Settimana 40 08

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africa - diario Sierra Leone

Cari amici,
 
ho voglia di condividere con voi una bella notizia che settimana scorsa una coppia di nostri amici ci ha dato. E’ stata per me commovente. Soprattutto mi ha ridato la carica e mi ha fatto ricordare perché sono qui in Sierra Leone. Questa coppia era sposata da anni senza figli perché il Signore (ora ho capito perché) non ha fatto loro il dono di averne. A primavera adotteranno tre fratelli (ohi, 3!) sudamericani di 11, 8 e 6 anni!

La notizia inaspettata, perché non sapevamo avessero iniziato le pratiche per l’adozione, è stata inizialmente sconvolgente. Quello che subito ci è saltato in mente e che abbiamo chiesto loro è stato come si sarebbero organizzati, come avrebbero fatto a gestirli visto che entrambi lavorano e come avevano deciso di adottare tre bimbi in un colpo solo, così grandi poi… Insomma, tutte le menate del caso!

La risposta della futura mamma è stata così serena e concreta che mi ha colpito molto: “Quando non si possono avere figli ma si ha comunque nel cuore la grande vocazione di essere genitori bisogna poi accettare tutto. E’ come nella maternità e paternità carnale: cosa fai se tuo figlio non è sano o se sono tre invece che uno come ti aspettavi? Non lo/li accetti?” E continuando: “Quando l’associazione a cui ci siamo rivolti ci ha chiamato e ci ha proposto quest’adozione, il primo sentimento è stato di smarrimento: ma come, 3 fratelli?! E poi così grandi. Di sicuro, noi che immaginavamo di poter avere un bimbo piccolino,  non eravamo pronti. Ma appena tornati a casa ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti. Perché no? Per quale motivo dovremmo rifiutare? Di certo ci siamo resi conto di tutte le difficoltà, ma il Signore in quel momento ci stava chiedendo di prenderci cura di quei tre fratellini. Non di altri. E per questo, senza esitazione, abbiamo detto Sì!”.

Dopo un primo momento di commozione per questa testimonianza bellissima, mi è ritornato in mente il mio primo viaggio in Sierra Leone, e le mie lacrime al porto prima di lasciare la città: già sapevo che, nonostante quello che avevo visto, avrei detto di sì. Mi sono subito resa conto che, in quel momento, il Signore mi chiamava lì e non c’era nessun motivo per il quale avrei dovuto rifiutare. Pensavo ai miei studi universitari e poi all’incontro con alcuni amici e alla proposta della Sierra Leone... Porca miseria: proprio il posto più sfigato del mondo doveva capitarci? Va bene la vocazione, ma di certo mi sarei aspettata qualcosa di diverso! Eppure la realtà mi portava lì, in quel momento, con tutte le difficoltà che avrei dovuto affrontare. Lo smarrimento era tanto, ma come potevo dire di no? Per quale motivo avrei dovuto rifiutare? Perché il posto non era quello dei miei sogni? Perché non c’è luce ed acqua, ospedali decenti e solo 3 ristoranti in tutta la città? Perché le strade hanno delle buche come crateri o perché al lavoro sembra che nessuno ti segua?

Insomma, i due nostri amici sono entusiasti e non vedono l’ora di partire per il Sudamerica nella prossima primavera e di iniziare la loro missione di genitori ed io sono entusiasta di iniziare di nuovo la mia! Aperta alla vita e a quello che mi aspetta. Con nel cuore la consapevolezza di dover rinnovare quel mio Sì iniziale ogni giorno. Senza fare progetti miei, ma contribuire a realizzare quelli di Dio. A cominciare da quelli che ha sulla mia vita. Cercando di non fermarmi ai particolari che mi fanno dire: “Ma perché cavolo sono proprio qui? Quanto manca per andarmene?!”. Devo cercare di guardare sempre un po’ più in Alto! Che bello se riuscissi a vivere così ogni giorno ed ogni circostanza!
 
Un abbraccio a tutti

Nicoletta

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