
Gesù era prestabilito dal volere del Padre, al quale
egli doveva (édei) subordinare ogni sua scelta, in modo
incondizionato. Perciò dichiara apertamente ai discepoli: "Mio
cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato" (v.
34).
La struttura del
"colloquio":
vv. 5-6, ambientazione
introduttoria;
1) vv. 7-26, dialogo con
la samaritana, suddiviso in tré parti: vv. 7-15, Gesù
promette l'acqua viva; vv. 16-19, i cinque mariti della samaritana
- Gesù si rivela profeta; vv. 20-26, il culto in Spirito
e Verità - Gesù si manifesta Messia;
2) vv. 27-30, intermezzo,
concernente l'arrivo dei discepoli e la partenza della
samaritana;
3) vv. 31-38, dialogo con
i discepoli, suddiviso in due parti: vv. 31-34, il cibo di
Gesù; vv. 35-38, il tempo della mietitura messianica;
4) vv. 39-42, conversione
dei samaritani.
Il tema centrale della
pericope è costituito dalla manifestazione progressiva
della identità messianica di Gesù. La samaritana
riconosce Gesù come "giudeo" (v. 9); poi gli domanda se si
credeva "più grande... di Giacobbe" (v. 12); quindi lo
chiama "profeta", perché le ha svelato la sua vita
privata (v.' 19); infine, Gesù stesso le dichiara d'essere il
"Cristo" (v. 29). Infine, i samaritani lo riconoscono
"Salvatore del mondo".
Gesù era stato
costretto ad allontanarsi dalla Giudea incredula, mentre fu
accolto con fede come Salvatore dai samaritani, considerati
dai giudei alla stregua dei pagani.
vv. 5-6 Sicar corrisponde
all’antica Sichem, dove Giacobbe concesse un podere a
Giuseppe, le cui ossa vi furono trasferite al ritomo dei suoi
discendenti dall 'Egitto (cf. Gn 33,19; 48,22; Gs
24,32).
II pozzo di Giacobbe
è profondo circa 32 m; Gv lo chiama "fonte' : il pozzo
simboleggia la rivelazione di Gesù, che porta a
compimento la Legge mosaica, considerata dai giudei la
sorgente da cui si attinge l'acqua "viva" della
sapienza. Gesù era affaticato; Gv, il
cantore del Verbo incarnato, lo presenta nella sua fragilità
umana. Le donne di solito si recavano al pozzo di sera; rincontro
con la samaritana avvenne all' "ora sesta" (=12),
che corrisponde a quella della condanna di Gesù (19,14). Il
Crocifisso divenne la fonte dell'acqua viva, effondendo lo Spirito
dal suo fianco (19,34).
v. 7 Nella Bibbia vicino
ai pozzi si torovava moglie. L'incontro presso un pozzo, che si
concludeva generalmente con un matrimonio, è una "scena
tipica", che ricorre spesso nella Bibbia: il servo di Àbramo
(Eliezer) vi incontrò Rebecca (Gn 24,15ss.), Giacobbe, Rachele
(Gn 29,1-14), Mosè, le figlie di Reuel (Es 2J5ss.). "Dammi da bere": la frase
rievoca la richiesta fatta dagli ebrei a Mosè nel
deserto (Es 17,2). Benché non fosse
decoroso per un maestro parlare in pubblico con una donna,
Gesù si rivolse alla samaritana, appartenente a una
razza considerata impura.
v. 9 I samaritani ebbero
origine da una mescolanza di popolazioni straniere, importate
in Samaria dall'imperatore assiro Sargon nel 722 a.C.. dopo la
distruzione del regno del Nord. I nuovi arrivati adottarono
il culto di jhwh, associandolo alle loro
divinità idolatriche. Quando nel 538 a.C. i giudei tornarono
in patria, dopo l'esilio babilonese, non vollero avere nessun
rapporto con i samaritani. Costoro, indispettiti,
ostacolarono la ricostruzione del tempio a Gerusalemme;
più tardi ne edificarono uno per conto proprio sul monte
Garizim. Si verificò una rottura insanabile
con i giudei. E comprensibile lo stupore della samaritana
alla domanda di Gesù.
v. 10 L' "acqua viva"
designa l'acqua di sorgiva, in opposizione a quella di
cisterna. Nell'AT Dio è identificato con quest'acqua (Ger
2,13: 17,13; Sal 42,1; Is 12,3; 55,1). Gesù passa subito
dall'acqua materiale a una realtà misteriosa, "il dono di Dio", che consiste nella rivelazione del
progetto salvifico del Padre e nel dono dello Spirito
Santo, strettamente connesso con la sua persona stessa. Lo Spirito
rappresenta l'acqua viva, la sorgente di vita
etema.
v. 12-15 Gesù era
effettivamente più grande di Giacobbe: avrebbe donato l'acqua
che disseta per sempre, diventando nel credente una fonte
zampillante per la vita eterna. Nella Bibbia l'acqua viva
simboleggia la vita (cf. Is 12,3; 55,1), la Sapienza,
identificata con la Toràh, che invita a sé quanti
hanno sete (Sir 24.20;
cf. Pro 13,14; 18,4).
Gesù si riferiva alla rivelazione del disegno salvifico di Dio
e al dono dello Spirito, che avrebbe fatto interiorizzare e
assimilare la "verità" da lui proclamata. La samaritana
fraintese le parole di Gesù: le comprese in senso
materiale.
vv. 16-18 Gesù
dimostrò di possedere una conoscenza soprannaturale,
svelando alla donna la sua condotta poco edificante. La prassi
giudaica consentiva a una donna di sposarsi fino a tré volte.
La samaritana aveva avuto cinque mariti e viveva con un sesto
uomo che non era suo marito. Nei cinque mariti
molti esegeti vedono simboleggiate le divinità pagane,
dapprima adorate da altrettanti gruppi di samaritani
(cf. 2 Re 17,24-41); il sesto marito
designava il vero Dio, che la Samaria aveva abbandonato per
adorare "dei falsi" (cf. Os 1-2). Si spiega così
il passaggio, in apparenza brusco, dal tema dell' acqua a
quello dei mariti: la scena del pozzo in questa circostanza non si
concluse con un matrimonio, bensì con il ritrovamento del vero
marito. La Samaria mediante la missione di Gesù ritornava al
suo vero sposo, il Dio dei patriarchi.
vv. 19-22 La samaritana,
colpita per la conoscenza soprannaturale di Gesù, lo
riconobbe come "profeta". Preferì però piegare il dialogo
in altra direzione, su un problema religioso scottante:
bisognava adorare Dio sul monte Garizim, dove i samaritani
avevano eretto un tempio dopo la restaurazione di Esdra, oppure a
Gerusalemme? Gesù elude l'alternativa della samaritana:
predice un cambiamento radicale del culto, che
prescinderà da ogni luogo materiale. Riconosce però
la superiorità del culto celebrato a Gerusalemme, immune dal
sincretismo religioso della Samaria. I samaritani
avevano mutilato le Scritture, avendo accolto solo il
Pentateuco; i giudei riconoscevano come parola di Dio
la Bibbia nella sua integrità.
v. 23 "Viene l'ora, ed
è adesso": l' espressione indica l'inaugurazione del tempo
escatologico (cf. 5,25): Gesù annuncia un culto nuovo,
gradito a Dio, che sarebbe scaturito dall'evento pasquale (=
"ora"). I credenti avrebbero adorato Dio come Padre, con franchezza
e fiducia filiale, perché rigenerati e mossi dallo "Spirito",
istruiti dalla predicazione di Gesù, unico mediatore tra Dio e
l'umanità, con la rivelazione del suo progetto di salvezza
("Verità").
v. 24 "Dio è
spirito..." non è una definizione: "Spirito" indica la
sua trascendenza e santità. Pertanto, il vero culto non è
vincolato a un luogo materiale, ma avviene mediante lo Spirito. Il
credente può incontrare Dio per e in Cristo, perché
illuminato dalla luce del Vangelo e mosso dallo Spirito della
verità.
vv. 25-26 La samaritana
giunse a un traguardo più avanzato: riconobbe Gesù
come Messia; anche i samaritani attendevano il Taheb (=
colui che viene). "Sono io, che ti parlo": è il momento
culminante dell'autorivelazione di Gesù: egli si dichiara
rinviato di Dio, che comunica lo Spirito di verità per
il culto nuovo.
vv.27-30 I discepoli si meravigliarono che Gesù parlasse con
una donna, stupiti per la sua condiscendenza, ma non fiatarono. La
samaritana, come i primi discepoli chiamati da Gesù (cf.
1,41.45), avvertì il bisogno di comunicare la sua esperienza
ad altri. I samaritani uscirono: intrapresero il cammino
verso la luce, Gesù.
vv. 31-34 Ha inizio il
dialogo tra Gesù e i discepoli, lo
schema corrisponde a quello con la samaritana:
dapprima essi fraintesero il Maestro (vv. 32-33); Gesù
chiarisce il senso delle sue parole, prendendo lo spunto dal
cibo portato dai discepoli, per parlare d'un cibo misterioso a loro
sconosciuto: "Mio cibo è che (io) faccia la volontà
di colui che mi ha mandato" (v. 34). E questo un testo-chiave
per comprendere l'intimo rapporto che legava Gesù al Padre.
L'unico suo ardente desiderio consisteva nel "compiere" la
volontà del Padre, attuando il suo disegno di salvezza del
mondo.
[v. 35] È incerto se
Gesù, parlando dei quattro mesi prima della mietitura, citasse
un proverbio oppure indicasse un dato cronologico. Se si tratta di
un proverbio, il suo soggiorno in Samaria si può collocare nel
maggio o giugno del 28 d.C.; Gesù fa osservare ai discepoli i
campi di grano già biondeggianti (lett. "biancheggiano") nella
pianura di Mahneh, che si estende ai piedi del monte Garizim.
Se si prende l'immagine in senso cronologico concreto, la sua
sosta in Samaria avrebbe avuto luogo in gennaio o febbraio, sempre
del 28. Comunque, dal seguito, appare chiaro che egli intendeva riferirsi simbolicamente alla
disponibilità dei samaritani ad accogliere il suo
messaggio.
[vv. 36-38] Gesù
confida ai discepoli la sua allegrezza per la conversione dei
samaritani. La "gioia" contrassegna il tempo messianico. Il
seminatore designa Gesù, il mietitore, i discepoli. Il
"frutto" indica la fecondità del ministero suo nonché di
quello futuro dei discepoli e forse anche dei missionari (v.
36).
Secondo un detto
popolare, di solito chi semina non raccoglie (v.- 37). Ma questa
volta la messe era pronta per la mietitura. Il v. 38 è oscuro;
forse si riferisce all'attività missionaria della Chiesa
primitiva, che in Samaria ottenne frutti abbondanti. Ma chi sono
gli "altri" che hanno faticato? Forse i profeti dell'AT, compreso
il Battista, che hanno faticato prima dell'invio del Figlio di
Dio.
v. 39 Inizia la parte
conclusiva, che rappresenta il momento culminante della missione di
Gesù in Samaria. Molti samaritani si aprirono all'annunzio del
Vangelo come primizie della Chiesa. Essi credettero nella
parola della donna; ma la vera fede messianica scaturì
dall'incontro con Gesù e dall'ascolto della Parola (v.
42).
vv.40-42 I "due giorni"
di permanenza di Gesù in Samaria riecheggiano l'oracolo
di Osea: "In due giorni ci farà rivivere" (6,2); Gesù
ridonò la vita ai samaritani per aver accolto la sua parola.
Si noti la distinzione tra il discorso (ìalià)
della samaritana (v. 42) e l'ascolto della parola di Gesù
(lògos), la quale soltanto comunica la "Verità" e
suscita una fede autentica, che porta alla salvezza. I samaritani
compresero che la sua missione travalicava l'ambito della
nazione dei giudei, loro nemici tradizionali. Perciò
acclamarono Gesù "Salvatore del mondo", un titolo
messianico che riassume e supera quelli precedenti di
"Profeta" (v. 19) e "Messia" (v. 29), e inoltre prospettava la
missione universale della Chiesa.
>
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PAGINA PRINCIPALE <
|