13a lezione

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parrocchia - corso bibbia
Sabato 13 Dicembre 2008 01:45

CORSO BIBLICO 2007/08




13a Lezione, Martedì 19 Febbraio 2008


La montagna della tentazione di Gesu' (Mt 4,1-11)


Una caratteristica del Vangelo di Matteo e' che situa nei monti episodi importantissimi della vita di Gesu'.
Perche' Matteo ? Perche' e' l'unico tra gli evangelisti che colloca sia l'inizio, ma soprattutto la fine dell'attivita' e dell'esistenza di Gesù su un monte. Un monte che non ha mai un nome.
Quindi, l'evangelista ci vuol dire che questo monte non e' un'indicazione topografica, ma una realta' spirituale interiore.
Anzitutto vediamo, nella cultura dell'epoca, cosa vuol significare il termine "monte".
Essendo un luogo elevato dalla terra e quindi piu' vicino al cielo, in tutte le culture religiose il monte e' il luogo dove la divinita' comunica con l'umanita' e soprattutto il luogo dove essa risiede. Tanto e' vero che anche nella nostra tradizione cristiana i santuari sono molto frequentemente posti in cima ad un monte.
Il monte a cui si fa riferimento lo troviamo al capitolo 4 di Matteo, nell'episodio delle tentazioni di Gesu' nel deserto. Al versetto
1, l'evangelista scrive: "Allora, Gesu' fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo". Anzitutto da notare questo "allora", che pone continuita' con l'episodio avvenuto precedentemente, cioe' il battesimo di Gesu'. Immergendosi nell'acqua del Giordano, Gesu' viene riconosciuto dal Padre come "il figlio prediletto" (Mt 3,17). In Gesu' c'e' tutta la pienezza di Dio, e il Padre gli effonde lo Spirito, cioe' la sua capacita' d'amore. Ricevuta questa pienezza d'amore Gesu' viene condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo.
Perche' nel deserto ? In Gesu' rivive tutta la storia del popolo di Israele, che una volta liberato dalla terra della schiavitu', dall'Egitto, nel deserto viene messo alla prova da Dio per vederne la capacita' di rimanere fedele all'alleanza.
Nel brano di Matteo le prove non vengono da Dio, ma Dio stesso viene tentato da questo personaggio, il diavolo. L'evangelista, mettendo questo episodio all'inizio dell'attivita' di Gesu', vuol dire che tutta la Sua vita sara' all'insegna della tentazione. Non quindi un episodio di quaranta giorni nella vita di Gesu', ma un avvertimento dell'evangelista perche' in tutta la sua esistenza Gesu' verrà sottoposto a queste terribili tentazioni che non sono facili da superare.
Intanto, dice l'evangelista, "Gesu' fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo". Per la prima e ultima volta nel Vangelo appare questo personaggio. In effetti il diavolo nei Vangeli ha un ruolo estremamente marginale e in quello di Matteo compare una sola volta, in questo episodio delle tentazioni. Vedremo di capire chi e' questo diavolo.
"E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame". Questo digiuno di Gesu' non è un digiuno religioso, che
mai Gesu' fara', ma e' una prova di forza che lo mette alla pari di Mose'. Quest'ultimo, prima di ricevere da Dio sul Sinai la legge, digiuno' quaranta giorni e quaranta notti (Es 34,28).
Perche' l'evangelista non si limita a dire che digiuno' quaranta giorni, ma aggiunge quaranta notti ? Perche' il digiuno religioso, quello imposto dalla legge, inizia all'alba e termina al tramonto. Per far vedere che Gesu' non fa il digiuno religioso l'evangelista aggiunge quaranta notti. Non e', quindi, un digiuno fatto per ottenere dei favori da parte di Dio per chissa' quali cose, ma e' una prova di forza che lo mette allo stesso livello del grande profeta Mosè.
Perché il numero 40 ? I numeri nella Bibbia non vanno mai presi in maniera aritmetica, matematica, ma sempre in maniera figurata. Nei Vangeli i numeri hanno sempre un valore figurato; il numero "tre" significa completamente (Pietro rinnega Gesu' per tre volte, Gesu' resuscita dopo tre giorni, cioe' torna in vita completamente) e cosi' via.
Il numero "quaranta" indica la generazione, la vita di un uomo. Allora l'evangelista, scrivendo quaranta giorni ci vuol indicare che tutta l'esistenza di Gesu' e' stata sottoposta a queste tentazioni.
Il tentatore prima e' stato presentato con il nome di diavolo e adesso viene presentato come "tentatore", perche' l'evangelista da' delle chiavi di lettura importanti al lettore. "Tentare" o "tentatore" e' un termine che nei Vangeli verra' sempre attribuito ai farisei, sadducei e dottori della legge. Questo significa che farisei, sadducei e dottori della legge hanno esercitato un'azione diabolica dall'esterno del gruppo di Gesu', mentre all'interno vedremo poi che sono i suoi stessi discepoli a fare la stessa cosa.
Il tentatore si avvicina a Gesu' e gli dice: "Se sei Figlio di Dio..." Attenzione che non e' un dubbio che il tentatore ha, perche' Gesu' e' gia' stato proclamato nel battesimo quale Figlio di Dio e il tentatore lo sa che Gesu' e' il Figlio di Dio.
Pertanto il significato e': "Giacche' sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane". Cioè, trai dei vantaggi da questa tua condizione; se c'e' Dio che ti protegge, giacche' sei il Figlio e quindi hai assicurata la sua protezione, usa le tue capacita' a tuo vantaggio, di' che queste pietre diventino pani.
Per il tentatore il pane dovrebbe servire per salvare se stesso, salvare la propria vita, mentre Gesu', Lui stesso si fara' pane per salvare la vita degli altri, donando la propria vita.
Gesu' infatti risponde: "Sta scritto: Non di solo pane vivra' l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
Questa risposta di Gesu' e' presa da un testo del libro del Deuteronomio, capitolo 8, che riguarda le prove del popolo nel deserto, dove l'autore scrive che Dio ha sottoposto alle prove il suo popolo per quarant'anni nel deserto (Dt 8,1-6). Ecco i quarant'anni nel deserto e i quaranta giorni di Gesu'. La tentazione di Gesu' e' la stessa che ha vissuto il popolo di Israele.
Allora, Gesu', nella tentazione del diavolo, si affida alla parola che esce dalla bocca di Dio, parola con la quale il Signore manifesta la sua volonta', che e' la garanzia della protezione divina, senza usare a proprio vantaggio i benefici, ma usando tutte le proprie capacità a vantaggio degli altri.
Questa, dunque, e' la prima tentazione, che poi si ripetera' abbondantemente lungo tutta la vita di Gesu'.
"Allora il diavolo lo condusse con se' nella citta' santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Giacche' sei Figlio di Dio, gettati giu', poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini al tuo riguardo ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perche' non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede".
Gesu' aveva risposto alla prima tentazione ponendo una fiducia totale nel Padre. Gesu' sa che non c'e' da affannarsi, lo dira' Lui stesso, su cosa mangeremo, perche' il Padre tutte queste cose le da' in abbondanza (Mt 6,25-34). Percio' il tentatore - che conosce benissimo
la Sacra Scrittura -, preso atto di questa fiducia, lo spinge agli estremi, lo conduce sul pinnacolo del tempio e lo invita a buttarsi di sotto, citando un Salmo (Sal 91,11-12).
Questo diavolo si dimostra un esperto conoscitore della Bibbia, esattamente come lo erano i farisei e gli scribi avversari di Gesu'. E' una tecnica che l'evangelista usa per dire che a questo diavolo che capisce tanto la Bibbia, che sa ribattere prontamente a Gesu', Gesu' si rivolge con la parola di Dio e il diavolo, prontamente, ribatte con un altro passo; e' tipico delle dispute tra i rabbini. Quindi, il diavolo lo porta sul pinnacolo del tempio, cioe' il punto più alto del tempio e gli dice di buttarsi giu'; perche' ?
Queste non sono tentazioni sconsiderate, ma molto fini, perche' la tradizione religiosa diceva: quando il Messia apparira', lo si vedra' improvvisamente sul pinnacolo del tempio, cioe' ci sara' un intervento prodigioso, straordinario da parte di Dio. Il tentatore pertanto non fa altro che dire a Gesu': "Fai quello che la gente si aspetta da te: vuoi essere riconosciuto come il Messia ? Guarda che il Messia, te lo dico io, arriverà mostrandosi sul pinnacolo del tempio. Allora va' sul pinnacolo del tempio e, gia' che ci sei, scendi volando sulle ali degli angeli".
Ebbene, Gesu' rifiuta di fare quello che la gente si attende, e rifiuta soprattutto un Dio che si manifesta attraverso segni di potere. Questo e' importante anche per noi oggi. Chi pensa a un Dio di potere, chi attende di vedere i suoi segni come segni prodigiosi di potere, non li vedra' mai, perche' Dio e' un Dio di amore e i suoi segni sono quelli dell'amore.
Questa tentazione che ora il diavolo fa a Gesu', gli sara' poi rivolta dai sommi sacerdoti, dagli scribi, dagli anziani e da tutto il popolo, sulla croce: "Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!" (Mt 27,40). Questo e' il dio del potere, quello che la gente vuole, un dio che manifesta la sua divinita' attraverso un potere che e' chiaro, evidente, constatabile. Pertanto, la tentazione che il diavolo fa a Gesu' di buttarsi dal pinnacolo del tempio e' identica a quella che gli faranno sul patibolo, di scendere dalla croce per dimostrare di essere Figlio di Dio.
Gesu', questa volta gli risponde: "Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo". Abbiamo detto che nelle tentazioni si rivivono gli episodi del popolo ebraico nel deserto. Il popolo si trova ad un certo punto in una localita', chiamata Massa, dove non c'era l'acqua ed allora si ribella contro Mose' e contro Dio: ci hai portati in questo deserto a morire di sete, era meglio rimanere in Egitto, almeno la' mangiavamo e bevevamo. Il popolo si chiese inoltre: ma questo Dio e' in mezzo a noi o no? (Es 17,1-7). Nel libro del Deuteronomio si trova l'espressione: "Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa" (Dt 6,16).
Gesu' non ha bisogno di chiedersi se Dio e' con lui oppure no. In questo brano l'evangelista anticipa il momento di Gesu' sulla croce, dove egli non ha il dubbio se Dio e' con lui oppure se lo ha abbandonato, e non ha bisogno di chiedere interventi straordinari che confermino la Sua presenza. Gesu' ha la certezza che Dio è sempre dalla sua parte.
Andiamo ora alla terza tentazione; da ricordare che il numero tre significa la completezza, ossia sta ad indicare che per tutta la sua vita Gesu' ha avuto queste tentazioni. Quante volte gli chiedono: noi ti crediamo, facci solo un segno prodigioso dal cielo e cosi' veniamo tutti con te. Ma Gesu' rifiuta sempre ! Finalmente arriviamo al monte; in questa tentazione "il diavolo lo condusse con se' sopra un monte altissimo e gli mostro' tutti i regni del mondo con la loro gloria e disse: Tutte queste cose io ti daro', se, prostrandoti, mi adorerai".
E' la tentazione suprema. L'ultima tentazione e' posta nel monte, cioè il luogo di abitazione della divinita'. Questo monte, definito molto alto, e' percio' il massimo della divinità. Nella cultura di quell'epoca, ogni persona che deteneva una qualunque forma di potere aveva la condizione divina. L'imperatore veniva considerato un dio, un figlio di dio, e cosi' il re, il faraone. Tutti coloro che detenevano il potere erano considerati di natura divina, ma per Gesu' la sua natura divina, la sua figliolanza con Dio non si manifestera' nel potere, nel dominio, ma nell'amore e nel servizio.
Satana mostra a Gesu' tutti i regni, allo stesso modo in cui Dio mostra a Mose', salito sul monte Nebo, tutto il paese (Dt 34,1-4). Ma mentre qui viene mostrato un territorio da conquistare, Gesu' su di un monte, il monte della resurrezione, invitera' i suoi ad "andare in tutto il mondo ponendosi in un atteggiamento di servizio". Gesu' demolisce, in un sol colpo, tutta la tradizione religiosa ebraica di Israele come popolo eletto, chiamato a dominare tutti gli altri popoli.
C'e' il Salmo
2, incui al versetto 8 Dio dice al suo Messia: "Ti daro' in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai" (Sal 2,8-9). Il Messia della "tradizione" e' un Messia che impone l'ordinamento di Dio attraverso la violenza. Di conseguenza, le tentazioni non sono qualcosa di cattivo che e' facile per Gesu' evitare, ma viene a lui proposta la tradizione religiosa di Israele, quella radicata nel popolo. Sei il Messia ? Devi dominare le nazioni e, addirittura, le dovrai spezzare con scettro di ferro e frantumarle come vasi di argilla.
Perciò il tentatore non e' il diavolo della nostra tradizione che si presenta in maniera orribile - ed e' percio' facile dire "Vade retro Satana" -, ma i tentatori sono i farisei, la parte più spirituale del popolo, sono gli scribi, questi teologi che parlano con autorità e con mandato divino. Essi dicono: "Sei il Messia, sei il figlio di Dio? Guarda che il Salmo 2, la parola di Dio, dice che il Messia dovrà dominare e schiacciare gli altri popoli".
Ecco la tentazione proposta a Gesu': quella di conformarsi ad una tradizione religiosa, umana e spirituale. E Gesu', invece, si sbarazza di questa logica; le sue ultime parole, quando invitera' i suoi discepoli ad andare in tutto il mondo, non saranno di dominio, ma di mettersi al servizio. Gesu' dira': "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nell'amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19). Quindi, c'e' si' da andare verso altri popoli pagani, ma non con un atteggiamento di dominio, ma di servizio. Gesu' in questo modo elimina l'arroganza di una tradizione religiosa che presumeva il popolo di Israele come preferito da Dio a dispetto di altri popoli, come un popolo chiamato a dominare.
Gesu' risponde al tentatore: "Vattene Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto". Gesu' scaccia Satana con le parole dello "Shema'" (= ascolta) di Israele, che si trova nel libro del Deuteronomio ed e' la professione di fede nella quale si afferma l'unicita' di Dio (Dt 6,13). Gesu' si rifiuta di adorare il potere e si rimette al Dio che lui ha conosciuto, al Padre che lo ha investito con il Suo Spirito nel battesimo.
"Allora il diavolo lo lascio' ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano".
Il diavolo lascia definitivamente la scena per non comparire mai piu' nel Vangelo.
Il diavolo nei Vangeli ha uno spazio relativamente marginale. La sua azione, pero', sarà sempre presente lungo tutta l'esistenza di Gesu'. Essa verrà incarnata, all'esterno, dai farisei e dagli scribi, i tentatori; quante volte nel Vangelo troviamo l'espressione "si avvicinarono a Gesu' per tentarlo". Ma quello che e' piu' grave e' che la tentazione di Satana verra' manifestata anche all'interno del gruppo di Gesu' dagli stessi discepoli, in particolare da Pietro, l'unico verso il quale Gesu' dirigerà le stesse parole usate per Satana.(Mt 16,23).
Gli angeli, il segno della protezione divina, esercitano allora il loro servizio, confermando la fiducia che Gesu' aveva nel Padre. Il tentatore gli diceva "manifesta qualcosa di straordinario e gli angeli si metteranno al tuo servizio"; Gesu' invece rifiuta lo straordinario, si mette in un atteggiamento d'amore, e "allora" gli angeli si manifestano.
Questo e' il monte della tentazione, nel quale viene presentato un episodio della vita di Gesu', e qual e' il significato ? La condizione divina, rappresentata da un monte molto alto, non si ottiene attraverso prodigi straordinari, dominando e schiacciando gli altri, ma mettendo la propria vita al servizio di tutti. Non con delle pietre che diventino pane a proprio vantaggio, ma con il fare se stesso pane a vantaggio degli altri.
Queste sono indicazioni che, se ben comprese, non rimangono in un episodio della vita di Gesu', ma si possono riflettere nella vita di noi tutti.


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