Settimana48

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africa - diario Sierra Leone
Mercoledì 28 novembre 2007
Foto EmanuelEmanuel Fofanah è nato (forse!) il 7 novembre 2002 da Fatmata Sesay che lo ha abbandonato perché malaticcio e lei non poteva permettersi le cure. Capita spesso qui. Padre Berton un giorno mi ha chiesto: "Hai mai visto qualche ragazzo down in giro? Secondo te perché? Li lasciano morire piano piano, senza curarsene. Si spengono. In Europa non si rendono conto di quello che il Cristianesimo ha regalato loro: la dignità della vita umana, della singola vita umana, dell'io. Fino a Gesù Cristo esisteva solo il popolo. Dopo di lui la singola vita umana ha cominciato ad avere valore. Non parlo nemmeno con chi mi ricorda che la Chiesa nella storia non ha sempre difeso la vita umana, che c'è stata l'inquisizione, le crociate ecc. ecc. E' una visione parziale. Che guardino a tutta la storia! Erano i tempi che erano violenti, non la Chiesa che era composta da uomini di quel tempo. La Parola di Cristo è sempre stata quella. Finalmente l'esempio di Gesù ha educato i tempi, checchè se ne dica attraverso la sua Chiesa. Ora in Europa stiamo tornando alla barbarie. Rifiutiamo quello che siamo...".
Emanuel Fofanah è stato trovato e accolto da Kondo Fofanah uno dei fondatori del Family Homes Movement. Lo ha protato nella sua casa di mattoni e fango con gli altri 12 figli tra naturali e adottati. Adottati in senso africano: vivono e mangiano a casa sua, nulla di legalmente riconosciuto. Nel 2005 viene portato da un medico di fiducia perché sempre malato e scoprono che i suoi reni non funzionano. Alla fine dell'anno è gravissimo ed FHM paga le ingenti spese di trasporto e le cure mediche in un ospedale a Dakar in Senegal. Quando torna Emanuel sembra rinato. Si innamora del calcio anche ed anche per approfittare della salute ritrovata salta spesso e volentieri i pasti pur di continuare a giocare. L'assistente sociale FHM scrive in un suo resoconto che Emanuel è rispettato dagli amichetti per la determinazione che mette in tutte le cose che fa; che parla moltissimo e pone un numero infinito di domande non trovando pace finchè non ottiene risposte. L'insegnate a scuola ne apprezza la partecipazione, la sua capacità di stare con i compagni: i classici giudizi da maestra.
Ieri ho visto per l'ultima volta Emanuel. Era disteso nel sedile posteriore di un fuoristrada con il volto coperto da un fazzoletto. Stavo uscendo dal lavoro dopo una giornata pesantissima, a tratti tesa per tutti i problemi della costruzione dela scuola arrivata quasi alla fine, il generatore che non va, le mail che non partono, la contabilità di fine mese... Lui era lì e tutto il suo tempo in terra era già stato vissuto. Un bimbo di sei anni morto di una malattia che in Italia ormai curano tranquillamente con la dialisi. Qui è impossibile. Il Centro San Paolo ha le macchine per la dialisi, ma non ancora i soldi per farle funzionare. FHM stava cercando di organizzare il suo trasferimento in Italia. In settembre, meno di due mesi fa era stato adottato a distanza da una signora italiana. Per il nostro programma Emanuel si chiamava FHM-0789. Lo so, le cifre sono fredde, ma dietro quella cifra c'è un essere umano. Un essere irripetibile. Con una storia irripetibile. E non ce lo scordiamo mai! Ha vissuto tutto il suo tempo in terra. Certo ho pianto. Sono ancora confuso. Lo abbiamo appena salutato. Era nella cappella steso su una tavolo, con un lenzuolo intorno al corpo legato come un salame. Solo papà Kondo era lì a vegliarlo. Uno dei suoi 13 se ne è andato. La mamma naturale non si è più vista dal 2003. Magari ora qualche parente riapparirà. Anche la madre stessa. Pare che non di rado succeda in questi casi. Possono accusare i genitori adottivi di aver venduto gli organi o il bambino stesso se non hai i documenti del decesso in regola. Il motivo è sempre quello: spillare qualche quattrino. A volte, Dio mi perdoni, sembra l'unica cosa cui questa gente è interessata...
Aveva sei anni Emanuel ed i suoi genitori naturali non piangeranno per lui. Almeno lacrime sincere, se mai lo sapranno. Provo sconcerto, impotenza, un po' di rabbia. Sicuramente tutti sono colpiti da un fatto del genere, ma un genitore - ora lo so - sente un senso di dolore e di ingiustizia quasi fisico. I miei colleghi sembrano abituati a questa realtà. Lo capisco. Io invece continuo a chiedermi: "L'avessi saputo avrei potuto portarlo in Italia? Cosa potevamo fare di più? Perché non è stato fatto questo o quello?" A che serve? O la Resurrezione è vera oppure questo mondo è assurdo. Questa vita non vale la pena di essere vissuta per poi perdere per sempre tutti gli affetti, tutte le speranze. Senza un "per sempre" per me nulla ha senso. Allora non posso non pensare che ora Emanuel è al cospetto di Colui che solo può rispondere a tutte le sue domande. Di Colui che ha vnto la morte anche per lui. Mai come ora si sentirà abbracciato. Amato. Fisicamente. Personalmente. Con una tenerezza e completezza che nessuna mamma o papà avrebbe mai potuto regalargli.
L'eterno Riposo dona a lui oh Signore. Risplenda a lui la Luce perpetua. Riposi in pace. Amen!
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