Settimana 29 08

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africa - diario Sierra Leone
Primo pianoQuesta è la storia di uno di noi, anche lui nato per caso in Sierra Leone. Il suo nome è Johnatan, ha 59 anni (così dice lui) e da quasi dieci anni si è auto-proclamato manutentore della strada delle colline: nove km di sterrato che uniscono Regent a Grafton. La prima località sorge sulla collina più alta dietro Freetown immediatamente sopra Hill Station dove abitiamo noi. Gli americani vi hanno costruito un'ambasciata simile alla Fortezza delle Scienze di Mazinga Zeta. Grafton è un villaggio a livello del mare ad Est della capitale formatosi alla fine della guerra civile. Ci vivono gli sfollati dalle campagne, ex-combattenti, ex-soldati dell'esercito. Passo dalle collinetutte le mattine e tutte le sere da più un anno per andare e tornare dall'ufficio. A seconda della stagione e delle condizioni della strada impiego dai 50 ai 70 minuti, il tragitto totale è pari a 25 km. Evito così di passare per la città con i suoi tassisti e autisti di poda-poda (pulmini) criminali, venditori ambulanti, mendicanti, traffico infernale, smog, blocchi stradali, carriole che sfregano la carrozzeria, ecc. ecc. Sono diventato poi l'autista ufficiale dei bambini che vanno in una scuola posta più o meno a metà tragitto. Credo di non aver mai percorso la strada dalle colline senza imbattermi in qualche mezzo in panne. A volte vedi camion rovesciati nella boscaglia: 9 volte su 10 hanno perso i freni e dopo aver bruciato freno a mano e retromarcia si sono buttati nel bosco per fermarsi.

Johnatan è il quinto di nove figli. Lui ne ha quattro. E' di religione cristiana anche se, come dice Padre Berton: "I sierraleonesi sono 33% musulmani, 33% cristiani, 33% animisti... Nel senso che OGNI sierraleonese è 33%, 33%, 33%!". Appartiene ai Krio, non una vera e propria etnia: si tratta degli schiavi provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti che furono liberati a partire dal 1787 dalla corona britannica proprio in Sierra Leone. Non disponendo di una lingua comune ne hanno "inventata" una, il Krio appunto, che è diventata la lingua nazionale insegnata anche nelle scuole. Sembra un inglese pronunciato all'italiana: "the" si dice e scrive "de"; "this" si dice e scrive "dis". Ci sono anche alcuni vocaboli di derivazione portoghese, perchè i coloni lusitani sono stati i primi europei a sbarcare in Sierra Leone. I vari gruppi etnici mantengono tuttavia le loro lingue: Mende, Temne, Fulah...

scuolabus Ma vi chiederete: in che senso "autoproclamatosi manutentore della strada delle colline"? Da quasi 10 anni tutte le mattine Johnatan prende la pala, il piccone e la carriola regalatagli da un pendolare italiano e si reca al posto di lavoro: la strada. Non ha un contratto con SLRA (l'ANAS locale), né con il comune o con un'impresa privata. Non riceve un salario fisso. Semplicemente copre le buche che si formano, crea canali di scolo, toglie i massi quando affiorano troppo a causa dell'erosione dovuta alle "dolci" piogge tipiche di uno dei paesi più piovosi del mondo. Credo di non essere mai passato senza incontrarlo. Se non è sulla strada a lavorare, la sua presenza è annunciata dalla carriola abbandonata sul ciglio. Un colpo di clacson e compare uscendo magicamente dalla foresta. Almeno una volta alla settimana mi fermo a fare due chiacchiere ed a consegnargli parte del suo "stipendio". Vive infatti delle mance delle poche auto che passano: i soldati inglesi, qualche camionista pazzo ed altri intrepidi autisti di improbabili Mercedes. Al contrario degli altri autoproclamatisi manutentori di strade, Johnatan non costruisce blocchi stradali obbligando il pagamento di un pedaggio. Qui è lo sport più praticato dopo il calcio. Anche dai bambini: una corda o un legno e quando sentono un'auto arrivare zompano dal loro relax e fanno finta diFoto Johnatancoprire una buca. Il bello è che se passi dopo 5 ore la buca è ancora lì e loro pure. Il nostro eroe invece non chiede nulla. Saluta. Sono sicuro che non c'è nessuno dei pendolari, soprattutto bianchi, che non contribuisce settimanalmente. I soliti maligni sostengono che Johnatan usi la strategia di Penelope: di notte scava le buche che di giorno ripara. Io non ci credo. Ormai conosco ogni solco, ogni masso, ogni rigagnolo di quel percorso. Dopo una nottata di pioggia incessante so già alla mattina quali saranno i punti più difficili, quelli dove l'erosione avrà lavorato più profondamente, i sassi sopra i quali non sarà più possibile passare. Il lavoro di Johnatan si vede. Le sue mani sono piene di calli. E questo, per un brianzolo (e marchigiano d'adozione) come me, è sempre un buon segno! Ormai conosce tutta la famiglia. Se per due giorni non vede Nicoletta si informa sulla sua salute. Quando per un po' di tempo non l'ha vista mi ha chiesto: "Madam ha già partorito? Quando torna?". Un giorno di aprile mi ha fermato e mi ha regalato 10 manghi. Ora, è vero che in quel periodo in Sierra Leone se non stai attento i manghi ti cadono in testa da ogni dove, ma intanto lui il gesto l'ha fatto. Mitico Johnatan!





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