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africa -
diario Sierra Leone
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Questa è la
storia di uno di noi, anche lui nato per caso in Sierra Leone. Il
suo nome è Johnatan, ha 59 anni (così dice lui) e da
quasi dieci anni si è auto-proclamato manutentore della
strada delle colline: nove km di sterrato
che uniscono Regent a Grafton. La
prima località sorge sulla collina
più alta dietro Freetown immediatamente sopra Hill Station dove abitiamo noi.
Gli americani vi hanno costruito un'ambasciata
simile alla Fortezza delle Scienze di Mazinga Zeta. Grafton
è un villaggio a livello del mare ad Est della capitale
formatosi alla fine della guerra civile. Ci vivono gli sfollati
dalle campagne, ex-combattenti, ex-soldati dell'esercito. Passo
dalle collinetutte le mattine e tutte le
sere da più un anno per andare e tornare dall'ufficio. A
seconda della stagione e delle condizioni della strada impiego dai
50 ai 70 minuti, il tragitto totale è pari a 25 km. Evito
così di passare per la città con i suoi tassisti e
autisti di poda-poda (pulmini) criminali, venditori ambulanti,
mendicanti, traffico infernale, smog, blocchi stradali, carriole
che sfregano la carrozzeria, ecc. ecc. Sono diventato poi
l'autista ufficiale dei bambini che vanno in una scuola posta
più o meno a metà tragitto. Credo di non aver mai percorso la strada dalle colline senza
imbattermi in qualche mezzo in panne. A volte vedi camion
rovesciati nella boscaglia: 9 volte su 10 hanno perso i freni e
dopo aver bruciato freno a mano e retromarcia si sono buttati nel
bosco per fermarsi.
Johnatan è il quinto di nove
figli. Lui ne ha quattro. E' di religione cristiana anche se, come
dice Padre Berton: "I sierraleonesi sono 33% musulmani, 33%
cristiani, 33% animisti... Nel senso che OGNI sierraleonese
è 33%, 33%, 33%!". Appartiene ai Krio, non una vera e
propria etnia: si tratta degli schiavi provenienti da Gran Bretagna
e Stati Uniti che furono liberati a partire dal 1787 dalla corona
britannica proprio in Sierra Leone. Non disponendo di una lingua
comune ne hanno "inventata" una, il Krio appunto, che è
diventata la lingua nazionale insegnata anche nelle scuole. Sembra
un inglese pronunciato all'italiana: "the" si dice e scrive "de";
"this" si dice e scrive "dis". Ci sono anche alcuni vocaboli di
derivazione portoghese, perchè i coloni lusitani sono stati
i primi europei a sbarcare in Sierra Leone. I vari gruppi etnici
mantengono tuttavia le loro lingue: Mende, Temne, Fulah...
Ma vi chiederete: in che senso "autoproclamatosi
manutentore della strada delle colline"? Da quasi 10 anni
tutte le mattine Johnatan prende la pala, il piccone e la carriola
regalatagli da un pendolare italiano e si reca al posto di lavoro:
la strada. Non ha un contratto con SLRA (l'ANAS locale), né
con il comune o con un'impresa privata. Non riceve un salario
fisso. Semplicemente copre le buche che si formano, crea canali di
scolo, toglie i massi quando affiorano troppo a causa dell'erosione
dovuta alle "dolci" piogge tipiche di uno dei paesi più
piovosi del mondo. Credo di non essere mai passato senza
incontrarlo. Se non è sulla strada a lavorare, la sua
presenza è annunciata dalla carriola abbandonata sul ciglio.
Un colpo di clacson e compare uscendo magicamente dalla foresta.
Almeno una volta alla settimana mi fermo a fare due chiacchiere ed
a consegnargli parte del suo "stipendio". Vive infatti delle mance
delle poche auto che passano: i soldati inglesi, qualche camionista
pazzo ed altri intrepidi autisti di improbabili Mercedes. Al
contrario degli altri autoproclamatisi manutentori di strade,
Johnatan non costruisce blocchi stradali obbligando il pagamento di
un pedaggio. Qui è lo sport più praticato dopo il
calcio. Anche dai bambini: una corda o un legno e quando sentono
un'auto arrivare zompano dal loro relax e fanno finta di coprire una buca. Il bello è che se passi dopo 5 ore
la buca è ancora lì e loro pure. Il nostro eroe
invece non chiede nulla. Saluta. Sono sicuro che non c'è
nessuno dei pendolari, soprattutto bianchi, che non contribuisce
settimanalmente. I soliti maligni sostengono che Johnatan usi la
strategia di Penelope: di notte scava le buche che di giorno
ripara. Io non ci credo. Ormai conosco ogni solco, ogni masso, ogni
rigagnolo di quel percorso. Dopo una nottata di pioggia incessante
so già alla mattina quali saranno i punti più
difficili, quelli dove l'erosione avrà lavorato più
profondamente, i sassi sopra i quali non
sarà più possibile passare. Il lavoro di
Johnatan si vede. Le sue mani sono piene di calli. E questo, per un
brianzolo (e marchigiano d'adozione) come me, è sempre un
buon segno! Ormai conosce tutta la famiglia. Se per due giorni non
vede Nicoletta si informa sulla sua salute. Quando per un po' di
tempo non l'ha vista mi ha chiesto: "Madam ha già partorito?
Quando torna?". Un giorno di aprile mi ha fermato e mi ha regalato
10 manghi. Ora, è vero che in quel periodo in Sierra Leone
se non stai attento i manghi ti cadono in testa da ogni dove, ma
intanto lui il gesto l'ha fatto. Mitico Johnatan!
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