14a lezione

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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:45

CORSO BIBLICO 2007/08




14a Lezione, Martedì 26 Febbraio 2008


IL DISCORSO DELLA MONTAGNA

 

Matteo 5,1-12

 

 

Alla vista delle folle Gesù salì sul monte e, come si fu seduto, si accostarono a lui i suoi discepoli.Allora aprì la sua bocca per ammaestrarli dicendo:

“Beati i poveri di spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che piangono,perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati quelli che operano per la pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati a causa della giustizia,

poiché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi!Quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male a causa mia,rallegratevi ed esultate, poiché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Così, del resto,perseguitarono i profeti che furono prima di voi.”

 

 

 

 

La narrazione ha il parallelo in Luca ( 6,20-26 ) con un’esposizione più breve, e che gli esegeti  giudicano  più vicina, nel tono, al discorso pronunciato dallo stesso Maestro.

Il messaggio evangelico che in Matteo ha uno spiccato intento catechetico, una forte esigenza teologico-morale, volta alla progressiva elevazione spirituale dei credenti, non dimentica, tuttavia, la concretezza storica :…vi insulteranno, vi perseguiteranno…diranno ogni male di voi…. é specchio della reale situazione in cui si trova la giovane Chiesa con i suoi fedeli.Essi, provenienti dal giudaismo, hanno alle spalle una guerra che ha portato la distruzione di Gerusalemme e del suo tempio; del resto, la nuova comunità, non gradita ai Romani, é invisa anche a Israele.

In tale contesto, e con una fortissima spinta missionaria ed ecumenica, l’Evangelista traccia  come una sintesi  del messaggio di salvezza: un itinerario interiore e di concreto stile di vita  che,pur nel dramma dell’esistenza, anzi proprio perché in situazione penosa, conduce alla felicità  di chi vede Dio con occhi di figlio.

 Il  ‘discorso della Montagna ‘ inaugura la predicazione di Gesù all’indomani della morte del Battista,…..andò ad abitare…nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse quanto fu scritto dal profeta Isaia……<Il popolo che giace nelle tenebre ha visto una grande luce, per quanti dimorano nella tenebrosa regione di morte una luce si è levata…>…….. ( Mt.4,13-16 )

Da questo momento ha inizio l’ annuncio del regno di Dio, esso non è regolato dalla logica di questo mondo, ma da principi che vi si oppongono e che lo stesso Signore enuncia come ‘ beatitudini ‘. Si, le beatitudini, così, come i Vangeli le presentano sono dei principi, non occasionali esperienze.

Il discorso di Gesù è discorso profetico….allora aprì la sua bocca…espressione che ricorre una sola volta  e, come nota Agostino, dà forte risalto all’insegnamento del Maestro.

 Il passo, nel suo genere, e in gran  parte dei contenuti richiama i testi sapienziali biblici, i salmi, in particolare,anche se la prospettiva delle promesse supera l’orizzonte della  contingenza storica aprendosi  all’infinito di Dio, alla comunione piena con Lui , che Cristo rivela Padre.

Si disegna così un’esistenza umana nuova che muove da una nuova interiorità; essa  rinnoverà la storia e di essa saranno artefici privilegiati proprio coloro che nella società occupano l’ultimo posto:…poveri…afflitti…perseguitati…calunniati….

Beati! Matteo lo ripete per ben otto volte,in uno stile letterario particolare, a quei tempi molto caro ai fedeli, i quali erano come ‘presi’ dalla felicità promessa, non tanto qui nel tempo, ma in prospettiva finale; nel presente tuttavia, le beatitudini sono  specchio di fedeltà al Padre nella sequela del Cristo …il Servo di Dio…mite…umile….che è passato beneficando e risanando l’umanità…

Il “ discorso della Montagna “ ha attraversato i millenni e si presenta ancora  ad ogni uomo o donna, indipendentemente dal suo ‘credo ‘, con una vitalità insuperata ed insuperabile. Ad esso spiriti grandi si sono avvicinati  ieri come oggi,anche oltre i confini della confessione cristiana; per tutti basti pensare al Mahatma Gandhi.

Infine, prima di tentare una riflessione, credo sia utile rileggere il testo  delle…beatitudini… anche nella traduzione interconfessionale dalla quale con maggior chiarezza emerge il significato di…poveri.. e….miti.. :si tratta di una traduzione che va più in la di un semplice testo: essa è segno di un impegno comunionale tra fedeli di chiese diverse, ma sorelle in Cristo.

 

Beati quelli che sono  poveri di fronte a Dio, perché Dio offre loro il suo regno.

Beati quelli che sono nella tristezza, perché Dio li consolerà.

Beati quelli che non sono violenti, perché Dio darà loro la terra promessa.

Beati quelli che desiderano ardentemente quello che Dio vuole, perché Dio esaudirà i loro  desideri.

Beati quelli che hanno compassione degli altri, perché Dio avrà compassione di loro.

Beati quelli che sono puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati quelli che diffondono la pace, perché Dio li accoglierà come figli.

Beati quelli che sono perseguitati, per aver fatto la volontà di Dio,perché Dio darà loro il suo regno.

Beati siete voi, quando vi insultano e vi perseguitano, quando dicono falsità e calunnie contro di voi per il fatto che siete miei discepoli. Siate lieti e contenti, perché Dio vi ha preparato una grande ricompensa…..

 

 
 

RIFLESSIONE

 
 

Otto  beatitudini: un nuovo esodo che ogni uomo compie a fianco dell’uomo Gesù, in uno stile di vita che nasce da un’interiorità rinnovata, e che, oltrepassando il ‘privato’, si pone come lievito della storia, per risanarla ed orientarla a Dio.

Sul monte delle ‘ beatitudini ‘,la ‘montagna del cuore ‘,luogo privilegiato di incontro con Dio, prende vita  “ l’uomo nuovo “ ricreato e reso libero dallo Spirito; un uomo ormai affrancato dalla dipendenza, dalla paura degli altri uomini, perché vive fondamentalmente di fronte a Dio, affidato a Lui, nella ricerca della sua volontà, attraverso le vie rivelate da Cristo.

Chi accoglie le beatitudini si libera dai parametri del ‘finito’ e, pur restando nei condizionamenti temporali, con tutte le forme di umiliazione, sofferenza ed ingiustizia, ha una forza interiore nuova che gli viene dal Padre, fonte della vita, della misericordia, della pace, della felicità piena che non è evasione immaginaria, ma inalienabile possesso.

…Beati i poveri…essi sono al primo posto nel ‘ discorso ’, non a caso; la povertà è infatti condizione indispensabile, fondamento di tutto il cammino.

 

La povertà di cui il Vangelo parla, non è un fatto economico,quel tipo di povertà c’è, è deprecabile, ed è frutto di ingiustizia; la  povertà evangelica,…povertà nello spirito…povertà di fronte a Dio… è riconoscere, accettare, vivere, avvertire anche drammaticamente, la radicale insufficienza,il limite creaturale di fronte a Lui, l’Altissimo, l’assolutamente Altro,ma incarnato in Gesù di Nazareth.

 Poveri, non creati da noi stessi, ma ricongiunti a Lui che si china sul nostro incessante perfezionarci e questo bisogno, noi lo affidiamo a Lui nel quale ci specchiamo per riconoscere la nostra vera immagine.

Il reiterato proclamare…beati…o anche…benedetti..ha l’ alternativa in quel che Luca esprime col grido…guai!…a voi ricchi…che ora ridete…siete sazi…: o vicini a Dio e benedetti o lontani…nell’angoscia.

Poveri, liberi di esistere, così come siamo, ma riconciliati, in armonia e semplicità, e soprattutto aperti agli altri, senza imposizioni, senza ostentazione di chissà quale grandezza o superiorità, capaci di accostarci con discrezione, rispetto e coinvolgimento, con una presenza amica che sostiene, ascolta, condivide e divide ciò che è oltre a ciò che ha.

Poveri e vulnerabili, significa anche esser capaci di piangere.

….Beati gli afflitti… non sempre il pianto è amarezza o disperazione.

C’ è un  pianto liberatorio che rischiara le zone d’ombra e le tortuosità dell’anima; c’é il pianto che è tenerezza del cuore, il pianto: altissima espressione di umanità e di umiltà.

Anche il Figlio di Dio ha pianto …per l’amico morto…per la sua città…nell’angosciosa notte del Getzemani, e il suo pianto è ..mistero di dolore che libera e redime ogni uomo che soffre.

Solo l’arrogante non piange, solo chi scambia la durezza con la fortezza,ed è  gonfio di orgoglio, pericolosamente invaghito di sé, ma anche paurosamente, solo nella sua presunta autosufficienza; se vacilla non avrà chi lo sostenga, nel dubbio non avrà chi lo ascolti.

L’uomo ‘invincibile ‘ si nega la gioia dell’ amicizia e della consolazione, sarà sempre in gara con chi, come lui, rifiutando d’esser debole, nega la propria umanità.

La voce del povero e dell’afflitto sale a Dio e la Scrittura è ricca di esempi, dato che tutta la storia della salvezza corre su questo filo. “…tu accogli, Signore,il desiderio dei poveri, rafforzi i loro cuori, porgi l’orecchio al povero e all’oppresso, per far giustizia, perché non incuta più timore l’uomo…fatto di terra…” (sl. 9,38-39 )

beate le persone, dice Gesù, che osano vivere in questo modo….non hanno più niente da temere, né rifiuto né vergogna: esse cominciano ad essere vere…Esse sono vicine, proprio vicine a Dio: Lui le consolerà…” ( E.Drewermann)

…Beati i misericordiosi…a questa beatitudine un antico canto cinese sembra fare eco:”…caritatevole e fidata è soltanto la povertà dell’uomo;tutto il resto fa mostra di sé, si rende importante ed è incapace di dare vita, felicità, amore…”. Generalmente solo i poveri e quanti sopportano dolore e afflizione, sono anche capaci di avere il loro cuore con i  miseri, qualunque sia il tipo di indigenza.La misericordia si fonda, infatti, su una identificazione nella debolezza e nel bisogno,non conosce contrapposizioni, ma solidarietà.

Chi conosce la povertà, sia essa economica o morale, conosce bene cosa sia emarginazione ed umiliazione ed è perciò disposto alla solidarietà,una solidarietà che oggi,più che nel passato, reclama operatività ed apertura oltre ogni confine nazionalistico, etnico o religioso.

La misericordia è quella che conta presso Dio il cui Figlio in Gesù di Nazareth si è fatto solidale con ogni uomo, offrendo se stesso, per la liberazione dal peccato: la multiforme inimicizia, che è lontananza dell’uomo da Dio e dell’uomo da ogni altro uomo.

I “ mali “ della Storia: miseria, dolore, fame,ingiustizia,guerre, sono quei….guai!…di cui Luca scrive,…beati…invece, quanti, a fianco di ogni indigente, fanno salire a Dio la voce.

Beati i poveri, gli afflitti, ….i miti….essi possederanno la terra.

La smania di possesso, di dominio,di grandezza: è quanto ancor oggi compromette la pace: un problema che ci inquieta;tuttavia non saranno mai i ‘potenti ‘ a risolverlo, ma i …miti…i non-violenti..i disarmati…

Disarmati: è questa  la traduzione che Drewermann propone, essa  rende più chiaro il senso di cosa sia non-violenza, quella che Cristo stesso ha vissuto e predicato. Così racconta Matteo:

Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la sfoderò e colpì un servo del sommo sacerdote, amputandogli l’orecchio.

Allora dice a lui Gesù:< Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.>…( Mt.26,51-52 )

Miti, inermi per amore di Cristo, non sono tanto coloro che non hanno possibilità alcuna di difesa, ma quanti si educano disarmati interiormente, e perciò, i soli in grado di contrastare la violenza ed ogni forma di guerra.

Costoro  si sono costruiti miti nella fede, alla sequela dell’Uomo di Nazareth, il quale, proponendosi come modello di…mitezza ed umiltà…e si sottopose inerme ed indifeso alla Croce.

Già il Salmista indicava a suo tempo chi siano i …miti…”…gli empi sfoderano la spada e tendono l’arco per colpire di nascosto il misero e l’indigente..per uccidere chi cammina per la retta via…ma la loro spada raggiungerà i loro stesso cuore e i loro archi si spezzeranno…i miti, invece possederanno la terra..e godranno di una grande pace…”  ( sl.37,11-15   )

Solo gli inermi sono veri…costruttori di pace…beati…saranno accolti da Dio come figli…

E’ questa, la beatitudine  che oggi  deve fortemente inquietare tutti gli uomini di buona volontà:

tutti oltre ogni confine, cristiani e non, al di là di qualunque confessione religiosa il problema della pace è urgente, ma non si risolverà certo  con la corsa agli armamenti, con sofisticate  tecniche di sicurezza e controllo . Il disarmo nasce dal cuore…il cuore   del Cristo  e il cuore di quanti, come lui hanno operato con la forza dell’amore.

 Abbiamo  a questo riguardo, esempi abbastanza recenti …basti pensare a quel grande spirito che fu il Mahatma Gandhi e, in America, Martin Luther King .

 Quante sono ancora oggi le moltitudini di uomini e donne oppressi, popolazioni vinte..eliminate con violenza….per motivi…che solo apparentemente giustificano azioni delittuose….?

Essere inermi, miti, non-violenti, non è disimpegno e tanto meno codardia, è il coraggio di chi può usare la forza ma non vuole, può colpire ma…trova altre soluzioni: nel privato..perdona…nelle relazioni internazionaliusa  diplomazia e dialogo

La logica corrente, la logica del ‘mondo ‘ insegna che ‘ grande ‘ è  chi è capace di allargare il proprio potere, sia esso economico o politico, chi sa creare ‘imperi’ e ne conosciamo ancora tanti.   Veramente grande, ma agli occhi di Dio, è colui che rinuncia alla forza del potere e si schiera, senza riserve, dalla parte  dei  deboli, dei poveri, degli ultimi che il nostro stesso egoismo ha creato.

Qualcuno ha scritto: “…se vogliamo liberarci dalle paure…e sono tante e frequenti, bisogna persuadersi che soltanto quell’irreale insegnamento dell’uomo di Nazareth è l’unica reale possibilità che ci è data per sopravvivere…per possedere ed abitare la terra nella pace…

Beato perciò, chiunque, nello spirito di Gesù, desidera un’esistenza che si apre ad un’istanza di  giustizia superiore : una vita giusta davanti a Dio…

…beati coloro che hanno fame e sete di giustizia…saranno saziati….

E’ un anelito incessante, un desiderio che brucia, come brucia la sete, come tormenta la fame; è la nostalgia di Dio, l’inquietudine nel cercarlo sempre, vederlo nell’ esistenza votata a Lui, votata agli altri. “ Vita giusta è quella condotta a fianco dell’uomo di Nazareth…vivere per quel Dio che abita in essa ed in essa si comunica…le persone che camminano per questa via vivono una vita ricca autentica e carica di senso…”.

E’ un fatto eminentemente interiore, che si fa trasparente perché operante, nel testimoniare ciò che vive nel profondo: il luogo della reale grandezza dell’uomo, anche il più misero.

Fame e sete di giustizia, fame e sete di fratellanza e di solidarietà.

Essa esige accettazione dell’altro, che è sempre diverso,e prima ancora esige accettazione di sé, un sé che si riconosce nella propria povertà e debolezza: una scelta di principio.

Il principio della povertà si ripropone, essa  ci apre alla bontà, solo chi fa esperienza di debolezza e fragilità, sa accogliere e sa farsi presente con amore all’altro, senza giudicare senza condannare ma per consolare e risanare.

Il discorso della Montagna non è dunque un elenco di precetti, ma un discorso che ha una sua logica interna, è un esodo, un’ascesi, è il non facile cammino a fianco al Cristo;tutto ciò purifica l’esistenza, la rende capace di quell’eroismo quotidiano, che è proprio di chi sempre si specchia nella volontà del Padre, che contempliamo dentro di noi, in una coscienza che si fa sempre più chiara ….

…Beati i puri di cuore…vedranno Dio…. colui che vive le beatitudini, acquista uno sguardo diverso, uno sguardo contemplativo col quale scorge Dio dentro di sé  e in ogni altro uomo, nel quale, anche, si specchia come un altro sé.

La Chiesa parla ripetutamente di “ civiltà dell’amore “ ecco, la civiltà dell’amore nasce da un’umanità che vive le beatitudini.

Un saggio dell’Oriente scriveva :”….penso che la carità e la giustizia non siano qualità naturali dell’uomo…le possiede solo chi orienta sempre la propria esistenza a Dio…” .

 E’ bello che per vie diverse, da confessioni differenti si guardi all’Unico che può dar senso all’esistenza, purificando il cuore degli uomini e rendendoli giusti, capaci di autentica libertà e piena umanità,in un sacro rispetto reciproco che è  veicolo di solidarietà e via di pace.

Non c’è altra via per costruire e consolidare la pace, per superare e sconfiggere angosce e paure…

…beati gli operatori di pace….saranno accolti da Dio come figli…

Gesù dichiara ..beate.. tutte quelle persone che si sottraggono alla spirale della violenza, qualunque essa sia, dalle forme eclatanti e perverse a quelle larvate, subdole  che generano ingiustizia, che generano afflizione ed angoscia.

Beati gli operatori di pace…beato chi sa perdonare..chi si costruisce incapace di risentimento, anche quello istintivo interiore, che tormenta ed inquieta.

 E’ necessario, per questo, aver fede e  radicare, come su una roccia, la propria esistenza in Dio. Assumere questo stile di vita esige umiltà, tolleranza, coraggio, testimonianza, perché non è nel ‘privato’ che ci si costruisce operatori di pace, ma nel sociale a qualunque livello,impegnandosi a sanare contrasti, a comporre divisioni.

Esige che ci si esponga, al destino del “…giusto..” che è d’esser perseguitato: non una vita comoda, e la storia insegna.

….hanno perseguitato i profeti….perseguiteranno anche voi…

Chiunque è da Dio, finisce per scombinare i progetti umani, l’uomo giusto, anche tacitamente, è di intralcio, la sua sola presenza è un rimprovero, meglio eliminarlo: egli scredita i valori correnti: ricchezza, potere, forza, anche all’interno delle istituzioni; é una storia che si ripete .

Torna  di nuovo al ricordo, tra tante, la figura di Martin Luther King, egli affermò con forza, la forza della non-violenza, l’assoluta uguaglianza tra neri e bianchi ; un’azione scomoda: sconvolgeva tutto quel sistema politico sociale, che dava vita ad un assetto economico basato sullo sfruttamento dei negri dei quali King  era portavoce.Ripetutamente arrestato, quando i suoi sforzi raggiunsero lo scopo, con l’approvazione dei diritti civili da parte del Congresso ( gennaio 1964 ) venne brutalmente assassinato.

Anche oltre i confini della confessione cristiana, il discorso della montagna trovò accoglienza: nel grande profeta della non-violenza Gandhi, il quale ne visse tutte le esigenze e ne fece uno strumento di affrancamento politico del suo popolo,  e fu anch’egli ucciso.

Ci sono  poi altre forme di repressione e persecuzione, incruente, ma non per questo meno dolorose.

Ecco quanto scrive di sé Primo Mazzolari, il prete inviso al regime fascista che, facendo pressione sull’ autorità ecclesiastica, ne ottenne il “ silenzio “.

A Don Primo fu vietato di predicare e scrivere.

Ecco come rievoca quel giorno:

“…oggi leggo le beatitudini…leggo, non predico.

Le beatitudini non si predicano: non sono per gli altri. Nessuno può darle a parole.

Se le predico, tutti notano che io ne sono fuori.

Cristo no, lui solo parla dal di dentro di ogni beatitudine: lui povero, mie, pacifico, misericordioso, lui il percosso, il morente…

Che non si possano predicare l’ho capito bene in un lontano Ognissanti, quando mi fu imposto dietro minaccia: Tu prete oggi non predicherai…

E quel giorno il <prete > ha letto soltanto: ma nel leggere egli piangeva e gli altri piangevano.

Le parole che hanno la virtù di far piangere, o di gioia o di vergogna, non si predicano…” ( da Impegno per Cristo )

 


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