15a lezione

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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:45

CORSO BIBLICO 2007/08




15a Lezione, Martedì 04 Marzo 2008


Gesù in Samaria (Gv 4,1-42)

 

Il capitolo  4 contiene due episodi: dopo un brano di transizione (vv. 1-4), Gv descrive rincontro di Gesù con la samaritana (vv. 4-42); un altro intermezzo (vv. 43-46a) introduce la guarigione del ser­vo del centurione (vv. 46b-54). Il titolo "colloquio con la sama­ritana" non è appropriato: il vertice del racconto è costituito dal riconoscimento di Gesù come "Salvatore del mondo" (v. 42). Nella sezione "da Cana a Cana" (2,1-4,54), Nicodemo (3,1-21) esprime la fede inadeguata degli ebrei, la samaritana e il cen­turione simboleggiano altre due risposte: la samaritana prefi­gura l'accoglienza del Vangelo da parte dei suoi correligionari scismatici, il funzionario regio, l'adesione di fede dei pagani.

[vv. 1-3] Gesù lasciò la Giudea, refrattaria al suo messaggio e sospettosa per la sua attività. Incominciava già a profilarsi l'ostilità dei giudei anche contro di lui. Al tempo dell'evangelista "i farisei" erano le guide religiose, che si imponevano pure ai gran sacerdoti. Il v. 2 è una glossa (cf. 3,22), che riflette la preoccupa­zione di distinguere il battesimo di Gesù da quello di Giovanni.

[v. 4] II cammino di Gesù era prestabilito dal volere del Pa­dre, al quale egli doveva (édei) subordinare ogni sua scelta, in modo incondizionato. Perciò dichiara apertamente ai discepoli: "Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato" (v. 34).

La struttura del "colloquio":

vv. 5-6, ambientazione introduttoria;

1) vv. 7-26, dialogo con la samaritana, suddiviso in tré parti: vv. 7-15, Gesù promette l'acqua viva; vv. 16-19, i cinque mariti della samaritana - Gesù si rivela profeta; vv. 20-26, il cul­to in Spirito e Verità - Gesù si manifesta Messia;

2) vv. 27-30, intermezzo, concernente l'arrivo dei discepoli e la partenza del­la samaritana;

3) vv. 31-38, dialogo con i discepoli, suddiviso in due parti: vv. 31-34, il cibo di Gesù; vv. 35-38, il tempo della mietitura messianica;

4) vv. 39-42, conversione dei samaritani.

Il tema centrale della pericope è costituito dalla manife­stazione progressiva della identità messianica di Gesù. La sa­maritana riconosce Gesù come "giudeo" (v. 9); poi gli domanda se si credeva "più grande... di Giacobbe" (v. 12); quindi lo chia­ma "profeta", perché le ha svelato la sua vita privata (v.' 19); infine, Gesù stesso le dichiara d'essere il "Cristo" (v. 29). In­fine, i samaritani lo riconoscono "Salvatore del mondo".

Gesù era stato costretto ad allontanarsi dalla Giudea in­credula, mentre fu accolto con fede come Salvatore dai sama­ritani, considerati dai giudei alla stregua dei pagani.

vv. 5-6 Sicar corrisponde all’antica Sichem, dove Giacobbe con­cesse un podere a Giuseppe, le cui ossa vi furono trasferite al ri­tomo dei suoi discendenti dall 'Egitto (cf. Gn 33,19; 48,22; Gs 24,32).

II pozzo di Giacobbe è profondo circa 32 m; Gv lo chiama "fon­te' : il pozzo simboleggia la rivelazione di Gesù, che porta a com­pimento la Legge mosaica, considerata dai giudei la sorgente da cui si attinge l'acqua "viva" della sapienza.  Gesù era affaticato; Gv, il cantore del Verbo incarnato, lo presenta nella sua fragilità umana. Le donne di solito si recavano al pozzo di sera; rincontro con la samaritana avvenne all' "ora sesta" (=12), che corrisponde a quella della condanna di Gesù (19,14). Il Crocifisso divenne la fonte dell'acqua viva, effondendo lo Spirito dal suo fianco (19,34).

v. 7 Nella Bibbia vicino ai pozzi si torovava moglie. L'incontro presso un pozzo, che si concludeva general­mente con un matrimonio, è una "scena tipica", che ricorre spesso nella Bibbia: il servo di Àbramo (Eliezer) vi incontrò Rebecca (Gn 24,15ss.), Giacobbe, Rachele (Gn 29,1-14), Mosè, le figlie di Reuel (Es 2J5ss.). "Dammi da bere": la frase rievoca la richiesta fatta da­gli ebrei a Mosè nel deserto (Es 17,2). Benché non fosse decoroso per un maestro parlare in pubblico con una donna, Gesù si rivol­se alla samaritana, appartenente a una razza considerata impura.

v. 9 I samaritani ebbero origine da una mescolanza di popola­zioni straniere, importate in Samaria dall'imperatore assiro Sargon nel 722 a.C.. dopo la distruzione del regno del Nord. I nuovi ar­rivati adottarono il culto di jhwh, associandolo alle loro divinità idolatriche. Quando nel 538 a.C. i giudei tornarono in patria, do­po l'esilio babilonese, non vollero avere nessun rapporto con i sa­maritani. Costoro, indispettiti, ostacolarono la ricostruzione del tem­pio a Gerusalemme; più tardi ne edificarono uno per conto proprio sul monte Garizim. Si verificò una rottura insanabile con i giudei. E comprensibile lo stupore della samaritana alla domanda di Gesù.

v. 10 L' "acqua viva" designa l'acqua di sorgiva, in opposizio­ne a quella di cisterna. Nell'AT Dio è identificato con quest'acqua (Ger 2,13: 17,13; Sal 42,1; Is 12,3; 55,1). Gesù passa subito dall'acqua materiale a una realtà misteriosa, "il dono di Dio", che consi­ste nella rivelazione del progetto salvifico del Padre e nel dono del­lo Spirito Santo, strettamente connesso con la sua persona stessa. Lo Spirito rappresenta l'acqua viva, la sorgente di vita etema.

    v. 12-15 Gesù era effettivamente più grande di Giacobbe: avrebbe donato l'acqua che disseta per sempre, diventando nel cre­dente una fonte zampillante per la vita eterna. Nella Bibbia l'ac­qua viva simboleggia la vita (cf. Is 12,3; 55,1), la Sapienza, iden­tificata con la Toràh, che invita a sé quanti hanno sete (Sir 24.20;

cf. Pro 13,14; 18,4). Gesù si riferiva alla rivelazione del disegno salvifico di Dio e al dono dello Spirito, che avrebbe fatto interiorizzare e assimilare la "verità" da lui proclamata. La samaritana fraintese le parole di Gesù: le comprese in senso materiale.

vv. 16-18 Gesù dimostrò di possedere una conoscenza so­prannaturale, svelando alla donna la sua condotta poco edificante. La prassi giudaica consentiva a una donna di sposarsi fino a tré volte. La samaritana aveva avuto cinque mariti e viveva con un se­sto uomo che non era suo marito. Nei cinque mariti molti esegeti vedono simboleggiate le divinità pagane, dapprima adorate da al­trettanti gruppi di samaritani (cf. 2 Re 17,24-41); il sesto marito de­signava il vero Dio, che la Samaria aveva abbandonato per adora­re "dei falsi" (cf. Os 1-2). Si spiega così il passaggio, in apparen­za brusco, dal tema dell' acqua a quello dei mariti: la scena del pozzo in questa circostanza non si concluse con un matrimonio, bensì con il ritrovamento del vero marito. La Samaria mediante la missione di Gesù ritornava al suo vero sposo, il Dio dei patriarchi.

vv. 19-22 La samaritana, colpita per la conoscenza soprannatu­rale di Gesù, lo riconobbe come "profeta". Preferì però piegare il dialogo in altra direzione, su un problema religioso scottante: biso­gnava adorare Dio sul monte Garizim, dove i samaritani avevano eretto un tempio dopo la restaurazione di Esdra, oppure a Gerusa­lemme? Gesù elude l'alternativa della samaritana: predice un cam­biamento radicale del culto, che prescinderà da ogni luogo materia­le. Riconosce però la superiorità del culto celebrato a Gerusalemme, immune dal sincretismo religioso della Samaria. I samaritani ave­vano mutilato le Scritture, avendo accolto solo il Pentateuco; i giu­dei riconoscevano come parola di Dio la Bibbia nella sua integrità.

v. 23 "Viene l'ora, ed è adesso": l' espressione indica l'inaugurazione del tempo escatologico (cf. 5,25): Gesù annuncia un cul­to nuovo, gradito a Dio, che sarebbe scaturito dall'evento pasqua­le (= "ora"). I credenti avrebbero adorato Dio come Padre, con franchezza e fiducia filiale, perché rigenerati e mossi dallo "Spirito", istruiti dalla predicazione di Gesù, unico mediatore tra Dio e l'umanità, con la rivelazione del suo progetto di salvezza ("Verità").

v. 24 "Dio è spirito..." non è una definizione: "Spirito" in­dica la sua trascendenza e santità. Pertanto, il vero culto non è vincolato a un luogo materiale, ma avviene mediante lo Spirito. Il credente può incontrare Dio per e in Cristo, perché illumina­to dalla luce del Vangelo e mosso dallo Spirito della verità.

vv. 25-26 La samaritana giunse a un traguardo più avanza­to: riconobbe Gesù come Messia; anche i samaritani attendevano il Taheb (= colui che viene). "Sono io, che ti parlo": è il momen­to culminante dell'autorivelazione di Gesù: egli si dichiara rin­viato di Dio, che comunica lo Spirito di verità per il culto nuovo.

   vv.27-30 I discepoli si meravigliarono che Gesù parlasse con una donna, stupiti per la sua condiscendenza, ma non fiatarono. La samaritana, come i primi discepoli chiamati da Gesù (cf. 1,41.45), avvertì il bisogno di comunicare la sua esperienza ad altri. I sa­maritani uscirono: intrapresero il cammino verso la luce, Gesù.

vv. 31-34 Ha inizio il dialogo tra Gesù e i discepoli, lo sche­ma corrisponde a quello con la samaritana: dapprima essi frainte­sero il Maestro (vv. 32-33); Gesù chiarisce il senso delle sue paro­le, prendendo lo spunto dal cibo portato dai discepoli, per parlare d'un cibo misterioso a loro sconosciuto: "Mio cibo è che (io) fac­cia la volontà di colui che mi ha mandato" (v. 34). E questo un te­sto-chiave per comprendere l'intimo rapporto che legava Gesù al Padre. L'unico suo ardente desiderio consisteva nel "compiere" la volontà del Padre, attuando il suo disegno di salvezza del mondo.

[v. 35] È incerto se Gesù, parlando dei quattro mesi prima della mietitura, citasse un proverbio oppure indicasse un dato cronologico. Se si tratta di un proverbio, il suo soggiorno in Samaria si può collocare nel maggio o giugno del 28 d.C.; Gesù fa osservare ai discepoli i campi di grano già biondeggianti (lett. "biancheggiano") nella pianura di Mahneh, che si estende ai pie­di del monte Garizim. Se si prende l'immagine in senso crono­logico concreto, la sua sosta in Samaria avrebbe avuto luogo in gennaio o febbraio, sempre del 28. Comunque, dal seguito, ap­pare chiaro che egli intendeva riferirsi simbolicamente alla di­sponibilità dei samaritani ad accogliere il suo messaggio.

[vv. 36-38] Gesù confida ai discepoli la sua allegrezza per la conversione dei samaritani. La "gioia" contrassegna il tempo messianico. Il seminatore designa Gesù, il mietitore, i discepo­li. Il "frutto" indica la fecondità del ministero suo nonché di quel­lo futuro dei discepoli e forse anche dei missionari (v. 36).

Secondo un detto popolare, di solito chi semina non raccoglie (v.- 37). Ma questa volta la messe era pronta per la mietitura. Il v. 38 è oscuro; forse si riferisce all'attività missionaria della Chiesa primitiva, che in Samaria ottenne frutti abbondanti. Ma chi sono gli "altri" che hanno faticato? Forse i profeti dell'AT, compreso il Battista, che hanno faticato prima dell'invio del Figlio di Dio.

v. 39 Inizia la parte conclusiva, che rappresenta il momento culminante della missione di Gesù in Samaria. Molti samaritani si aprirono all'annunzio del Vangelo come primizie della Chiesa. Es­si credettero nella parola della donna; ma la vera fede messianica scaturì dall'incontro con Gesù e dall'ascolto della Parola (v. 42).

vv.40-42 I "due giorni" di permanenza di Gesù in Samaria rie­cheggiano l'oracolo di Osea: "In due giorni ci farà rivivere" (6,2); Gesù ridonò la vita ai samaritani per aver accolto la sua parola. Si noti la distinzione tra il discorso (ìalià) della samaritana (v. 42) e l'ascolto della parola di Gesù (lògos), la quale soltanto comunica la "Verità" e suscita una fede autentica, che porta alla salvezza. I samaritani compresero che la sua missione travalicava l'ambito del­la nazione dei giudei, loro nemici tradizionali. Perciò acclamaro­no Gesù "Salvatore del mondo", un titolo messianico che riassu­me e supera quelli precedenti di "Profeta" (v. 19) e "Messia" (v. 29), e inoltre prospettava la missione universale della Chiesa.

 

 


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