Settimana 12 08

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africa - diario Sierra Leone
Domenica 16 marzo 2008

Foto Emilio legnaUltima settimana per Emilio e Gianpaolo i due mitici falegnami. La loro partenza rattristerà tutti sia umanamente per la loro grinta e gioia di vivere che professionalmente. Anche perché qui avrebbero lavoro per altri tre mesi. Ad esempio regolare porte e finestre che non si chiudono (praticamente tutte di tutti gli edifici FHM e della Sierra Leone!). Il legname pregiato non manca, qualsiasi mobile è in legno massello, ma il problema è che non lo stagionano, così alcune porte, finestre, mobili dopo un po' di tempo si imbarcano fino ad assumere forme improponibili. Poi ci sarebbero i lavori all'ufficio dove stiamo creando degli spazi per i ragazzi del progetto della Banca mondiale. Ieri ho visto che stavano creando delle pareti in legno piantando chiodi ovunque, perfino nel pavimento! E la falegnameria dovrà già camminare con le proprie gambe. Una bella sfida. (Nella foto a destra Emilio che sceglie il legname)







Foto scuolabus
Grazie a Gianpaolo che avendo girato il mondo ha sempre con sè telecamera e macchina fotografica, abbiamo potuto riprendere il secondo lavoro mio e di Nicoletta: autisti dello scuolabus di quella che chiamiamo "Scuola tra le colline". Si tratta della scuola primaria per i bambini che abitano lungo la strada sterrata che percorriamo ogni mattina per andare in ufficio e che passa dietro la città di Freetown, praticamente nella foresta. Quasi sempre raccogliamo 15-20 bambini in cammino verso le lezioni. L'aspetto simpatico è che a loro piace talmente tanto salire sull'auto che anche chi è sulla soglia della propria classe e sta già per girare la maniglia, vedendoci scendere per la strada magari a due km di distanza si fionda di corsa per raggiungerci e fare più strada possibile nel cassonetto del Pick-up. Siamo arrivati ad un punto che i ragazzini ci aspettano e, se tardiamo o non passiamo di lì, rischiano di non andare a scuola...








Foto venditori pane


Altro "ostacolo" da superare sulla strada da e per l'ufficio è rappresentato dai venditori di pane a Calaba Town un agglomerato alla periferia est di Freetown dove sembra si siano specializzati nella produzione e, soprattutto, nella vendita del pane. Tutti si mettono in strada con due o tre baguette in mano e rincorrono letteralmente le auto ed i pulmini soprattutto dove prima infilano il pane nei finistrini dove già non ci entra più nulla talmente la gente è stipata e poi si mettono a correre affianco del veicolo in attesa dei soldi, se c'è da dare il resto poi saltano anche sul paraurti per scendere solo a conti saldati. Con i bianchi impazziscono. Se per caso passando di lì incroci lo sguardo di un venditore sei fritto. Se abbassi il finestrino per respirare un po' d'aria almeno tre venditori ti gettano letteralmente le loro baguette in faccia o in pancia e ti rincorrono per i soldi...






Foto camaleonte

In spiaggia invece incontri strani personaggi come questo cinese(foto a sinistra) che gioca con il camaleonte. Ma la stranezza è che lui ed il suo gruppo, circa 15 persone, hanno chiesto di farsi ritrarre tutti - uno ad uno! - con Manon, la bimba biondina che si intravede figlia dei nostri amici Stephane e Jessica. Manon da femminuccia si è prestata molto volentieri a fotografie e baci continui da parte di 15 cinesi impazziti per lei. I genitori si sono chiesti se si trattasse del riconoscimento di qualche divinità cinese reincarnatasi in Manon o se l'attrazione fossero semplicemente i capelli biondi. Paese che vai usanza che trovi...
Penso agli africani, soprattutto ai bambini, che si vedono orde di bianchi con la macchina fotografica o la cinepresa sempre pronti a riprenderli: mentre mangiano, giocano, fanno il bagno, si arrampicano sugli alberi. Per una volta è capitato ad una di noi. E ci ha fatto strano!





Inizia la settimana Santa e da martedì gli uffici sono chiusi. E' questa una delle differenze fondamentali del lavorare in un'organizzazione cristiana: per le cose importanti della vita ci si ferma! Altrimenti andare in ufficio, come ripeto spesso, comporta le stesse fatiche di un qualsiasi lavoro a Fabriano o Milano dall'alzarsi alla mattina presto, alle scomodità del viaggio, al collega rompiscatole a quello antipatico, a quello che non fa nulla dalla mattina alla sera e poi i problemi, le responsabilità, i casini, lo stress e certo i momenti di soddisfazione, di ilarità ecc. ecc. Non cambia nulla. L'unica differenza che noto è che il problema sul lavoro o la discussione tra colleghi o con i collaboratori non costituiscono mai l'ultima parola di quella circostanza. Non si finisce con l'ennesima arrabbiatura che scava un ulteriore solco nei rapporti. C'è sempre un qualcosa in più. A volte sembra indefinito. No, non è buonismo o perdono. E' forse la certezza, a volte la sensazione, di andare tutti nella stessa direzione. Con strade, culture e caratteri infinitamente diversi, ma tutti nella stessa direzione. E mi chiedo: perché non potevo vivere così anche nei miei luoghi di lavoro precedenti? Buona settimana Santa!




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