Anno Paolino: un’esperienza importante!
Pellegrinaggio delle parrocchie di Melano, San
Donato, Bastia- Rucce e Murazzano

di Don Gabriele Trombetti
26 ottobre, ore 6,00, partenza di una
cinquantina di persone con un pretone destinazione Roma. Ma non
è la solita gita ! Già proprio, infatti non si sentono
dire i soliti luoghi turistici, ma risuona il nome di Paolo, o
meglio di San Paolo. Così il pulman s’è diretto
verso la via ostiense per raggiungere la Basilica che custodisce il
corpo dell’Apostolo delle genti di cui ricorre
quest’anno il bimillenario. Solo di Gesù Cristo abbiamo
fatto il bimillenaro nel Giubileo del 2000 e poi di questo uomo
distinto: Paolo! Il gruppetto di fedeli delle ridenti frazioni
della zona del Monte Cucco ha avuto modo di conoscere chi è
stato San Paolo grazie a tre incontri con Don Aldo Mei ( tra
un’escursione e l’altra in Terra Santa) e uno della
Prof. Virgili. Paolo di Tarso (Saulo in origine), canonizzato come
San Paolo apostolo († 67), non conobbe Gesù in vita,
come i Dodici Apostoli, ma fu il primo ad avere come esperienza
solo quella del Cristo Risorto. Nacque a Tarso ed in giovinezza fu
mandato a Gerusalemme, dove ricevette un insegnamento rigoroso
della Legge presso il rabbino Gamaliele il Vecchio. Dopo alcuni
anni tornò a Tarso, poiché non era presente a Gerusalemme
durante la predicazione di Gesù, e fece ritorno a Gerusalemme
dopo pochi anni dalla passione del Cristo. In questa fase della sua
vita Saulo fu un attivo fariseo: fu testimone della lapidazione di
Stefano tenendo gli abiti degli uccisori, come descritto negli Atti
degli Apostoli (At 8, 1-3), e presto ricevette il compito di andare
a Damasco ad imprigionare i cristiani di quella città (At 9,2)
essendo particolarmente zelante e deciso contro la religione di
Gesù, che cominciava a diffondersi e affermarsi. La sua
conversione avvenne sulla strada per Damasco, quando
improvvisamente una luce dal cielo l’avvolse e cadendo a
terra udì una voce che gli diceva: “Saul, Saul,
perché mi perseguiti?”. Saulo rimase senza vista e
brancolando, e per tre giorni restò in attesa di qualcuno,
digiuno e sconvolto da quanto gli era capitato; da quel momento, si
può dire, nacque Paolo, l’apostolo delle Genti: egli
decise di ritirarsi nel deserto, per porre ordine nei suoi pensieri
e meditare più a fondo il dono ricevuto, e qui trascorse tre
anni in assoluto raccoglimento. Confortato da questa luce, dopo il
ritiro ritornò a Damasco e si mise a predicare con entusiasmo,
suscitando l’ira dei pagani, che lo consideravano un
rinnegato e tentarono di ucciderlo, cosicché fu costretto a
fuggire. Rifugiatosi a Gerusalemme, si fermò qui una
quindicina di giorni incontrando Pietro il capo degli Apostoli e
Giacomo, ai quali espose la sua nuova vita. Gli Apostoli lo
capirono e stettero con lui ogni giorno per ore ed ore, parlandogli
di Gesù; ma la comunità cristiana di Gerusalemme era
diffidente nei suoi riguardi, memore della persecuzione accanita
che aveva operato; soltanto grazie alla garanzia di Barnaba, un ex
levita di grande autorità, i dubbi furono dissipati e fu
accettato.
Anche a Gerusalemme, nei quindici giorni
della sua permanenza, Paolo cercò di fare qualche conversione,
ma questa sua attività missionaria indispettì i giudei e
impensierì i cristiani, alla fine non trovandosi a suo agio,
si recò prima a Cesarea e poi tornò a Tarso in Cilicia,
la sua città, riprendendo il mestiere di tessitore.
L´incontro di Pietro e Paolo dal 39 al 43 non vi sono notizie
sulla sua attività, finché Barnaba, inviato dagli
apostoli ad organizzare la nascente comunità cristiana di
Antiochia, passò da lui invitandolo a seguirlo; qui Paolo
abbandonò per sempre il nome di Saulo, perché si convinse
che la sua missione non era tanto fra i giudei, ma fra gli altri
popoli che gli ebrei chiamavano ‘gentili’; fu ad
Antiochia che i discepoli di Cristo furono denominati per la prima
volta come “cristiani”. Con Paolo, in pochi anni ed in
modo ardente, “la Parola esce da Gerusalemme" e "la Legge
esce da Sion”, come era stato profetizzato dal profeta.
Il gruppetto ha effettuato
l’ingresso in basilica pregando, poi le confessioni e
la S. Messa, concludendo con la preghiera per il Santo Padre. Una
Basilica colma di preghiere, di canto gregoriano e l’arte
magnifica della basilica romanica. Che esperienza bella,
perché modesta, senza tanti slanci ma neppure mediocre. Una
giornata diversa perché nuovo nel luogo visitato ( molti non
erano mai entrati a san Paolo ), soprattutto differente
perché preparata. Una preparazione sulla vita, il pensiero e
l’opera di Paolo che da persecutore è divenuto apostolo
delle genti. Un giorno non da incorniciare ma da rivivere ogni
settimana quando nella Messa settimanale sentiamo le parole di
Paolo che ci aiutano a vivere il messaggio del Vangelo. Paolo ha
attualizzato il Vangelo per le sue comunità ora noi
c’impegnano a farlo per le nostre parrocchie.
Poi nel pomeriggio la visita ad Ostia e un
po’ di relax in compagnia di alcuni amici e parenti che
l’estate vengono a passare le ferie nei nostri paesini.
Ci dice san Paolo: “Anche se parlo la
lingua degli uomini e degli angeli, anche se possiedo il dono della
profezia ed ho una fede così grande da spostare i monti se non
avrò Amore, non sarò nulla”.
Che Dio ci conceda questo dono come lo
concesse a Paolo.