Lunedì 31 dicembre
2007
Ultima settimana
dell'anno e prima gita fuori porta della famiglia Galimberti in
Sierra Leone. Siamo andati a Lunsar a due ore di auto verso nord
per visitare Padre Mario, missionario giuseppino, la scuola ed i
laboratori, l'ospedale cattolico S. Giovanni di Dio gestito da
dottori spagnoli e finanziato dalla cooperazione italiana. In
campagna ho ritrovato l'Africa che ricordavo. Quella del "mal
d'Africa" incontrata in Kenya, Rwanda, Sudan: vegetazione
rigogliosa, grandi spazi, palme, cielo terso, capanne di fango e
paglia, persone serene, bambini giocosi. Una povertà
inesorabile, ma più dignitosa. Un altro mondo rispetto
all'inferno di Freetown con la sua gente disperata, aggressiva e
maleducata, lo smog allucinante, il caos, la tensione ed il rumore,
il degrado ambientale, l'assenza di qualsiasi forma e grado di
bellezza. A Lunsar abbiamo respirato aria buona e riposato un po'
la testa. La capitale è veramente un posto duro in cui
vivere eppure tutti ci vogliono andare. Un
giorno visitando Tokeh dove abbiamo un progetto di sostegno alla
pesca parlavo con il capo-villaggio decantando la bellezza della
spiaggia bianca, l'ordine delle casette di paglia, la pace e
serenità che si respiravano nella sua comunità
facendo un confronto con il casino di Freetown. Lui ha
commentato: "Freetown è il paradiso, qui non abbiamo
niente". Non scherzava purtroppo.Lo stesso
capita in Kenya con Nairobi. La campagna keniota è forse uno dei luoghi
più incantevoli e ricchi della terra. Ci sono laghi, mare,
montagne, animali, terra fertile, acqua eppure Kibera - ormai la
più grande baraccopoli del mondo - si ingrossa ogni anno di
ex-contadini o pastori in cerca di fortuna. Qui succede lo stesso
anche se gran parte degli abitanti è stata costretta a
sfollare in città a causa della guerra. L'esempio più
incredibile della vita africana in campagna l'avevo incontrato anni
fa sui monti Nuba del Sudan. Un popolo organizzato in clan
famigliari completamente auto-sufficienti dove non solo la moneta
non era necessaria, ma nemmeno il baratto. Una volta garantiti i
bisogni fondamentali sarebbe stato meglio per noi occidentali
chiuderci fuori e lasciarli in pace. Non avevo mai visto, infatti,
famiglie così unite, serene, felici, pacifiche. Ma è
un discorso lungo...
Torniamo quindi a Lunsar. I missionari di Murialdo
gestiscono un centro enorme con 1.000 studenti iscritti alla scuola
superiore e parecchi altri alle scuole professionali: meccanica,
falegnameria, saldatura, costruzioni. Gli ex-studenti hanno creato
delle imprese alle quali anche noi abbiamo ordinato della merce per
la scuola: lavagne, cattedre e sedie per i professori. Ma quello
che mi ha impressionato di più è la qualità
delle costruzioni: mattoni che non si sfaldano, muri a piombo,
armature simmetriche... Allora è possibile anche in Sierra
Leone! Abbiamo passato la settimana di
Natale con Franco Nembrini, la moglie Grazia ed amici. Franco
è stato anche a Fabriano nell'ambito del convegno diocesano
dove ha parlato di educazione. La stessa lezione tenuta per la
diocesi di Roma dove c'erano due relatori: lui e... Sua
Santità il Papa. Una delle grandi passioni di Franco
è il commento alla Divina Commedia. Non a caso i suoi libri
(Alla
Ricerca dell'Io perduto: Inferno, Purgatorio, Paradiso. Edizione
Itaca) sono spesso citati da Roberto Benigni che proprio lo
scorso anno a Pasqua lo ha chiamato al cellulare mentre eravamo a
tavola in Sierra Leone perché voleva conoscerlo. Quello che
mi colpisce di più in Franco, ma anche in tutta la sua
famiglia (ha quattro figli maschi) e vicenda personale (ha nove
fratelli), è la positività da cui è guidato in
tutte le circostanze. In un mondo di lamentosi e di persone
dall'alibi facile "Ah se non ci fosse questa situazione,
allora...", è proprio una grazia avere un amico che con
l'esempio ti insegna a guardare in Alto, a valorizzare tutte le
circostanze della vita. Belle e brutte. A vivere tutto fino
in fondo. Con passione! Anche una partita a calcio balilla o una
partita a scopone scientifico unico ambito in cui se sbagli perde
veramente la pazienza e te ne dice di ogni colore in dialetto
bergamasco. Un educatore insomma senza tanti discorsi teorici o
moralistici. Uno che ti guarda sempre con misericordia e che
semplicemente ti propone di guardare dove guarda lui. Ma anche qui
il discorso ci porterebbe lontano. Un consiglio: crediate o meno in
Dio leggete i suoi libri su Dante ed i suoi discorsi
sull'educazione.
Natale con 30 gradi e 80% di
umidità. Auguri di "Buon Natale" ricevuti anche dai
musulmani. Aunty Sia, la signora che si occupa di Michele quando
andiamo al lavoro, che canta l'aria di Adeste Fideles sotto il sole
di mezzogiorno ed io che completo il canto in latino tanto per fare
il figo e Michele che balla. Ho scoperto che il presepe di Nico
è il più bello della nazione. Tutti gli autoctoni ne
sono rimasti incantati. Qualcuno si è commosso ed ha
ringraziato Nico con le lacrime agli occhi. Certo, ce ne saranno
stati 10 in tutta la Sierra Leone. Uno nella nostra parrocchia.
Abbastanza comico. L'artista mi spiegava che la statuetta vestita
di celeste era la vergine Maria, quello in marrone era S. Giuseppe.
Anticipandolo ho scommesso che il bambino nudo nella mangiatoia si
chiamava Gesù. Non ci crederete: ho indovinato. Un Natale
strano. Senza nessun regalo o quell'atmosfera buonista
artificial-commerciale che ormai monopolizza il Natale di Nostro
Signore in Europa. Non per moralismo. Semplicemente per naturale
adesione al fatto più importante della storia:
l'incarnazione di Gesù attraverso Maria. Padre Berton invece
di regali ne ha ricevuti 10 dal carcere sottoforma di bambiniche vivranno al
centro Saint Michael in qualche famiglia dell'FHM. Altri 4 se li
è trovati fuori dal centro la mattina del 30 dicembre. Mi ha
detto: "Non si riesce a sapere da dove arrivano. Per adesso stanno
con noi, poi vedremo." Più Natale di
così! Personalmente il momento più intenso l'ho
vissuto quando con Nico abbiamo recitato l'Angelus. Al mio: "Il
Verbo OGGI si è fatto carne", Nico ha risposto: "Ed abita
SEMPRE in mezzo a noi". Punto.
P.S.: L'annuncio natalizio della nuova gravidanza di Nicoletta
è stato un successone. Nessuno aveva sospettato nulla tranne
il fratello di Nico Francesco e un po' mamma Stefania. Tutti
l'hanno scoperto dal sito di Melano! Non l'abbiamo fatto per
megalomania. Semplicemente pensavamo di non far preoccupare parenti
ed amici prima del dovuto per il fatto che eravamo in uno dei paesi
più poveri del mondo. Quando siamo tornati in Italia a
dicembre ancora temevamo reazioni del tipo: "Siete matti a tornare
in Africa!" ecc. ecc. Così una volta qui ci siamo detti:
perché non aspettare il Natale per comunicarlo? Come?
Sms? Skype? E il sito del nostro paese che ci sta a
fare?
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