10
Ago
2010

Notizie dal Mozambico

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africa - diario Mozambico
Scritto da Alessandro Galimberti   

DALLA SIERRA LEONE AL MOZAMBICO

Maputo, 12 agosto 2010

In attesa degli aggiornamenti di don Gabriele dalla Cina (a proposito: dove e' finito?), vi racconto la mia "toccata e fuga" in Mozambico. Mi trovo qui per verificare se ci sono le condizioni per trasferire la mia famiglia per i prossimi due anni per lavorare alla riqualificazione strutturale e sociale di una baraccopoli di 65.000 abitanti. Sempre con AVSI.

E' naturale che

il giudizio su tutto quello che vedo sia influenzato da cio' che ho vissuto in Sierra Leone. Le differenze sono impressionanti e compaiono ancora prima di partire. Ci sono infatti molti modi per raggiungere la capitale del Mozambico: via Johannesbourg e via Lisbona per esempio. Ci sono almeno tre voli al giorno, tutti i giorni. Per Freetown avevamo solo 4 voli a settimana!

Si apre il portellone dell'aereo e la prima sorpresa e' l'assenza di umidita' in un giorno soleggiato. Ero abituato a ricevere la sberla del caldo appena uscito dall'apparecchio. Giunto all'aerostazione non vengo assalito dai portantini. I doganieri mon chiedono la mancia. Tutto avviene con una precisione... Sovietica. Infatti, la burocrazia e le esasperate lungaggini del controllo passaporti mi ricordano solo le lunghe attese delle mie prime volte all'aeroporto di Mosca. C'e' anche una motivazione storica di cui poi parlero'. Uscendo dall'aeroporto mi sento quasi trascurato. Non mi assalgono in dieci per portarmi le valige litigando violentemente per offrirmi un taxi o il cambio dei soldi. Solo un tassista, quasi timidamente, mi chiede se ho bisogno di un passaggio. Domingos, il responsabile di Khandlelo ("fiamma" della candela in portoghese) il partner locale di AVSI, mi aspetta e mi accompagna al parcheggio deserto. Popolato di sole auto. A Freetown ogni auto era circondata da decine di persone in attesa di qualche avvenimento da cui guadagnare qualcosa. Polizia compresa. Qui la polizia non si vede nemmeno.

Partiamo ed ecco la prima sorpresa negativa: si guida a sinistra. Come in Inghilterra. Chiedo a Domingos perche' e lui mi spiega che e' come in Portogallo... Faccio presente che tutte le volte che sono stato per lavoro a Lisbona ho sempre girato con gente che guidava a destra. Ma magari era una predilizione personale. Domingos non ricorda perche', comunque e' cosi'. Siamo su una vecchia Fiat Uno con volante a sinistra, mentre tutte le altre auto qui hanno ovviamente il voltante a destra. Mi colpisce il fatto che le auto appaiono di buona qualita', senza ammaccature ovunque o corde a sostegno dei pezzi della carrozzeria e vetri rotti. Solo ieri, dopo due giorni, ho trovato parcheggiata un'auto "sgarruppata" simile (ma molto meglio) a quelle che circolano a Feetown. Quelle erano miracoli viaggianti. Qui le strade sono ampie, ci sono ovunque semafori. Anche per l'attraversamento pedonale... Penso ai nostri 14 km casa-ufficio di Freetown. Era come passare per il mercato del sabato mattina a Fabriano. E, non essendoci elettricita', i semafori non te li immaginavi nemmeno. A Maputo non ci sono bancarelle di venditori ovunque sui marciapiedi. Si cammina tranquillamente, anche di sera, senza che nessuno ti approcci. I marciapiedi, pero', sono forse l'aspetto piu' africano della capitale del Mozambico: sono tutti, nessuno escluso, rovinati, pieni di buche. L'altra cosa negativa che salta all'occhio e' la sporcizia delle strade che invece in Sierra Leone, forse per un formalismo inglese piu' che per educazione alla bellezza, era bandita da furiose giornate di pulizia della citta' e da multe salate agli imbratatori. Qui, causa brezza marina e monsoni, rischi di venir assalito da sacchetti di plastica vaganti mentre cammini. Dimenticavo: c'e' la stazione del treno (edificio pure artisticamente notevole) ed anche il treno e' funzionante. A Freetown il treno lo si vedeva solo... Al museo. Sigh!

Quali altre differenze con la nostra precedente dimora africana? Per esempio le case non sono circondate da filo spinato; non ci sono solo tre ristoranti "occidentalmente" decenti ma decine e decine; ci sono negozi di alta moda, catene commerciali americane; 2 piccoli centri commerciali quasi come in Europa; ci sono edifici storici, qualche piazza e parco quasi "normali"; c'e' addirittura una scuola italiana; ho visto due genitori bianchi attraversare la strada con un passeggino... Ricordo il nostro tentativo con Michele la prima settimana in Sierra Leone: gimnkana tra le buche e la sporcizia tra le risate di tutti i locali...

Altro aspetto positivo e da non sottovalutare e' la presenza dell'ambasciata italiana. In Sierra Leone non c'era nemmeno un console. Eravamo assolutamente abbandonati a noi stessi. Per qualsiasi cosa dovevamo riferirci alla nostra improponibile ambasciata in Costa d'Avorio, tristemente famosa per la sua inefficienza. Qui ci sono anche tante famiglie: in due giorni ho saputo gia' di tre famiglie italiane con bambini piccoli. A Freetown eravamo gli unici.

Insomma, si fatica a pensare che, come la Sierra Leone, il Mozambico sia uno dei paesi piu' poveri del mondo. Visto dalla capitale sembra piu' avanti di almeno dieci anni. Sorge il classico dubbio circa le statistiche dello sviluppo. E' notorio che la falsificazione al ribasso dei dati consente di accaparrarsi maggiori aiuti allo sviluppo. Ed in Mozambico di soldi ne sono arrivati tanti. Prima dai portoghesi fino all'indipendenza del 1975. Poi i sovietici fino alla fine della Guerra Fredda. Dagli anni '90 americani, inglesi, italiani hanno investito molto e continuano a mandare aiuti. Dal 2000 e' cominciata la solita invasione cinese. Questi ultimi hanno costruito le sedi nuove di parecchi ministeri, il nuovo aeroporto che verra' inaugurato entro la fine dell'anno, strade... In cambio delle solite concessioni per lo sfruttamento delle foreste e delle risorse minerarie.

Non intendo qui farvi la storia del Mozambico. Mi basta ricordare che e' stato teatro di una sanguinosa guerra civile dal 1976 al 1992 tra due fazioni supportate da Sud Africa/Occidente (RENAMO, ora all'opposizione democratica) e URSS (FRELIMO, il partito al governo ancora oggi dalle prime elezioni del 1994). La pace e' stata ottenuta grazie anche all'importante mediazione dell'Italia (Ministero Esteri e Comunita' di S. Egidio) e firmata a Roma il 4 ottobre (1992), ora festa nazionale. La "rivoluzione" comunista ha lasciato molti segnali: primo tra tutti l'inquietante presenza del mitra accanto alla zappa nella bandiera nazionale. Nel paese, poi, non esistono le feste religiose. Natale - ufficialmente - e' un giorno come tanti e gli uffici sono aperti. Ci sono solo feste patriotiche. Le vie del centro sono intitolate a Karl Marx, Mao, Ho Chi Min, Che Guevara... Pensate che Michele e Luca rischiano di frequentare una scuola che sta in via Vladimir Lenin... Perfetto per i figli di uno cresciuto all'oratorio di un paesino brianzolo dove le vie del centro si chiamano "Via Gesu'", "Via Madonna" e "Via don Giulio Spada" (parroco per quasi 50 anni). Adesso mi aspetto che si inauguri una scuola intitolata a Di Pietro o Massimo Moratti... Eloi, Eloi, lama sabachthani?

Ale

PS: ovvio che il confronto con Freetown sia improponibile, ma stiamo parlando sempre di Africa eh! All'ufficio immigrazione non sanno cosa devo presentare per il permesso di residenza. A quello delle Organizzazioni non governative, nessuno sa come si registra una nuova ONG, ecc. ecc.

PPS: articolo non riletto... Perdonate errori ortografici e refusi.

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