Settimana 1 08

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africa - diario Sierra Leone
Domenica 6 gennaio 2008
Foto incontro con insegnantiBuon anno a tutti! Questa prima settimana di gennaio è stata particolare. Ma procediamo con ordine...

Partiamo dal lavoro: c'era in visita Viviana Magoni da Bolgare una maestra bergamasca ventiseienne che ha avuto l'ardire di passare due interi anni prima di noi in Sierra Leone. Da sola il primo anno, con un'altra insegnante (Gabriella Bigi da Reggio Emilia) il secondo. Viviana è un tipo spettacolare. Gentile, discreta, disponibile, grintosa, solare, determinata, colta, appassionata del suo lavoro che vive quasi come una missione. Come le maestre di una volta, quelle che avevano a cuore il destino buono di ogni singolo bambino affidato loro. Così ci è parsa, poi chi la conosce bene ci dirà se è tutto vero e dove cominciano i difetti. Viviana era qui questa volta in veste di consulente del progetto del Ministero per i corsi di aggiornamento degli insegnanti. Per questo lavorerà con Nicoletta. Nei precedenti due anni si era occupata di riorganizzare un po' la scuola ed il programma del Sostegno a distanza AVSI che ora segue Nico. Ci ha raccontato della situazione che ha trovato, del suo lavoro e ci siamo resi conto di quanti passi avanti siano stati fatti. Il più contento è stato Michele che l'ha subito eletta compagna di giochi preferita. E' stata una bella presenza ed una piacevole compagnia. Nella foto di repertorio (perché la mia macchina fotografica si è rotta... Papà-ààààààààà!) Nico incontra alcuni insegnati per spiegare il programma di formazione dedicato loro. Con lei da sinistra il rettore Janeba Timbo, il vice-preside scuola secondaria superiore Augustine Kamara (detto Tino), il responsabile Sostegno a Distanza John Rogers.

La settimana è stata purtroppo caratterizzata da una delle mie,
ultimamente troppo frequenti, malattie. Dopo 10 giorni a letto con il mal di schiena... Fatto sta che il 2 gennaio comincio a sentire un'emicrania che oserei definire "fortina" associata a nausea. Poi naturalmente compare la febbre. Il dottore libanese, musulmano con laurea a Zagabria (praticamente una licenza ad uccidere cristiani filo-israeliani come me. Scherzo = Nota Per Chi Non Mi Conosce = NPCNMC), mi fa fare tutti i test del caso. Risultano negativi ma la sua diagnosi è: malaria. E mi prescrive la cura. Dopo altri due giorni i sintomi non regrediscono anzi. Allora insiste perchè vada con lui nel migliore, sicuramente il più costoso, ospedale della nazione, quello che una volta era gestito dalla Nazioni Unite. Ora è in mano a 8-10 folcloristici dottori ed infermieri indiani che giocano tutte le sere a calcio, sport che nemmeno conoscevano fino ad un mese fa. Vi assicuro, chiunque in preda a dolori lancinanti gettando lo sguardo a quel campo da gioco improvvisato, morirebbe dalle risate e penserebbe di non essere poi conciato così male. Magari è una terapia innovativa basata sul sorriso! Sembra di essere in un film di Kusturica: alcuni giocatori sono vestiti come Celentano, altri alla Matrix, altri come Rollerblade con i guanti e polsini chiodati. Gridano come forsennati, corrono goffamente, calciano la palla come paraplegici (sia detto con tutto il rispetto per quest'ultimi). Alcuni di loro si fermano in un lato, credi che siano in panchina, ma stanno solo riposando. Scene vere della mitica sfida scapoli-ammogliati del film Il secondo tragico Fantozzi. Ogni volta che capito da quelle parti il mio amico Anand, responsabile del laboratorio analisi, mi corre incontro con gli altri che bestemmiano perché abbandonati nel bel mezzo di un'azione/carica. Tutto sudato e con un accentatissimo ed incomprensibile inglese mi chiede sempre come sto, come sta Miscel e la moglie... Per forza siamo tra i top client del suo reparto! A parte gli scherzi è un bravo ragazzo. Ultimamente ha cominciato a farci pagare i test della malaria come i sierraleonesi: circa 7 euro contro i 15 che paga un espatriato.

Tornando alla malattia: arrivo all'ospedale e il dottore mi presenta, non sapendo delle mie frequentazioni, il miglior operatore del posto a cui mi affida per la flebo: Anand appunto. Il quale si tira subito indietro perché abituato alle vene grandi e non alle piccole come quelle della mano o del polso dove generalmente si infila l'ago delle flebo. Essendo dotato di tanti difetti, ma di una certa sensibilità e capacità di osservazione noto subito un certo disagio del dottore e comincio a dire a Nicoletta, che mi ha accompagnato perché stavo una chiavica direbbero a Merano: "Nico, mi sa che questi non ci sanno molto fare con le flebo, andiamo via che è meglio". Nicoletta, atavicamente fiduciosa nei confronti di tutto ciò che è servizio pubblico e, non so perché, di qualsiasi dottore anche di quelli ciechi, sordi, drogati e interisti (sia detto con tutto il rispetto dovuto ai primi tre), risponde: "Ma dai non fare il solito disfattista. Tranquillo!". Sarà...
Il migliore si è ritirato in partenza! Il dottore impacciato sarà ora costretto a tentare l'ardua impresa personalmente. Comincia così a ravanare il polso. Dopo 5 veri minuti individua - secondo me a caso e per soddisfare la trepida attesa degli astanti - un posto dove proverà ad inserire l'ago. I tamburi rullano. Il segnale della buona riuscita di questa operazione mai tentata prima in nessuna parte del globo terracqueo sarà la fuoriuscita del sangue per effettuare il prelievo da usare per i test di malaria, tifo e salmonella. Parte l'intrepido tentativo... Primo buco. Suspance. Il sangue non arriva. Allora il Veronesi dei veramente poveri comincia a scuotere l'ago a destra ed a sinistra. Vedo l'ago che si muove come un tergicristallo sotto la mia pelle e capto il commento dell'infermiere africano: "Dottore è nel tessuto non nella vena" mentre il dottore già sorrideva per la comparsa del primo sangue. Lo sospettavo anche io: immagino che una vena non possa resistere ad un'oscillazione di 180° di un ago al suo interno no? Quasi invisibile, il dottore approfitta del caos e dopo un secondo tentativo andato a vuoto, sorride, saluta e mi invita a chiamarlo quando ho finito. Ridacchiando e sicuro di sé prende in mano la situazione l'infermiere locale Ibrahim. Bel ragazzo, gentile. Niente rullo di tamburi perché l'atleta sembra "scafato". Buca ed al primo tentativo vede subito il sangue correre nella canula ed esulta con fare da: "Visto! io sì... Altro che dottori, ci vogliono gli infermieri per queste cose!" E lo afferma pure! Poi trionfante prende la provetta per il prelievo ma... Sangue non ne esce. Si deve essere chiesto: "Ma Martin Luther King, nel suo famoso discorso fuori dal Campidoglio, non aveva detto che il nostro sangue è rosso come il loro? Questo non ne ha!" E comincia anche lui a scuotere ago e aggeggino (valvola?) che aveva già attaccato convinto della buona riuscita. Lo sballotta come un succo di frutta prima di aprirlo. Ma... Niente! L'infermiere appare mortificato. Questa volta è Nico a dirmi: "Ale, mi sa che stai già meglio, dai andiamo a casa va!". Ma ecco che compare uno degli sfigati infermieri indiani in borghese con faccia tutt'altro che intelligente ed i capelli unti che nemmeno l'olio extra vergine d'oliva spremuto a freddo. Piglia l'ago e lo infila nell'avambraccio con una delicatezza che dimostra dimestichezza. Così dopo più di 45 minuti può cominciare la flebo più lunga della mia vita. Pure efficace perché per quattro orette mi sono sentito meglio: sarà stato lo scampato pericolo o la partita di calcio?
Il Mitico Anand ha l'ordine dal dottore di effettuare subito l'analisi del sangue. Attenzione: dalle 4 alle 6 del pomeriggio all'ospedale spengono il generatore principale. Quindi nulla da fare. Finalmente alle 6 il generatore riparte, ma quella è l'ora della partitona. Rientra per la ventesima volta Rose, l'infermiera locale che da tre ore è in fremente attesa di farmi il conto di questo servizietto ed assiste agli eventi sempre con il libretto ricevute in mano. Povera avrà pensato: "Se questi me lo ammazzano chi paga la stanza, le medicine i sedici aghi consumati?". Rose mi spiega: "Anand fa sempre così, prima gioca poi torna in laboratorio alle 7 e lavora anche fino alle dieci di sera."
Un solo commento: spettacolo umano allo stato puro!

Tranquilli parenti, amici...
Per i test di laboratorio Anand è assolutamente affidabile ed ormai nostro amico. Michele ad oggi ha tre pediatri: Marta da Barcellona (eccezionale!) presso l'ospedale di Lunsar; Luca da Cantù presso l'ospedale di Emergency; Dr. Foster laureata in Germania e per anni operante in Inghilterra. Nico ha un ginecologo locale assolutamente decente... Certo niente a che vedere con il top delle Marche Doctor Massimo Cutuli di Fabriano. Mentre per le emergenze c'è Emergency. Fantozzi resto io perché ad Emergency giustamente accettano bimbi e Nico perché pure incinta, adulti solo se si rompono qualcosa, feriscono e per operazioni chirurgiche di emergenza. Non per malaria e altre malattie tropicali. Tranquilli! Ecco quello che si fa: sempre tutti i test appena compare qualsiasi sintomo. Poi si verifica la presenza dei principali sintomi delle malattie più pericolose che i locali conoscono meglio di tanti medici internazionali ed si cura quella compatibile con i sintomi eventualmente verificati.

Sapete che cosa che mi ha pesato sinceramente di più durante queste notti quando mi alzavo a bere soffocato dalla nausea e febbricitante con la torcia elettrica? Entrare in cucina e trovarvi 6-7 scarafaggi grossi tre dita tutte le sante volte. E dopo averne ammazzati almeno la metà la notte precedente! Anche perché queste creature divine sono velocissime e con la pila, il mal di testa, la febbre... Chiappale! (Precisazione per gli animalisti e per il simpatico Ministro Pecora-Scania: non vi preoccupate il termine "ammazzati" è stato utilizzato solo per rendere l'idea, in realtà le creaturine animate sono state "massaggiate" due o tre volte con un comune attrezzo da cucina e gli è stata poi restituita le libertà e la dignità che meritano in un posto sicuro e riparato... La pattumiera). Oggi invece ho sofferto molto nel vedere su Rai International il programma Linea Verde dalla Valpusteria con formaggi e salumi tipici, la neve, le montagne, i pini, il cielo blu, l'aria pura, l'ordine, la pulizia. E mio suocero mentre glielo raccontavo ha commentato: "Ho un prosciutto di cinta senese che è un amore". Per espiare la cattiveria dovrebbe inviare un container-cella frigorifera con il suddetto prosciutto e del pane, aggiungendo una forma di formaggio di fossa, un bel taleggio (ahh Ovidio, amico mio, quanto mi manchi!), speak, qualche oliva all'ascolana, salsicce da brace, salami lombardi e ciauscolo. E un po' di carne di cinghiale se proprio deve. Per il vino lascio a lui la scelta che mi fido. Via Dhl altrimenti facciamo prima a tornare a casa.

Insomma spero vi siate goduti tutti le cosiddette feste. Anche chi, come dice il sorprendente Enrico Ruggeri, non si ricorda nemmeno più perchè, ma soprattutto per Chi si festeggia.
CIAO da Freetown e ancora buon anno da...
Ale (convalescente)
Nico (infermiera, cooperante, autista, cuoca, logista, mamma, gestante... Grande grande grande donna!)
Michele (spettacolare infermiere che capisce quando un grande ha bisogno di un abbraccio o un sorriso)
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