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CORSO BIBLICO 2007/08
14a Lezione, Martedì 26
Febbraio 2008
IL DISCORSO DELLA MONTAGNA
Matteo
5,1-12
Alla vista delle folle
Gesù salì sul monte e, come si fu seduto, si accostarono
a lui i suoi discepoli.Allora aprì la sua bocca per
ammaestrarli dicendo:
“Beati i poveri di
spirito,
perché di essi è il regno dei
cieli.
Beati quelli che piangono,perché
saranno consolati.
Beati i miti,
perché erediteranno la
terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della
giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno
misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati quelli che operano per la
pace,
perché saranno chiamati figli di
Dio.
Beati i perseguitati a causa della
giustizia,
poiché di essi è il regno dei
cieli.
Beati voi!Quando vi insulteranno e vi
perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di
male a causa mia,rallegratevi ed esultate, poiché grande
è la vostra ricompensa nei cieli.
Così, del resto,perseguitarono i
profeti che furono prima di voi.”
La narrazione ha il parallelo in Luca (
6,20-26 ) con un’esposizione più breve, e che gli
esegeti giudicano più
vicina, nel tono, al discorso pronunciato dallo stesso
Maestro.
Il messaggio evangelico che in Matteo ha uno
spiccato intento catechetico, una forte esigenza teologico-morale,
volta alla progressiva elevazione spirituale dei credenti, non
dimentica, tuttavia, la concretezza storica :…vi
insulteranno, vi perseguiteranno…diranno ogni male di
voi…. é specchio della reale situazione in cui si
trova la giovane Chiesa con i suoi fedeli.Essi, provenienti dal
giudaismo, hanno alle spalle una guerra che ha portato la
distruzione di Gerusalemme e del suo tempio; del resto, la nuova
comunità, non gradita ai Romani, é invisa anche a
Israele.
In tale contesto, e con una fortissima spinta
missionaria ed ecumenica, l’Evangelista
traccia come una sintesi del
messaggio di salvezza: un itinerario interiore e di concreto stile
di vita che,pur nel dramma dell’esistenza,
anzi proprio perché in situazione penosa, conduce alla
felicità di chi vede Dio con occhi di
figlio.
Il
‘discorso della Montagna ‘ inaugura la predicazione di
Gesù all’indomani della morte del
Battista,…..andò ad abitare…nel territorio di
Zabulon e di Neftali, perché si adempisse quanto fu scritto
dal profeta Isaia……<Il popolo che giace nelle
tenebre ha visto una grande luce, per quanti dimorano nella
tenebrosa regione di morte una luce si è
levata…>…….. ( Mt.4,13-16 )
Da questo momento ha inizio l’ annuncio
del regno di Dio, esso non è regolato dalla logica di questo
mondo, ma da principi che vi si oppongono e che lo stesso Signore
enuncia come ‘ beatitudini ‘. Si, le beatitudini,
così, come i Vangeli le presentano sono dei principi, non
occasionali esperienze.
Il discorso di Gesù è discorso
profetico….allora aprì la sua
bocca…espressione che ricorre una sola
volta e, come nota Agostino, dà forte
risalto all’insegnamento del Maestro.
Il passo, nel suo genere, e
in gran parte dei contenuti richiama i testi
sapienziali biblici, i salmi, in particolare,anche se la
prospettiva delle promesse supera l’orizzonte
della contingenza storica
aprendosi all’infinito di Dio, alla
comunione piena con Lui , che Cristo rivela Padre.
Si disegna così un’esistenza umana
nuova che muove da una nuova interiorità;
essa rinnoverà la storia e di essa saranno
artefici privilegiati proprio coloro che nella società
occupano l’ultimo
posto:…poveri…afflitti…perseguitati…calunniati….
Beati! Matteo lo ripete per ben otto volte,in
uno stile letterario particolare, a quei tempi molto caro ai
fedeli, i quali erano come ‘presi’ dalla felicità
promessa, non tanto qui nel tempo, ma in prospettiva finale; nel
presente tuttavia, le beatitudini sono specchio
di fedeltà al Padre nella sequela del Cristo …il
Servo di Dio…mite…umile….che è passato
beneficando e risanando
l’umanità…
Il “ discorso della Montagna “ ha
attraversato i millenni e si presenta ancora ad
ogni uomo o donna, indipendentemente dal suo ‘credo
‘, con una vitalità insuperata ed insuperabile. Ad esso
spiriti grandi si sono avvicinati ieri come
oggi,anche oltre i confini della confessione cristiana; per tutti
basti pensare al Mahatma Gandhi.
Infine, prima di tentare una riflessione,
credo sia utile rileggere il testo
delle…beatitudini… anche nella traduzione
interconfessionale dalla quale con maggior chiarezza emerge il
significato di…poveri.. e….miti.. :si
tratta di una traduzione che va più in la di un semplice
testo: essa è segno di un impegno comunionale tra fedeli di
chiese diverse, ma sorelle in Cristo.
Beati quelli che sono
poveri di fronte a Dio, perché Dio offre loro il suo
regno.
Beati quelli che sono nella tristezza,
perché Dio li consolerà.
Beati quelli che non sono violenti,
perché Dio darà loro la terra promessa.
Beati quelli che desiderano ardentemente
quello che Dio vuole, perché Dio esaudirà i
loro desideri.
Beati quelli che hanno compassione degli
altri, perché Dio avrà compassione di
loro.
Beati quelli che sono puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati quelli che diffondono la pace,
perché Dio li accoglierà come figli.
Beati quelli che sono perseguitati, per
aver fatto la volontà di Dio,perché Dio darà loro il
suo regno.
Beati siete voi, quando vi
insultano e vi perseguitano, quando dicono falsità e calunnie
contro di voi per il fatto che siete miei discepoli. Siate lieti e
contenti, perché Dio vi ha preparato una grande
ricompensa…..
RIFLESSIONE
Otto beatitudini: un
nuovo esodo che ogni uomo compie a fianco dell’uomo
Gesù, in uno stile di vita che nasce da
un’interiorità rinnovata, e che, oltrepassando il
‘privato’, si pone come lievito della storia,
per risanarla ed orientarla a Dio.
Sul monte delle ‘ beatitudini ‘,la
‘montagna del cuore ‘,luogo privilegiato di incontro
con Dio, prende vita “ l’uomo nuovo
“ ricreato e reso libero dallo Spirito; un uomo ormai
affrancato dalla dipendenza, dalla paura degli altri uomini,
perché vive fondamentalmente di fronte a Dio, affidato a Lui,
nella ricerca della sua volontà, attraverso le vie rivelate da
Cristo.
Chi accoglie le beatitudini si libera dai
parametri del ‘finito’ e, pur restando nei
condizionamenti temporali, con tutte le forme di umiliazione,
sofferenza ed ingiustizia, ha una forza interiore nuova che gli
viene dal Padre, fonte della vita, della misericordia, della pace,
della felicità piena che non è evasione immaginaria, ma
inalienabile possesso.
…Beati i poveri…essi sono
al primo posto nel ‘ discorso ’, non a caso; la
povertà è infatti condizione indispensabile,
fondamento di tutto il cammino.
La povertà di cui il Vangelo parla, non
è un fatto economico,quel tipo di povertà c’è,
è deprecabile, ed è frutto di ingiustizia;
la povertà
evangelica,…povertà nello spirito…povertà di
fronte a Dio… è riconoscere, accettare, vivere,
avvertire anche drammaticamente, la radicale insufficienza,il
limite creaturale di fronte a Lui, l’Altissimo,
l’assolutamente Altro,ma incarnato in Gesù di
Nazareth.
Poveri, non creati da noi
stessi, ma ricongiunti a Lui che si china sul nostro incessante
perfezionarci e questo bisogno, noi lo affidiamo a Lui nel quale ci
specchiamo per riconoscere la nostra vera immagine.
Il reiterato
proclamare…beati…o
anche…benedetti..ha l’ alternativa in quel che
Luca esprime col grido…guai!…a voi ricchi…che
ora ridete…siete sazi…: o vicini a Dio e benedetti
o lontani…nell’angoscia.
Poveri, liberi di esistere, così come
siamo, ma riconciliati, in armonia e semplicità, e soprattutto
aperti agli altri, senza imposizioni, senza ostentazione di
chissà quale grandezza o superiorità, capaci di
accostarci con discrezione, rispetto e coinvolgimento, con una
presenza amica che sostiene, ascolta, condivide e divide ciò
che è oltre a ciò che ha.
Poveri e vulnerabili, significa anche esser
capaci di piangere.
….Beati gli afflitti… non
sempre il pianto è amarezza o disperazione.
C’ è un pianto
liberatorio che rischiara le zone d’ombra e le
tortuosità dell’anima; c’é il pianto che
è tenerezza del cuore, il pianto: altissima espressione di
umanità e di umiltà.
Anche il Figlio di Dio ha pianto …per
l’amico morto…per la sua
città…nell’angosciosa notte del Getzemani, e il
suo pianto è ..mistero di dolore che libera e redime
ogni uomo che soffre.
Solo l’arrogante non piange, solo chi
scambia la durezza con la fortezza,ed è
gonfio di orgoglio, pericolosamente invaghito di sé, ma anche
paurosamente, solo nella sua presunta autosufficienza; se vacilla
non avrà chi lo sostenga, nel dubbio non avrà chi lo
ascolti.
L’uomo ‘invincibile ‘ si
nega la gioia dell’ amicizia e della consolazione, sarà
sempre in gara con chi, come lui, rifiutando d’esser debole,
nega la propria umanità.
La voce del povero e dell’afflitto sale
a Dio e la Scrittura è ricca di esempi, dato che tutta la
storia della salvezza corre su questo filo. “…tu
accogli, Signore,il desiderio dei poveri, rafforzi i loro cuori,
porgi l’orecchio al povero e all’oppresso, per far
giustizia, perché non incuta più timore
l’uomo…fatto di terra…” (sl. 9,38-39
)
“beate le persone, dice Gesù,
che osano vivere in questo modo….non hanno più niente da
temere, né rifiuto né vergogna: esse cominciano ad essere
vere…Esse sono vicine, proprio vicine a Dio: Lui le
consolerà…” ( E.Drewermann)
…Beati i misericordiosi…a
questa beatitudine un antico canto cinese sembra fare
eco:”…caritatevole e fidata è soltanto la
povertà dell’uomo;tutto il resto fa mostra di sé,
si rende importante ed è incapace di dare vita, felicità,
amore…”. Generalmente solo i poveri e quanti
sopportano dolore e afflizione, sono anche capaci di avere il loro
cuore con i miseri, qualunque sia il tipo
di indigenza.La misericordia si fonda, infatti, su una
identificazione nella debolezza e nel bisogno,non conosce
contrapposizioni, ma solidarietà.
Chi conosce la povertà, sia essa
economica o morale, conosce bene cosa sia emarginazione ed
umiliazione ed è perciò disposto alla
solidarietà,una solidarietà che oggi,più che nel
passato, reclama operatività ed apertura oltre ogni confine
nazionalistico, etnico o religioso.
La misericordia è quella che conta presso
Dio il cui Figlio in Gesù di Nazareth si è fatto solidale
con ogni uomo, offrendo se stesso, per la liberazione dal peccato:
la multiforme inimicizia, che è lontananza
dell’uomo da Dio e dell’uomo da ogni altro
uomo.
I “ mali “ della Storia: miseria,
dolore, fame,ingiustizia,guerre, sono
quei….guai!…di cui Luca
scrive,…beati…invece, quanti, a fianco di ogni
indigente, fanno salire a Dio la voce.
Beati i poveri, gli afflitti, ….i
miti….essi possederanno la terra.
La smania di possesso, di dominio,di
grandezza: è quanto ancor oggi compromette la pace: un
problema che ci inquieta;tuttavia non saranno mai i ‘potenti
‘ a risolverlo, ma i …miti…i non-violenti..i
disarmati…
Disarmati: è questa la
traduzione che Drewermann propone, essa rende
più chiaro il senso di cosa sia non-violenza, quella che
Cristo stesso ha vissuto e predicato. Così racconta
Matteo:
Ed ecco, uno di quelli che erano con
Gesù, messa mano alla spada, la sfoderò e colpì un
servo del sommo sacerdote, amputandogli
l’orecchio.
Allora dice a lui
Gesù:< Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti
quelli che mettono mano alla spada periranno di
spada.>…( Mt.26,51-52
)
Miti, inermi per amore di Cristo, non sono
tanto coloro che non hanno possibilità alcuna di difesa, ma
quanti si educano disarmati interiormente, e perciò, i soli in
grado di contrastare la violenza ed ogni forma di guerra.
Costoro si sono costruiti
miti nella fede, alla sequela dell’Uomo di Nazareth, il
quale, proponendosi come modello di…mitezza ed
umiltà…e si sottopose inerme ed indifeso alla
Croce.
Già il Salmista indicava a suo tempo chi
siano i …miti…”…gli empi sfoderano la
spada e tendono l’arco per colpire di nascosto il misero e
l’indigente..per uccidere chi cammina per la retta
via…ma la loro spada raggiungerà i loro stesso cuore e i
loro archi si spezzeranno…i miti, invece possederanno la
terra..e godranno di una grande pace…”
( sl.37,11-15
)
Solo gli inermi sono veri…costruttori
di pace…beati…saranno accolti da Dio come
figli…
E’ questa, la
beatitudine che oggi deve
fortemente inquietare tutti gli uomini di buona
volontà:
tutti oltre ogni confine, cristiani e non, al
di là di qualunque confessione religiosa il problema della
pace è urgente, ma non si risolverà
certo con la corsa agli armamenti, con
sofisticate tecniche di sicurezza e controllo .
Il disarmo nasce dal cuore…il cuore
del Cristo e il cuore di quanti, come lui hanno
operato con la forza dell’amore.
Abbiamo
a questo riguardo, esempi abbastanza recenti …basti pensare a
quel grande spirito che fu il Mahatma Gandhi e, in America, Martin
Luther King .
Quante sono ancora oggi le
moltitudini di uomini e donne oppressi, popolazioni
vinte..eliminate con violenza….per motivi…che solo
apparentemente giustificano azioni
delittuose….?
Essere inermi, miti, non-violenti, non è
disimpegno e tanto meno codardia, è il coraggio di chi
può usare la forza ma non vuole, può colpire
ma…trova altre soluzioni: nel
privato..perdona…nelle relazioni
internazionali…usa diplomazia e
dialogo
La logica corrente, la logica del ‘mondo
‘ insegna che ‘ grande ‘
è chi è capace di allargare il proprio
potere, sia esso economico o politico, chi sa creare
‘imperi’ e ne conosciamo ancora
tanti. Veramente grande, ma agli occhi di
Dio, è colui che rinuncia alla forza del potere e si schiera,
senza riserve, dalla parte
dei deboli, dei poveri, degli ultimi che il
nostro stesso egoismo ha creato.
Qualcuno ha scritto: “…se
vogliamo liberarci dalle paure…e sono tante e frequenti,
bisogna persuadersi che soltanto quell’irreale insegnamento
dell’uomo di Nazareth è l’unica reale
possibilità che ci è data per sopravvivere…per
possedere ed abitare la terra nella
pace…”
Beato perciò, chiunque, nello spirito di
Gesù, desidera un’esistenza che si apre ad
un’istanza di giustizia superiore :
una vita giusta davanti a Dio…
…beati coloro che hanno fame e sete
di giustizia…saranno saziati….
E’ un anelito incessante, un desiderio
che brucia, come brucia la sete, come tormenta la fame; è la
nostalgia di Dio, l’inquietudine nel cercarlo sempre, vederlo
nell’ esistenza votata a Lui, votata agli altri. “
Vita giusta è quella condotta a fianco dell’uomo di
Nazareth…vivere per quel Dio che abita in essa ed in essa si
comunica…le persone che camminano per questa via vivono una
vita ricca autentica e carica di senso…”.
E’ un fatto eminentemente interiore, che
si fa trasparente perché operante, nel testimoniare ciò
che vive nel profondo: il luogo della reale grandezza
dell’uomo, anche il più misero.
Fame e sete di giustizia, fame e sete di
fratellanza e di solidarietà.
Essa esige accettazione dell’altro, che
è sempre diverso,e prima ancora esige accettazione di sé,
un sé che si riconosce nella propria povertà e debolezza:
una scelta di principio.
Il principio della povertà si ripropone,
essa ci apre alla bontà, solo chi fa
esperienza di debolezza e fragilità, sa accogliere e sa farsi
presente con amore all’altro, senza giudicare senza
condannare ma per consolare e risanare.
Il discorso della Montagna non è dunque
un elenco di precetti, ma un discorso che ha una sua logica
interna, è un esodo, un’ascesi, è il non facile
cammino a fianco al Cristo;tutto ciò purifica
l’esistenza, la rende capace di quell’eroismo
quotidiano, che è proprio di chi sempre si specchia nella
volontà del Padre, che contempliamo dentro di noi, in una
coscienza che si fa sempre più chiara ….
…Beati i puri di
cuore…vedranno Dio…. colui che
vive le beatitudini, acquista uno sguardo diverso, uno sguardo
contemplativo col quale scorge Dio dentro di
sé e in ogni altro uomo, nel quale, anche,
si specchia come un altro sé.
La Chiesa parla
ripetutamente di “ civiltà dell’amore “
ecco, la civiltà dell’amore nasce da
un’umanità che vive le
beatitudini.
Un saggio
dell’Oriente scriveva :”….penso che la carità e la giustizia non siano
qualità naturali dell’uomo…le possiede solo chi
orienta sempre la propria esistenza a Dio…”
.
E’ bello che per vie diverse, da
confessioni differenti si guardi all’Unico che può dar
senso all’esistenza, purificando il cuore degli uomini e
rendendoli giusti, capaci di autentica libertà e piena
umanità,in un sacro rispetto reciproco che
è veicolo di solidarietà e via di
pace.
Non c’è altra via per costruire e
consolidare la pace, per superare e sconfiggere angosce e
paure…
…beati gli operatori di
pace….saranno accolti da Dio come figli…
Gesù dichiara ..beate.. tutte
quelle persone che si sottraggono alla spirale della violenza,
qualunque essa sia, dalle forme eclatanti e perverse a quelle
larvate, subdole che generano ingiustizia, che
generano afflizione ed angoscia.
Beati gli operatori di pace…beato
chi sa perdonare..chi si costruisce incapace di risentimento, anche
quello istintivo interiore, che tormenta ed
inquieta.
E’ necessario, per
questo, aver fede e radicare, come su una
roccia, la propria esistenza in Dio. Assumere questo stile di vita
esige umiltà, tolleranza, coraggio, testimonianza, perché
non è nel ‘privato’ che ci si costruisce operatori
di pace, ma nel sociale a qualunque livello,impegnandosi a sanare
contrasti, a comporre divisioni.
Esige che ci si esponga, al destino del
“…giusto..” che è d’esser
perseguitato: non una vita comoda, e la storia
insegna.
….hanno perseguitato i
profeti….perseguiteranno anche voi…
Chiunque è da Dio, finisce per scombinare
i progetti umani, l’uomo giusto, anche tacitamente,
è di intralcio, la sua sola presenza è un rimprovero,
meglio eliminarlo: egli scredita i valori correnti: ricchezza,
potere, forza, anche all’interno delle istituzioni; é
una storia che si ripete .
Torna di nuovo al ricordo,
tra tante, la figura di Martin Luther King, egli affermò con
forza, la forza della non-violenza, l’assoluta uguaglianza
tra neri e bianchi ; un’azione scomoda: sconvolgeva tutto
quel sistema politico sociale, che dava vita ad un assetto
economico basato sullo sfruttamento dei negri dei quali
King era portavoce.Ripetutamente arrestato,
quando i suoi sforzi raggiunsero lo scopo, con l’approvazione
dei diritti civili da parte del Congresso ( gennaio 1964 ) venne
brutalmente assassinato.
Anche oltre i confini della confessione
cristiana, il discorso della montagna trovò accoglienza: nel
grande profeta della non-violenza Gandhi, il quale ne visse tutte
le esigenze e ne fece uno strumento di affrancamento politico del
suo popolo, e fu anch’egli
ucciso.
Ci sono poi altre forme di
repressione e persecuzione, incruente, ma non per questo meno
dolorose.
Ecco quanto scrive di sé Primo Mazzolari,
il prete inviso al regime fascista che, facendo pressione
sull’ autorità ecclesiastica, ne ottenne il “
silenzio “.
A Don Primo fu vietato di predicare e
scrivere.
Ecco come rievoca quel giorno:
“…oggi leggo le
beatitudini…leggo, non predico.
Le beatitudini non si predicano: non sono
per gli altri. Nessuno può darle a parole.
Se le predico, tutti notano che io ne sono
fuori.
Cristo no, lui solo parla dal di dentro di
ogni beatitudine: lui povero, mie, pacifico, misericordioso, lui il
percosso, il morente…
Che non si possano predicare l’ho
capito bene in un lontano Ognissanti, quando mi fu imposto dietro
minaccia: Tu prete oggi non predicherai…
E quel giorno il <prete > ha letto
soltanto: ma nel leggere egli piangeva e gli altri
piangevano.
Le parole che hanno la virtù di far
piangere, o di gioia o di vergogna, non si
predicano…” ( da Impegno per Cristo
)
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