22 Ott 2009 |
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| Settimana 37 2009: "Juventus Club e cooperazione internazionale"
Freetown, sabato 12 settembre 2009 Il rientro dalle vacanze questa volta è stato logisticamente meno traumatico: per il trasporto dall'aeroporto alla città abbiamo deciso di "rischiare" l'elicottero. Così, con un rumore assordante e recitando qualche Ave Maria, abbiamo affrontato 8 minuti di volo su un vecchio apparecchio sovietico. Michele e Luca molto divertiti. Noi un po' meno. Abbiamo trovato Freetown ancora senza l'infinitamente promessa elettricità fornita dalla diga di Bumbuna. E’ dal maggio 2007 che annunciano la partenza a breve, ma questa volta sembrava fosse stabilito: prima aprile, poi luglio. Invece nulla. Ci siamo subito dovuti riabituare al caro e rumoroso generatore. La stagione delle piogge è ancora nel pieno. La casa quest’anno ha retto. Primo perchè abbiamo sostituito gran parte delle lamiere bucate del tetto, secondo perchè Emma è passata un giorno sì ed uno no a raccogliere secchi d’acqua che penetravano dalle finestre. La muffa invece non si è fatta deisderare ed ha coperto tutte le scarpe dei bambini, le solite cinture e gli oggetti in pelle, i muri, i vestiti, le lenzuola. Tutto è umido e odora di rancido. Novità di quest’anno: le magliette ammuffite e la nontatura dei miei occhiali di scorta. No comment. ln compenso possiamo fondare il primo Juventus Club Sierra Leone. Mohamed e Alfred, come Luca del resto, hanno spontanemente aderito alla causa bianconera. Si è rivelata inutile la preventiva e persuasiva minaccia di licenziamento: i due sono juventini nel profondo del cuore. Del resto qui si aderisce così ad ogni fede...
Pronti via e sono stato invitato ad una conferenza per la presentazione di una strategia comune di sviluppo della Sierra Leone messa appunto da Banca Mondiale, Banca Africana per lo Sviluppo, IFC (agenzia della banca mondiale)... Si parlava di come investire 300 milioni di dollari in due anni: mica pizza e fichi! Presiedeva la conferenza il Ministro sierraleonese delle Finanze, uno che ogni giorno si inventa una regola nuova, magari in contraddizione con quelle promulgate due settimane prima, “contro” le organizzazioni che, come AVSI, lavorano per lo sviluppo della Sierra Leone (ONG). Stile, contenuti, motivazioni, coinvolgimento dei relatori e degli astanti è stato sconfortante. Sembrava non fregasse nulla a nessuno: i relatori facevano il compitino. Quelli africani davano sfoggio della solita eloquenza fine a se stessa. Quelli occidentali erano lì fisicamente, ma non con la testa. Alla fine per più di un’ora sono intervenuti gli invitati. Per un tacito accordo, gli occidentali presenti hanno lasciato parlare solo i locali, essendo il "loro" sviluppo quello di cui si stava parlando. Allora è ricominciata la retorica campata per aria, gli interventi per nulla collegati al tema e poi via con la richiesta di fondi per le donne soldato fatta da una donna soldato, per le associazioni degli studenti universitari fatta da un universitario, per le Ong fatta dal rappresentante delle Ong locali ecc. ecc.
Desolanti anche i contenuti della "strategia comune" basati sul "PRSP" cioè Piano Strategico nazionale per la Riduzione della Povertà. Piano studiato dal governo. Tutto secondo manuale per carità: sviluppo agricoltura, energia, strade ed infrastrutture... Purtroppo della questione fondamentale si parla solo al quarto punto dove si accenna ad un "accesso migliorato ai servizi per qualità e quantità per tutti". Ma ancora non si capisce. Allora si deve andare a leggere il testo integrale e si scova che tra i servizi da migliorare, dopo la salute (abbiamo il più alto tasso di mortalità materna ed infantile) compare finalmente l’educazione. Ma si parla solo di “formazione professionale ed educazione primaria”. Sigh! Come può un popolo “svilupparsi” senza educazione? Non l’educazione secondo il concetto anglosassone, sinonimo di istruzione e fondato su tecniche e conoscenze da apprendere, ma l’educazione greco-latina-cristiana che coinvolge lo sviluppo dell’io, dell’anima, della coscienza di sè, di cultura e valori. Come insegnare altrimenti a questo popolo a sfruttare in maniera sana e duratura tutto quello che questi 300 asettici milioni di dollari procureranno loro? Come educarli a rispettare, a manutenere, a non rubare o distruggere strade, piloni dell’elettricità, generatori, auto? Oppure a risparmiare e spendere per la salute, per l’educazione propria e dei figli invece che comprarsi l’ennesimo telefonino o l’ennesimo stereo? Chi insegnerà loro a prendersi cura dei figli, a non passarseli da una “guardiano” all’altro come fossero motociclette che si prestano a parenti ed amici? Chi indicherà loro le cose belle, la musica, la pittura, la letteratura, la filosofia, lo sport? Chi testimonierà che siamo tutti chiamati ad un destino di felicità, qui ed ora, che siamo amati? A cosa servono 300 milioni di aiuti senza l'educazione di un popolo? A cosa serve lo sviluppo stesso senza educazione? Non è forse come la pace senza giustizia e la giustizia senza verità? Non regge! Per tutto il tempo che ho ascoltato quelle persone parlare il sangue mi ribolliva. Ero proprio curioso di vedere se qualcuno di UNICEF, o di altre agenzie delle Nazioni Unite, i rappresentanti della della Comunità Europea o delle agenzie di sviluppo di vari stati occidentali o almeno qualche illuminato locale, avesse detto qualcosa. Nessuno ha accennato all’educazione. Alla fine nemmeno io. Primo perché il mio sarebbe stato un intervento scomposto tanto lo sconcerto accumulato davanti a cotanta miopia. Secondo perché come AVSI non c’entravamo nulla in quel contesto essendo stati invitati solo perché lavoriamo con fondi della Banca Mondiale. Terzo perché non volevo impegnare AVSI, che pure avrebbe condiviso, in una mia pur costruttiva critica al governo ed ai donatori. Quarta e decisiva motivazione: perché avrebbe costituito una delle mille “richieste” catalogata tra quella dei soldati e quella degli universitari a cui il Ministro avrebbe risposto per dovere di cortesia, senza promettere, senza commentare, senza impegnarsi... Anche perché tutto è già stato deciso.
E non mi si venga a parlare della Banca Mondiale che impone le linee dello sviluppo ecc. ecc. Qui si tratta di una strategia che ha rispettato in pieno le linee guida definite dal governo e non viceversa. Il fatto è che manca la cultura, manca qualcuno o qualcosa in seno agli organismi internazionali per cui l’educazione intesa in senso completo venga percepita come importante. Per cui l’essere umano nel suo complesso possa essere considerato più che un utente di strade, servizi, sviluppo tecnologico. Spesso non si tratta di malizia o di interessi economici come i soliti terzomondisti lamentano riducendosi alla fine alla richiesta di sostituire priorità tecniche con altre priorità tecniche. Manca semplicemente l’anima!
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Juventus Club "Luciano Moggi"
