Settimana 41

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africa - diario Sierra Leone

Mercoledì 10 ottobre 2007

Come ogni mattina alle 7.30 infilo la chiave nella mia Toyota Hilux e succede ciò che ho sempre sperato capitasse più tardi possibile: una spia rimane accesa nel cruscotto. Il manuale invita a portare l’auto al Service autorizzato. E già mi viene da piangere. Service? Autorizzato?

Foto cancello e mura FHM
Panorama dal balcone dei nostri uffici
Dove? In Senegal forse! Per fortuna è un’auto nuova, modello 2007 con specifiche africane e cioè: nessun meccanismo elettronico, finestrini manuali, no chiusura centralizzata, manopole ovunque, motore diesel 3.0 tipo Fiat Regata 1990, classe Euro -1. Telefono al gentilissimo Claudio, un costruttore italiano che vive qui da 25 anni, che mi suggerisce di chiamare l’importatore ufficiale Toyota. Quest’ultimo è un libanese, tale Mister Abess. Un personaggio che chiunque considererebbe strano e da evitare in Europa. Qui è uno dei più ricchi della nazione e, se lo consoci, è a suo modo “simpatico”. Sicuramente per me sarà vitale intrattenere buoni rapporti con lui. Lo incontro nell’immenso piano interrato sotto la moschea del centro città dove ero già stato per comprare l’auto. Come allora c’è un buio quasi pesto, cemento grezzo sul pavimento, alle pareti e sul soffitto. Tre o quattro carcasse di auto sparse in 2 mila metri quadri di superficie, Nessun attrezzo da officina. Sul fondo si intravedono tre possibili meccanici sdraiati vicino ad un cumulo di pezzi di ricambio usati, qualche secchio e un simil-compressore. Ah, c’è anche un vecchio sollevatore idraulico per auto, l’unica cosa che mi fa sperare di essere capitato nel luogo giusto. Per entrare ho dovuto superare due cancelli metallici alti almeno 4 metri e dopo aver bussato per qualche minuto con un sasso appositamente lasciato in loco per richiamare l’attenzione dei possibili meccanici. Altro che showroom! Le auto nuove sono in un ulteriore garage chiuso da una serranda arrugginita una incollata all’altra e coperte da teli straripanti di polvere. Macchine da 50, 60 mila dollari (le altre!). Ora comincio a credere a chi mi dice che la casa di Abess è circondata da mura alte dieci metri e filo spianto ovunque. Mister Abess mi appare appoggiato ad una colonna. Senza salutarmi o articolare più di tre parole mi invita a tornare tre ore dopo per ritirare l’auto: avrebbero dovuto svuotare il serbatoio e pulire i filtri poiché il gasolio rifornito non era puro ed era pieno di sabbia. All’ora convenuta ritorno nel bunker, ritiro l’auto e non pago nulla. Chiamo per ringraziare tutti i cinque numeri di cellulare di Mr. Abess ma non mi risponde. Pare faccia sempre così. Intanto, come spesso accade, se ne è andata quasi una giornata di lavoro, Nicoletta non è potuta tornare a casa dall’ufficio perché non aveva l’auto e Michele è rimasto senza la sua medicina. Era onestamente impossibile, infatti, chiedere a Sia, la signora che lo cura, di dargli i fermenti lattici. Come spiegarle che prima avrebbe dovuto avvitare il flacone fino in fondo per fare uscire i fermenti sotto il tappo, poi agitare bene e solo poi darli a Michele? Nemmeno Tom Cruise… Basta pensare che già due volte la mitica e buona Sia si è chiusa fuori casa con Michele, una volta lei era addirittura dentro, Michele fuori, e non è riuscita ad aprire un semplice chiavistello. Ma bisogna vederla all'opera con il cancello di casa... Spettacolare. 

Giovedì 11 ottobre 2007

In mattinata tutto sembra andare per il meglio. Addirittura presso i nostri uffici è arrivata la fornitura di acqua per i bagni. Avevo pagato la Multiservizi locale per la connessione a metà giugno! Altra novità positiva: dal tetto l’acqua non gocciola più sopra il water poiché la stagione delle piogge è finita. Oggi c’è perfino la carta igienica. Ma non mi avrebbero comunque fregato poiché dopo l’ultima emergenza tengo due rotoli di scorta nella scrivania. Manca solo un rubinetto in uno dei due bagni. Provvederemo. A metà mattinata andiamo a comprare due computer portatili e uno fisso per cui avevamo organizzato una mini-gara d’appalto come richiesto dal ministero degli esteri italiano per ogni acquisto sopra una certa cifra. Finalmente Harry, il nostro logista, è riuscito a produrre i documenti che in settimana ho corretto almeno tre volte. Oggi ha sbagliato solo le date. Pazienza. Dobbiamo anche comprare il coperchio-caricatore automatico per la fotocopiatrice appena acquistata: ci avevano fatto credere che era incluso nel prezzo invece era un optional. Arrivati dal fornitore ecco cosa succede… Prezzo pagato per la fotocopiatrice: 6 milioni di Leoni (1.500 euro circa).  Per il caricatore automatico ci chiedono 3 milioni. Io rilancio 1,5 ed il venditore mi dice: “Ultimo prezzo 2 milioni”. Io, visto che ha abbassato addirittura di 1 milione e volendo fare lo “sborone” davanti al mio collaboratore, rilancio a 1,8. Il commesso ci pensa quasi tristemente e volendo considerare seriamente la mia controproposta va a verificare quanto costa a lui il caricatore. Scopre così che a lui costa 2,4 milioni… Alla fine lo paghiamo poco meno di 3 milioni mentre se non insistevo me lo dava per 2.

Foto Ibrahim e prima auto
Ibrahim con la nostra prima auto. Ora morta. Anche allora: no luci, freni fumanti, volante "estraibile"... Michele era già perplesso
Certo, poi l’avrebbero licenziato, ma noi avevamo risparmiato (Scherzo!). Ma non è finita qui. Rientriamo in ufficio dopo un’ora e mezza di coda per 5 km! Alla sera c’è una riunione così Nicoletta torna a casa e mi rimanda l’auto con il nostro guardiano Mohamed (quello che Michele ha chiamato prima di me, veramente “papà” ancora non lo dice. Vedi presentazione Michele nella sezione Galimbertis) poiché al buio la strada tra le colline non è sicura, nel senso che per 25 km ci sono solo crateri nella terra, battuta per modo di dire, e alberi. Se buchi una gomma passi la notte lì. Durante la riunione suona il telefono. E’ Nicoletta, che per la prima volta ha dovuto accendere da sola il generatore: “Ale, il generatore fa un rumore bruttissimo e sembra che stia per spegnersi”. Ahhhh donne e motori! “Hai spento lo start? Sì? Allora controlla se la leva della benzina è verticale. Sì? Ops… Chi è andato a predere la benzina? Mohamed e Ibrahim? Ok ti richiamo”. Nel frattempo il generatore si spegne e a casa si resta al buoi. Conoscendo i miei polli: “Mohamed, sei sicuro che hai messo benzina e non gasolio”. Risposta ovvia: “Yes sir, sì signore, ho controllato personalmente”. Ok allora chiamo Ibrahim: “Ciao Ibrahim, hai comprato benzina o diesel?” Risposta ovvia e falsa: “Nicoletta mi ha detto di comprare diesel”. Risultato: serbatoio e carburatore da svuotare, lavare e dita da incrociare per salvare un generatore nuovo di pacca da 1.000 euro. E cena a lume di candela tra Nico e Michele mentre io torno in fretta dall’ufficio, vado a cercare il gasolio (questa volta sì) per accendere l’altro generatore. Prima stazione di servizio: diesel finito. Seconda stazione ok. Torno a casa alle 21, ma come prevedibile la batteria del generatore grande è scarica. Nel frattempo il mitico Foday che mi doveva portare 4.000 litri di acqua con il suo nuovissimo camion dei pompieri stile New York che avevo incontrato a 50 mt da casa mentre riforniva un vicino e che mi aveva promesso “sono lì tra cinque minuti” almeno cinque volte, non è proprio venuto. Prima della stagione delle piogge arrivava anche a mezzanotte, ma oggi mi sa proprio che mi darà la solita buca. Pazienza ci penseremo domani. Bilancio lavorativo del pomeriggio: riunione saltata e domani mattina non si va al lavoro perché l’ennesima telefonata a Claudio mi ha indirizzato dal mitico Mr. Abess anche per la riparazione del generator...

Venerdì 12 ottobre 2007

Di buona mattina io e Mohamed carichiamo il generatore sull’auto e ci rechiamo nel sotterraneo del giorno prima. E’ la festa di chiusura del Ramadan quindi non c’è molto traffico. Ci dicono che ci vorranno tre ore allora ne approfitto per recarmi dal fornitore della famosa fotocopiatrice e del famoso caricatore automatico. Voglio incontrare il capo del negozio per protestare perché non mi hanno ancora consegnato e installato ciò che ho pagato profumatamente ieri. Incontro un gentilissimo sierraleonese che ha vissuto in Inghilterra quindi parla bene inglese e ha maniere un po’ più educate e markettare che colpiscono positivamente. Molto professionalmente mi spiega che entro due ore tutto sarà apposto e di chiamarlo per qualsiasi cosa visto che siamo buoni clienti anche per la cancelleria della scuola e dell’ufficio. Siamo ai saluti, mi accompagna all’uscita e già penso: “questo mi sarà utile in futuro”. Ecco la sua ultima frase: “Allora non si preoccupi ho organizzato tutto io, tra due ore verremo ad installarvi il caricatore usato (?!), perché il mio venditore non lo sapeva, non ne abbiamo uno nuovo, ma tra tre settimane le prometto che arriverà.” Sigh! 

Foto Mohamed e Michele
Tike, Mohamed e Michele sulla via di casa... L'area è considerata la Beverly Hills di Freetown

Qualcuno penserà alla sf... fortuna. No carissimi amici, cose di questo tipo succedono ogni settimana. Potei raccontarvi di quando sono venute a mancare le bombole gas in tutta la città. Oppure il carburante. Di quando spariscono 3.000 litri di acqua in una notte dal serbatoio sul tetto. Di quando il generatore o le auto dell’ufficio si rompono il giorno dopo essere state riparate. Di quando ho scoperto che Mohamed chiudeva il cancello principale con un lucchetto rotto, bastava tirare e si apriva. E pensare che la casa è tutta circondata da filo-spinato modello Alcatraz! All’inizio confesso ho rischiato l’esaurimento. Ora mi sono africanizzato oppure abituato. Soprattutto mi sono rassegnato perché non c’è una cosa al mondo che potrei fare per cambiare questo stato di cose, quindi, tanto vale non farsene una malattia, cercare di essere più autonomi possibile e sperare pian piano che attraverso il nostro esempio, la cura che mettiamo sul lavoro o nel trattare le cose non nostre, siano di esempio a qualcuno. Inutile fare moralismi o rimproveri teorici, la testimonianza è l’unica via d’uscita. Anche in queste cose così concrete il cristianesimo aiuta. Se uno è qui per affermare sé stesso o per raggiungere un obiettivo con le sue forze resterà sicuramente deluso. Se uno invece ce la mette tutta con la coscienza che la riuscita non dipende dalla sua bravura a risolvere i problemi, ma da quanto il Signore si voglia servire di lui per fare del bene, allora tutto è più semplice e sereno. E si accettano, pur arrabbiandosi giustamente, i limiti nostri e degli altri. Nella speranza che il Signore prima o poi si serva anche di questi.

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