Settimana 41 |
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| africa - diario Sierra Leone | ||||||||
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Mercoledì 10 ottobre 2007 Come ogni mattina alle 7.30 infilo la chiave nella mia Toyota Hilux e succede ciò che ho sempre sperato capitasse più tardi possibile: una spia rimane accesa nel cruscotto. Il manuale invita a portare l’auto al Service autorizzato. E già mi viene da piangere. Service? Autorizzato? ![]() Panorama dal balcone dei nostri uffici Giovedì 11 ottobre 2007 In mattinata tutto sembra andare per il meglio. Addirittura presso i nostri uffici è arrivata la fornitura di acqua per i bagni. Avevo pagato la Multiservizi locale per la connessione a metà giugno! Altra novità positiva: dal tetto l’acqua non gocciola più sopra il water poiché la stagione delle piogge è finita. Oggi c’è perfino la carta igienica. Ma non mi avrebbero comunque fregato poiché dopo l’ultima emergenza tengo due rotoli di scorta nella scrivania. Manca solo un rubinetto in uno dei due bagni. Provvederemo. A metà mattinata andiamo a comprare due computer portatili e uno fisso per cui avevamo organizzato una mini-gara d’appalto come richiesto dal ministero degli esteri italiano per ogni acquisto sopra una certa cifra. Finalmente Harry, il nostro logista, è riuscito a produrre i documenti che in settimana ho corretto almeno tre volte. Oggi ha sbagliato solo le date. Pazienza. Dobbiamo anche comprare il coperchio-caricatore automatico per la fotocopiatrice appena acquistata: ci avevano fatto credere che era incluso nel prezzo invece era un optional. Arrivati dal fornitore ecco cosa succede… Prezzo pagato per la fotocopiatrice: 6 milioni di Leoni (1.500 euro circa). Per il caricatore automatico ci chiedono 3 milioni. Io rilancio 1,5 ed il venditore mi dice: “Ultimo prezzo 2 milioni”. Io, visto che ha abbassato addirittura di 1 milione e volendo fare lo “sborone” davanti al mio collaboratore, rilancio a 1,8. Il commesso ci pensa quasi tristemente e volendo considerare seriamente la mia controproposta va a verificare quanto costa a lui il caricatore. Scopre così che a lui costa 2,4 milioni… Alla fine lo paghiamo poco meno di 3 milioni mentre se non insistevo me lo dava per 2. ![]() Ibrahim con la nostra prima auto. Ora morta. Anche allora: no luci, freni fumanti, volante "estraibile"... Michele era già perplesso Venerdì 12 ottobre
2007 Di buona mattina io e Mohamed carichiamo il generatore sull’auto e ci rechiamo nel sotterraneo del giorno prima. E’ la festa di chiusura del Ramadan quindi non c’è molto traffico. Ci dicono che ci vorranno tre ore allora ne approfitto per recarmi dal fornitore della famosa fotocopiatrice e del famoso caricatore automatico. Voglio incontrare il capo del negozio per protestare perché non mi hanno ancora consegnato e installato ciò che ho pagato profumatamente ieri. Incontro un gentilissimo sierraleonese che ha vissuto in Inghilterra quindi parla bene inglese e ha maniere un po’ più educate e markettare che colpiscono positivamente. Molto professionalmente mi spiega che entro due ore tutto sarà apposto e di chiamarlo per qualsiasi cosa visto che siamo buoni clienti anche per la cancelleria della scuola e dell’ufficio. Siamo ai saluti, mi accompagna all’uscita e già penso: “questo mi sarà utile in futuro”. Ecco la sua ultima frase: “Allora non si preoccupi ho organizzato tutto io, tra due ore verremo ad installarvi il caricatore usato (?!), perché il mio venditore non lo sapeva, non ne abbiamo uno nuovo, ma tra tre settimane le prometto che arriverà.” Sigh! ![]() Tike, Mohamed e Michele sulla via di casa... L'area è considerata la Beverly Hills di Freetown Qualcuno penserà alla sf... fortuna. No carissimi amici, cose di questo tipo succedono ogni settimana. Potei raccontarvi di quando sono venute a mancare le bombole gas in tutta la città. Oppure il carburante. Di quando spariscono 3.000 litri di acqua in una notte dal serbatoio sul tetto. Di quando il generatore o le auto dell’ufficio si rompono il giorno dopo essere state riparate. Di quando ho scoperto che Mohamed chiudeva il cancello principale con un lucchetto rotto, bastava tirare e si apriva. E pensare che la casa è tutta circondata da filo-spinato modello Alcatraz! All’inizio confesso ho rischiato l’esaurimento. Ora mi sono africanizzato oppure abituato. Soprattutto mi sono rassegnato perché non c’è una cosa al mondo che potrei fare per cambiare questo stato di cose, quindi, tanto vale non farsene una malattia, cercare di essere più autonomi possibile e sperare pian piano che attraverso il nostro esempio, la cura che mettiamo sul lavoro o nel trattare le cose non nostre, siano di esempio a qualcuno. Inutile fare moralismi o rimproveri teorici, la testimonianza è l’unica via d’uscita. Anche in queste cose così concrete il cristianesimo aiuta. Se uno è qui per affermare sé stesso o per raggiungere un obiettivo con le sue forze resterà sicuramente deluso. Se uno invece ce la mette tutta con la coscienza che la riuscita non dipende dalla sua bravura a risolvere i problemi, ma da quanto il Signore si voglia servire di lui per fare del bene, allora tutto è più semplice e sereno. E si accettano, pur arrabbiandosi giustamente, i limiti nostri e degli altri. Nella speranza che il Signore prima o poi si serva anche di questi.
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