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Mercoledì 17 ottobre
2007
Michele, dopo una settimana di importanti
questioni intestinali risolte grazie all’efficientissimo (mi
duole politicamente dirlo se penso a Gino Strada, ma è la
sacrosanta verità) ospedale di Emergency e della pediatra
Gina da Lodi, ieri ha iniziato a frequentare l’asilo.
E’ gestito da libanesi come quasi tutti gli esercizi
commerciali in Sierra Leone e nell’Ovest Africa. Incredibile
la potenza di questo piccolo paese di cui noi non ci curiamo
per nulla in Europa. Qui sono i signori assoluti: tutto appartiene
a loro. Mafia? Colonizzazione? Nulla di tutto ciò. Semplice
emigrazione. Hanno una forma mentis ed una cultura imprenditoriale
e manageriale più sviluppata dei locali, quindi sbaragliano la
concorrenza.
Michele ha pianto 30
secondi ma poi erano troppi i giochi nuovi da provare e si è
dimenticato della partenza della mamma. Incomincia ad avere i suoi
amichetti che lo vengono già a trovare (vedi foto). Nel
tragitto tra le colline per andare in ufficio ricomincia la nostra
ricerca per la consegna dell’acqua… Incredibile come si
possa rimanere senza in uno dei paesi più piovosi del mondo.
Foday ci ha dato buca perché il camion dei pompieri è
rotto. Altri due ci hanno prima detto sì, poi capito che
eravamo"visi pallidi" (o "pòto" come si dice qui
perché i primi bianchi arrivati erano portoghesi) ha
raddoppiato il prezzo. Per fortuna l’autista
dell’autobotte dell’ambasciatore nigeriano - nostro
vicino qui a Beverly Hills - ce l’ha consegnata più o
meno all’insaputa del suo capo. In ufficio invece è
finalmente tornato dall’Italia Padre Bepi Berton, saveriano e
veneto, il fondatore di tutte le opere che stiamo contribuendo a
sviluppare. L’uomo che ha contribuito a salvare e rieducare
almeno 3.000 bambini soldato. Dopo due operazioni alle carotidi,
una alla mano, 8 mesi in Italia, con la barba sfatta per il
viaggio, la deambulazione faticosa per l’anca da operare al
più presto ed i suoi - pur portati bene - 75 anni di cui
più di quaranta in questo posto ameno. Dal balcone della sede
FHM osserva il cortile e mi chiede: “Quanti metri sarà
da qui al muro”. “Direi 50 metri” rispondo io
memore di quando faticavo correndo a metà campo sui campi da
calcio della Brianza: la distanza – che oggi mi pare infinita
– mi separava dalle due porte. “Perché?
“ Dico io temendo già la risposta. Ahi ahi i suoi occhi
cominciano a brillare e… “Pensavo ad un campetto da
calcio per i ragazzi del quartiere”. Missionari fino al
midollo! Santi, casinisti, indomabili. Non ci fossero loro…
Il nostro è uno fuori dalla norma. Basti pensare che nemmeno
io, dopo quasi 5 mesi conosco tutte le iniziative di cui è
stato, è e sarà promotore. Il centro accoglienza bambini
di strada; il Family Homes Movement per reinserirli nella
società; la bellissima e ormai grandissima Holy Family School
di Mayenkineh per cui stiamo costruendo le aule delle superiori;
una clinica in costruzione, una chiesa in costruzione per
l’università; è parroco da qualche parte;
cappellano delle prigioni di stato; benefattore di villaggi di
pescatori, famiglie e dei primi che incontra che hanno bisogno,
cioè tutti. Appena Berton ritorna dai
saveriani per riposare mi tocca tornare al lavoro. Oggi è
previsto il controllo contabilità della scuola: Macca, il
contabile, questa volta non ha fatto sciocchezze e ce la caviamo in
un’ora. Poi tocca alla preparazione documenti della gara
d'appalto per la fornitura della moto che ci servirà per
andare nei villaggi dei pescatori e alla scuola. Harry, il
responsabile della logistica, non ha ancora assimilato il metodo
Avsi e Ministero degli Esteri e come sempre passiamo due ore a
correggere, chiamare per chiedere informazioni ecc. ecc. Con il
mitico Harry facciamo anche una capatina al Service Toyota per la
Land Cruiser che si sta lasciando andare. Ebbene sì l’ho
trovato. C’è ed è perfino vicino agli uffici. Mi
domando perché Harry non abbia mai portato la disastrata Land
Cruiser dal Service ufficiale invece che dai macellai che tolgono
un pezzo buono e ne mettono uno usato da un’altra macchina.
Non per altro qui li chiamano “Put and Pull”.
Cioè: “togli” (da una parte) e metti”
(dall’altra). Di solito le auto ripartono e funzionano per
una magica alchimia tutta africana, ma, ahimè, dura poco: il
tuo problema originale è risolto, in compenso erediti quello
dell'auto a cui hanno tolto il ricambio che hanno messo a te...
Ripenso ai primi giorni quando Harry sosteneva che in Sierra
non era possibile trovare auto nuove da comprare. Boh!
Avrò trovato almeno tre concessionari di auto nuove. E Harry
insisteva nel dire che non poteva saperlo se questi tenevano le
macchine negli scantinati (vedi Mr. Abess - 10 ottobre). Così
come diceva che c’era solo un posto dove poter fare i fax in
tutta la Sierra Leone. Il grande Harry Kpange è così.
Basta pensare dove mi porta in tarda mattinata per far stampare i
loghi del Ministero, di Avsi ed Fhm sulla porta dell’auto del
progetto: Kissy Road la strada più trafficata di Freetown. Per
me del mondo! Due ragazzotti ai bordi della strada stanno lavorando
con cartoncino, forbici, vernice colorata e taglierino. Clacson,
rumore assordante, auto e moto bloccate a 20 cm dal nostro sedere.
Smog da mal di gola e noi lì ad aspettare due che vogliono
farmi uno stemma del ministero degli esteri italiano con i mezzi
dei lavoretti che facevo all’asilo dalle suore preziosine di
Monza. Mi guardo in giro e vedo le auto delle altre organizzazioni
umanitarie con i loro scintillanti adesivi sulle portiere. Dove li
avranno fatti fare? Vedremo di scoprirlo…
A metà pomeriggio l’ufficio è stranamente
silenzioso. Sono abbastanza provato da lavoro, caldo, umidità,
minestrone freddo – anche buonissimo – di ieri sera. Il
contabile del progetto, Alex Yatteh quello che fa’ (forse
faceva) le somme con la calcolatrice e poi li inseriva in Excel,
all’una e mezza si alza e chiede il permesso di andare a fare
la pausa pranzo. Dopo due ore non è ancora tornato. Eccolo
dopo un’altra mezzora con il suo solito stecchino in bocca e
gli occhi da pesce lesso da dopo pranzo nuziale. Scoprirò
più tardi che alcuni, tra cui Alex, hanno pranzato a casa di
Ernest Sesay, il carismatico capo operativo di FHM e braccio destro
di Berton. Poi belli belli, senza avvertire nessuno, si sono recati
allo stadio per la partita della nazionale. Finalmente a casa.
Michele è in forma e gasato per l’asilo. I serbatoi
d’acqua sono pieni. Una mezz’oretta per andare a
prendere la benzina per il generatore. Doccia e… Lasagne.
Grande Nico!
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