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africa - DonG mission
Martedì 27 Gennaio

Un martedì ancora più  sconvolgente!

 

La mattinata è cominciata con tanti propositi.  Don Gabriele, Aurelia, Federica, Carla e Anna Maria ci siamo imbarcati su un enorme macchina alla volta del centro dirigenziale dell’AVSI. Per capirci dove noi mandiamo i soldi degli aiuti ( in mattinata infatti sono arrivati anche i 2000 euro raccolti a novembre nelle Messe nei funerali. Segno che i soldi arrivano sul serio. Con Don Gabriele non si scherza!!!) gli uffici si trovano in mezzo ad un ammasso di lamiere e pali di legno che loro umoristicamente chiamano “baracche” o peggio “CASE! Lo schifo e la sozzura sono ovunque … i bambini sono tantissimi, bellissimi e dello stesso colore del paesaggio ( chi vuol capire capisca!). Anna Maria ha iniziato a piangere alle 9.23 e ha smesso alle 18.45 ininterrottamente e don Gabriele l’ha definita “Maria Dolens”. Aurelia non smetteva più di esclamare alla gualdese: “Pori cocchi!” Carla non ha parlato più!  Conosciuti gli impiegati dell’associazione ci siamo di nuovo imbarcati sulla jeep la quale salendo su un greppo disastrato che loro chiamano strada con delle buche gigantesche siamo arrivati alla scuola dedicata alla Sacra Famiglia ( poi Alessandro ha insegnato al prete che si scrive HOLY FAMILY SCHOOL così gli ha ribadito la sua ignoranza in lingue estere… tanto al prete  l’inglese non me piace!). La scuola è una struttura bellissima con dentro l’asilo, l’elementari e medie e superiori con 1000 ragazzi in tutto. Abbiamo visitato un po’ la scuola vedendo i lavori fatti dopo l’arrivo di Alesssandro e Nicoletta  e poi siamo saliti all’asilo e lì è iniziata la festa ( Anna Maria e Federica hanno ballato con 50 di bambini, uno spettacolo di vita in una cornice di desolazione. Federica ha rischiato il collasso! ) Scesi dal colle dell’asilo, dopo questo meraviglioso incontro con i più piccoli,  abbiamo conosciuto il parroco del posto e i due presidi, persone eccezionali. ( il Parroco ha 40 anni… e alla domenica dice solo tre Messe e Don Gabriele gli ha detto forte: “E che voi che sia io te frego ne dico di più!” . Tornati in città abbiamo visto un centro di recupero per handicappati che lavorano il ferro e fanno un sacco di lavori che poi vendono per vivere; a seguire abbiamo visto in campagna un centro dove c’è la scuola per gli ex bambini soldato dove imparano a fare i falegnami e i fabbricanti di mattoni. Il giro delle opere missionarie s’è concluso al centro del villaggio dei pescatori dove abbiamo assistito all’inizio della produzione del ghiaccio per la conservazione del pesce. Che fortuna. Lì la povertà fa davvero paura. Il giro sembrava terminato ma invece ci siamo ritrovati nella baraccopoli infinita, tra violetti, latrine, fogne a cielo aperto, gente di tutti i tipi. Le signore si sono impaurite ma l’autista ci ha rassicurato anche se far passare un jeppone grande come un camion in strade piena di tutto sembrava alle volte impossibile. Che paura! Ma come si dice qui: “PAZIENZA, PAZIENZA,PAZIENZA!” Oggi abbiamo iniziato il nostro vero e sconvolgetene incontro con la Sierra Leone …

Ci sentiamo domani ciao 


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