Settimana 42

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africa - diario Sierra Leone

Mercoledì 17 ottobre 2007

Michele, dopo una settimana di importanti questioni intestinali risolte grazie all’efficientissimo (mi duole politicamente dirlo se penso a Gino Strada, ma è la sacrosanta verità) ospedale di Emergency e della pediatra Gina da Lodi, ieri ha iniziato a frequentare l’asilo. E’ gestito da libanesi come quasi tutti gli esercizi commerciali in Sierra Leone e nell’Ovest Africa. Incredibile la potenza di questo piccolo paese di cui noi non ci curiamo per nulla in Europa. Qui sono i signori assoluti: tutto appartiene a loro. Mafia? Colonizzazione? Nulla di tutto ciò. Semplice emigrazione. Hanno una forma mentis ed una cultura imprenditoriale e manageriale più sviluppata dei locali, quindi sbaragliano la concorrenza.
Foto Michele e amici nel cortile di casaMichele ha pianto 30 secondi ma poi erano troppi i giochi nuovi da provare e si è dimenticato della partenza della mamma. Incomincia ad avere i suoi amichetti che lo vengono già a trovare (vedi foto). Nel tragitto tra le colline per andare in ufficio ricomincia la nostra ricerca per la consegna dell’acqua… Incredibile come si possa rimanere senza in uno dei paesi più piovosi del mondo. Foday ci ha dato buca perché il camion dei pompieri è rotto. Altri due ci hanno prima detto sì, poi capito che eravamo"visi pallidi" (o "pòto" come si dice qui perché i primi bianchi arrivati erano portoghesi) ha raddoppiato il prezzo. Per fortuna l’autista dell’autobotte dell’ambasciatore nigeriano - nostro vicino qui a Beverly Hills - ce l’ha consegnata più o meno all’insaputa del suo capo. In ufficio invece è finalmente tornato dall’Italia Padre Bepi Berton, saveriano e veneto, il fondatore di tutte le opere che stiamo contribuendo a sviluppare. L’uomo che ha contribuito a salvare e rieducare almeno 3.000 bambini soldato. Dopo due operazioni alle carotidi, una alla mano, 8 mesi in Italia, con la barba sfatta per il viaggio, la deambulazione faticosa per l’anca da operare al più presto ed i suoi - pur portati bene - 75 anni di cui più di quaranta in questo posto ameno. Dal balcone della sede FHM osserva il cortile e mi chiede: “Quanti metri sarà da qui al muro”. “Direi 50 metri” rispondo io memore di quando faticavo correndo a metà campo sui campi da calcio della Brianza: la distanza – che oggi mi pare infinita –  mi separava dalle due porte. “Perché? “ Dico io temendo già la risposta. Ahi ahi i suoi occhi cominciano a brillare e… “Pensavo ad un campetto da calcio per i ragazzi del quartiere”. Missionari fino al midollo! Santi, casinisti, indomabili. Non ci fossero loro… Il nostro è uno fuori dalla norma. Basti pensare che nemmeno io, dopo quasi 5 mesi conosco tutte le iniziative di cui è stato, è e sarà promotore. Il centro accoglienza bambini di strada; il Family Homes Movement per reinserirli nella società; la bellissima e ormai grandissima Holy Family School di Mayenkineh per cui stiamo costruendo le aule delle superiori; una clinica in costruzione, una chiesa in costruzione per l’università; è parroco da qualche parte; cappellano delle prigioni di stato; benefattore di villaggi di pescatori, famiglie e dei primi che incontra che hanno bisogno, cioè tutti. Foto Padre BertonAppena Berton ritorna dai saveriani per riposare mi tocca tornare al lavoro. Oggi è previsto il controllo contabilità della scuola: Macca, il contabile, questa volta non ha fatto sciocchezze e ce la caviamo in un’ora. Poi tocca alla preparazione documenti della gara d'appalto per la fornitura della moto che ci servirà per andare nei villaggi dei pescatori e alla scuola. Harry, il responsabile della logistica, non ha ancora assimilato il metodo Avsi e Ministero degli Esteri e come sempre passiamo due ore a correggere, chiamare per chiedere informazioni ecc. ecc. Con il mitico Harry facciamo anche una capatina al Service Toyota per la Land Cruiser che si sta lasciando andare. Ebbene sì l’ho trovato. C’è ed è perfino vicino agli uffici. Mi domando perché Harry non abbia mai portato la disastrata Land Cruiser dal Service ufficiale invece che dai macellai che tolgono un pezzo buono e ne mettono uno usato da un’altra macchina. Non per altro qui li chiamano “Put and Pull”. Cioè: “togli” (da una parte) e metti” (dall’altra). Di solito le auto ripartono e funzionano per una magica alchimia tutta africana, ma, ahimè, dura poco: il tuo problema originale è risolto, in compenso erediti quello dell'auto a cui hanno tolto il ricambio che hanno messo a te... Ripenso ai primi giorni quando Harry sosteneva che in Sierra non era possibile trovare auto nuove da comprare. Boh! Avrò trovato almeno tre concessionari di auto nuove. E Harry insisteva nel dire che non poteva saperlo se questi tenevano le macchine negli scantinati (vedi Mr. Abess - 10 ottobre). Così come diceva che c’era solo un posto dove poter fare i fax in tutta la Sierra Leone. Il grande Harry Kpange è così. Basta pensare dove mi porta in tarda mattinata per far stampare i loghi del Ministero, di Avsi ed Fhm sulla porta dell’auto del progetto: Kissy Road la strada più trafficata di Freetown. Per me del mondo! Due ragazzotti ai bordi della strada stanno lavorando con cartoncino, forbici, vernice colorata e taglierino. Clacson, rumore assordante, auto e moto bloccate a 20 cm dal nostro sedere. Smog da mal di gola e noi lì ad aspettare due che vogliono farmi uno stemma del ministero degli esteri italiano con i mezzi dei lavoretti che facevo all’asilo dalle suore preziosine di Monza. Mi guardo in giro e vedo le auto delle altre organizzazioni umanitarie con i loro scintillanti adesivi sulle portiere. Dove li avranno fatti fare? Vedremo di scoprirlo…
A metà pomeriggio l’ufficio è stranamente silenzioso. Sono abbastanza provato da lavoro, caldo, umidità, minestrone freddo – anche buonissimo – di ieri sera. Il contabile del progetto, Alex Yatteh quello che fa’ (forse faceva) le somme con la calcolatrice e poi li inseriva in Excel, all’una e mezza si alza e chiede il permesso di andare a fare la pausa pranzo. Dopo due ore non è ancora tornato. Eccolo dopo un’altra mezzora con il suo solito stecchino in bocca e gli occhi da pesce lesso da dopo pranzo nuziale. Scoprirò più tardi che alcuni, tra cui Alex, hanno pranzato a casa di Ernest Sesay, il carismatico capo operativo di FHM e braccio destro di Berton. Poi belli belli, senza avvertire nessuno, si sono recati allo stadio per la partita della nazionale. Finalmente a casa. Michele è in forma e gasato per l’asilo. I serbatoi d’acqua sono pieni. Una mezz’oretta per andare a prendere la benzina per il generatore. Doccia e… Lasagne. Grande Nico!

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